L'ANIMAZIONE TEATRALE

 

Che cosa si intende per animazione teatrale, quali sono le caratteristiche che ci fanno definire come animazione un evento di spettacolo?

E' una questione di linguaggio. E' la differenza tra il linguaggio espressivo dell'animazione e quello di altre forme di spettacolo o altri generi teatrali.

Gli elementi caratterizzanti il linguaggio dell'animazione sono il coinvolgimento del pubblico e la sua partecipazione. Non , quindi, gli interpreti come protagonisti, ma il pubblico. Ed ecco che allora gli interpreti non possono più essere definiti attori, ma animatori; animatori di un pubblico che deve diventare il protagonista dello spettacolo, poiché questa è la finalità a cui si tende, ma che ha bisogno di essere animato: provate a togliere gli animatori e il pubblico tornerà passivo, semplice spettatore di qualcosa che avviene sul palcoscenico.

L'animazione teatrale vuol dire proprio capovolgimento del rapporto palcoscenico  platea, anzi, l'annullamento di questi luoghi tipici della forma teatrale. Ma pur sempre di teatro si tratta, poiché vi si ritrovano ancora i tratti salienti dello spettacolo teatrale: il rapporto diretto con il pubblico, la recitazione che, pur se usata dagli interpreti  animatori per sostenere l'impalcatura della storia nella quale far entrare il pubblico come protagonista, si diversifica   nuovamente nel linguaggio espressivo, adottando il linguaggio dell'improvvisazione. Ed in questo, ritrovando matrici storiche di generi teatrali di tutto rispetto (la commedia dell'arte, il teatro di strada). Si può a ragione sostenere che l'animazione teatrale è in fondo la continuazione di questo nobilissimo filone dell'arte del teatro che, da origini antichissime, dai giullari e menestrelli di corte, evolve in commedia dell'arte per i potenti, ma anche per il popolo delle piazze e dei mercati. E qui rimane stabilmente come teatro di piazza o di strada finché, in una evoluzione più moderna, determinata da una tendenza sempre più marcata alla contaminazione dei linguaggi espressivi, non recupera l'altro grande filone storico dello spettacolo di coinvolgimento, quello dei giochi con e per il pubblico (le cui origini sono ancora più antiche, nelle arene romane e prima ancora).

 

Ed ecco, è con l'aggiunta del gioco, altro elemento caratterizzante del linguaggio dell'animazione, che si arriva all'animazione teatrale: per chi la fa "il gioco dello spettacolo", per il pubblico "giocare allo spettacolo". E forse è questa  componente ludica che fa erroneamente identificare da parte di molti l'animazione teatrale con un settore propriamente rivolto all'infanzia. Al contrario, si tratta di un settore vastissimo, che abbraccia molteplici forme e ambiti di spettacolo e non è assolutamente marginale rispetto al mondo del teatro. E anzi si potrebbe provocatoriamente sostenere che è proprio il teatro, quello inteso nel senso più letterale, quello fatto di palcoscenico e di platea all'interno del"luogo teatro" ad essere minoritario nella sua storia (in fondo dopo gli anfiteatri greci e romani bisogna aspettare il XVI secolo perché ricompaia); che nella sua attuale veste non è altro, se vogliamo, che una forma di spettacolo che si svolge in un luogo codificato rigidamente nello spazio e nei modi e perciò limitato, non fosse altro perché richiede sempre che sia il pubblico a recarvisi, mentre l'animazione teatrale si svolge là dove quasi sempre il pubblico c'è già.

 

 

CITTA' ANIMATE


Città palcoscenico, dove non solo i centri storici, ma ormai l'intera città con le sue piazze, i centri commerciali, le vie dello shopping e perfino piazzali e parcheggi diventano luoghi di animazione teatrale; borghi e località turistiche trasformati e vocati ormai definitivamente a location per eventi collettivi di spettacolo di animazione ( feste storiche, rievocazioni, giochi e palii di vecchia o nuova invenzione, festeggiamenti a tema e di tutti i tipi). Ecco i luoghi che, sospinti da una vorticosa espansione, possono offrire ai giovani interessati a nuovi mestieri dello spettacolo opportunità ormai impossibili nei settori più tradizionali. Da notare che questo settore dell'animazione non riguarda solo l'aspetto performativo, non offre cioè lavoro solo a chi "va in scena ", ma ne offre altrettanto a chi intende occuparsi di quello che è uno degli aspetti forse più caratterizzanti del ruolo di un animatore: il lavoro organizzativo dell'evento. Riguarda inoltre tutte le componenti e gli aspetti tecnici tipici dello spettacolo (coreografia, scenografia, costumi, musica, trucco, luci, suono ecc.). E la costruzione di questi eventi e performances, dalle feste tradizionali come il Capodanno o le feste patronali alle nuove feste legate al calendario culturalturistico, dallo spettacolo teatrale che racconta la storia e le tradizioni di una comunità locale alla celebrazione di un patrimonio culturale o di una ricorrenza civile, è oggi una delle pratiche più diffuse nei settori professionali della comunicazione e dello spettacolo di animazione. E questa continua e inarrestabile espansione di ulteriori formule di animazione è ormai sotto gli occhi di tutti. 

Basta pensare a quello che rappresenta ormai il fenomeno dell'Estate Romana. Iniziata con la scommessa Nicoliniana di Massenzio, dopo aver raggiunto grandi fasti, ma essere poi caduta in disuso dalla metà degli anni '80, costituisce oggi, ormai stabilizzata a fulcro della politica culturale romana, una gigantesca macchina di promozione culturale, turistica, economica e di spettacolo capace di dare lavoro a quasi 10.000 lavoratori dello spettacolo, più migliaia di artisti italiani e stranieri, attraverso la produzione di oltre cento differenti manifestazioni con una media di 30/40 appuntamenti quotidiani per 122 giorni di programmazione per un totale di 8.700 ore di programmazione complessiva e quasi dieci milioni di spettatori. Ed ecco che l'Estate Romana diventa sinonimo non più soltanto di semplice fruizione di spettacolo, ma anche e soprattutto di produzione culturale, nuova risorsa anche economica non solo dell'imprenditoria turistica e tradizionale, ma anche del Terzo Settore, dell'associazionismo e della cittadinanza attiva, nuovi soggetti in grado di rivitalizzare culturalmente, socialmente, ma anche economicamente la città. 

E, nell'ottica di proseguire in questa politica, dando  continuazione al programma di animare la città per arrivare a far vivere in egual modo la città durante tutto l'anno, arriva anche l'idea del sindaco Veltroni delle cosiddette "Case delle Culture", tanto simili a quei "Centres d'Animation" che a Parigi esistono, come previsto anche a Roma in ogni Municipio, ma dai lontani anni ‘6O. Case della Cultura che potrebbero diventare centri per la programmazione e realizzazione di nuove proposte culturali e di spettacolo e, perché no, di nuove occasioni di lavoro. E, chiamatelo lavoro da animatore o chiamatelo come volete ma, se avete interesse per il mondo dello spettacolo, non fate l'errore di trascurare le enormi possibilità che questi nuovi settori dello spettacolo possono offrire; continuando invece sempre e solo a cercare lavoro e a provare a entrare in quei settori (Cinema, TV, Teatro) più conosciuti, perché tradizionali, ma forse proprio per questo più affollati e non più suscettibili di espansione.