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EMILIA
BORSANI
L'arte figurativa di Emilia Borsani è energicamente concentrata
nell'atto pittorico più intimo, meditativa ed in un certo senso
introspettiva. Mediante l'utilizzo materico dei pigmenti,
l'artista fissa sulla tela solenni immagini femminee che paiono in
attesa di qualche avvenimento … atemporali, ma mai statiche,
esse ci raccontano la più intima essenza femminile tradotta in
pittura. Ed è nell'uso di tecniche antiche come l'affresco, qui
rivisitato in chiave contemporanea, che la Borsani sembra
avvicinarsi a precedenti anacronismi o citazionisti post-moderni,
proprio recuperando materiali e lavorazioni artistiche classiche e
"reinventandole" nel quotidiano.
E' soprattutto nel concetto storico, temporale e spaziale, però,
che l'artista si discosta dagli insegnamenti delle avanguardie
tradizionali per approdare ad un concetto storico, temporale e
spaziale degno del più profondo post-modernismo. Esso è
riscontrabile anche nel modo in cui il pigmento viene trattato ed
acquisisce matericità sulla tela … si tratta di un fare
accostabile, stilisticamente, ad opere di artisti quali Sandro
Chia, Anselm Kiefer, Georg Baselitz e Gèrard Garouste.
Le gradazioni tonali ed i cromatismi uniformi, spesso monocromi,
utilizzati dalla Borsani per la resa degli incarnati, sembrano
riecheggiare una solenne meditazione introspettiva e storica; essi
derivano inoltre dalla dicotomia durezza-delicatezza, cioè
dall'incontro-scontro della rigidità dei materiali come la sabbia
stesa a spatola e la morbidezza delle carnagioni femminili
pittoricamente descritte.
Ed in queste figure umane, descrittivamente eloquenti seppur così
sinteticamente modellate, si potrebbe cogliere un lieve rimando
espressionista, aleggiante già nella pittura di Egon Schiele,
caratterizzata appunto da grafismi velocemente e vagamente
deformanti, da tratti segnici duri e tremanti e da incarnati
vividamente ombreggiati.
Carla
Ferraris
Milano, aprile 2008
L'arte segnica di Emilia Borsani
L'arte, e l'espressione culturale in generale, ha una sua
"giustificazione" nel fatto che ognuno di noi affronta
il mondo, lo interpreta e ne diviene protagonista in maniera
individuale e irripetibile, per cui abbiamo bisogno di qualcosa
che ci offra una ragione, un significato di collegamento con gli
altri, la necessaria illusione che stiamo condividendo una realtà
comune.
Prust scrive: Riafferrare la nostra vita, e anche la vita altrui:
giacchè il colore per il pittore è un problema non di tecnica,
ma di visione: Esso è la rivelazione, impossibile con mezzi
diretti e coscienti, della differenza qualitativa che esiste nel
modo come ci appare il mondo: differenza che, se non ci fosse
l'arte, resterebbe l'eterno segreto do ognuno. Solo grazie
all'arte ci è dato di uscire da noi stessi, sapere che un altro
vede un universo non identico al nostro e i cui paesaggi ci
rimarrebbero altrimenti ignoti come quelli che possono esserci
nella luna.
Incontrare Emilia Borsani, la sua passione per l'arte e vederla
cercare con "ossessione" la cifra giusta, il tono più
appropriato per un colore, una traccia è una meraviglia e, al
tempo stesso, una conquista.
Il suo peregrinare nello spazio di un supporto pittorico equivale
al gesto di un rabdomante che indaga il terreno sapendo che
esistono vene profonde a cui dissetarsi.
La sua vicenda artistica nasce, probabilmente, da un desiderio di
esprimersi senza limitazione alcuna, senza regole imposte da
scuole e tradizioni (anche se ama frequentare luoghi ed artisti
che le possano trasmettere nuove emozioni e motivazioni), senza
vincoli di pensiero o di stili che possano attenuare o smorzare i
toni delle emozioni.
La sua ricerca artistica svela, mette a nudo un mondo di visioni
profonde, dove l'indagine sottile dell'equilibrio, dei
bilanciamenti cromatici attingono alle zone più intime della
coscienza, e da questa trova conforto per un nutrimento artistico
sostanziale.
La Borsani ha già percorso precise direzioni creative a cui
dobbiamo fare riferimento per identificare la sua cifra
espressiva.
La sua pittura "segnica" affonda le radici nei meandri
novecenteschi dell'Informale, in cui il rifiuto di una forma
chiara, dai contorni classicamente figurativi attraverso cui
plasmare la propria intuizione artistica, si esprime in gesti
liberi e immediati, dove l'intervento materico è suggerito per
dar corpo e profondità alla idea e alla intuizione.
Non rinnega la tradizione, tant'è che esercita a buon livello la
rappresentazione figurativa del corpo umano, ma ha bisogno di
attrarre a sé tutto l'altro possibile per palesare un mondo
variegato e multiforme, sospeso fra intuizione e astrazione, fra
materia e spirito, tra pittura segnica e figura.
Nel suo atto creativo, come per incanto, prendono forma e
dimensione le idee, ripescate da una profondità prenatale, che
caratterizzino spazio e colore.
In ciò è in perfetta sintonia con tutta la modernità dell'arte
e forse con le più recenti ricerche post-moderne in cui la
pittura rievoca il mito primordiale della nascita, come principio
rivelatore, assunzione di identità, quasi un principio per cui il
soffio generatore della vita ordina la materia in forme e segni
sempre più evoluti e organizzati.
Pino
Bonanno
Marsciano (PG) maggio 2008
Alla radice del processo tecnico-espressivo di Emilia Borsani c’è spesso una particolare metodologia che porta ad individuare una sollecitazione espansiva delle tonalità cromatiche, come a riscoprire un proprio spazio virtuale. Segni rapidi e campiture larghe si collegano ad una esperienza intimamente sentita ed avvertita da Emilia Borsani come a superare i limiti di un pensiero o a sollecitare intuizioni sognate e interiormente rivissute nell’ambito di una esperienza articolata in tempi e in stesure.
Lo stesso spazio pittorico si è dilatato per cui è il senso di questa estensione a creare atmosfere insolite, spazi come di poesie e di dimensioni liriche. La sua è allora una pittura che sembra sommuovere lo spazio, a sottolineare che vuole esistere per andare oltre quell’irraggiungibile che è la propria origine, il regno della propria fantasia.
è possibile, attraverso questa lettura interpretativa della sua pittura, vedere quasi un confluire di temi, come a riportare e rendere visibile un moto estremo che appartiene alla sensibile sfera percettiva di Emilia nel suo affidarsi ad una ricca e variabile gamma cromatica.
Allora possiamo parlare come di un viaggio immaginario incessante, sospinto da una logica intima, una sorta di sogno che esige l’esito di una forma sia pure nel flusso imprevedibile dei colori.
Calogero Cordaro
“Echi D’Arte”
Palermo - Luglio 2010
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