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Federica
Rossi nasce a Parma nel 1972.
Si
diploma all' Istituto d'Arte Paolo Toschi di Parma, nel 1991 si
trasferisce a Milano per frequentare un corso di specializzazione
presso l' Accademia di Comunicazione di Milano.
Già da piccola scopre la passione per l' arte e la pittura,
passione che si è trasformata in professione. Ha l' onore di
collaborare con importanti esponenti del mondo dell' arte.
Ha
saputo utilizzare il suo senso artistico anche nella comunicazione
pubblicitaria, dove lavora da anni, prima come art director presso
agenzie pubblicitarie e oggi come libera professionista.
Dipinge da sempre, quasi a soddisfare un impulso naturale.
Nel 2004 passa dall' utilizzo dei soli colori ad olio a
sperimentare la materia e inizia in quell' anno a partecipare a
diverse mostre collettive e personali.
Traduce la sua realtà dipingendo e creando per accontentare i
bisogni di artista e quelli di donna contemporanea.
Le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche e private.
Vive e lavora a Collecchio, (Parma).
Hanno scritto di lei:
G. Carletti, M. Dall'Acqua, V. Depalmi, T. Marcheselli, G.
Martini, P. Panni, S. Provinciali, F. Sabini, R.Tamani, G.
Zanacca.
Mostre 2008
ANIMASTANTE - Personale
Galleria San Ludovico, Parma
Gennaio / Febbraio a cura del Comune di Parma
testi: Dott. Marzio Dall'Acqua, Dott. Tiziano Marcheselli, Dott.
Fabrizio Sabini
UNA VIA CRUCIS - Milano - Organiz. La Permanente
Mostre 2007
CIELO - Villa Soragna - Collecchio, Parma
BIENNALE INTERNAZIONALE di Modena
LA CITTA' DELL 'ARIA- Aranciaia - Palazzo di Colorno - Colorno, Pr
IL GOLFO DEI POETI Luglio - Agosto - Castello di Lerici, La Spezia
AUTUNNO - Calestano - Parma
CONFRONTI - Personale Villa Giarona - Piacenza
DON CHISCIOTTE - L'invincibile cavaliere -Collecchio Pr
Mostre
2006
FUOCO - Villa Soragna - Collecchio, Parma
FUOCO - Palazzo Eucherio San Vitale, Giardino Ducale - Parma
ESTATE - Calestano, Parma
FISICA-MENTE - Personale Rocca dei Rossi, San Secondo
ORLANDO FURIOSO Collecchio Pr
SACRALITÀ DEL PROFANO E LAICITÀ DEL SACRO
Ottobre, Palazzo Bentivoglio, Guastalla, R. Emilia
PITTORI COLLECCHIESI - collettiva con esposizione di minimo 15
opere per artista
Villa Soragna - Collecchio, Parma
Mostre 2005
OMAGGIO A PASCOLI Galleria Centro Immagini Contemporanee,
International Line - Parma
IL VENTO Collecchio Parma
TRACCE DI TERRA - Personale
Maggio/Giugno - Galleria Centro Immagini Contemporanee,
International Line
Parma a cura del Dott. Mauro Buzzi
BIENNALE INTERNAZIONALE di Modena
PRIMAVERA - Calestano, Parma
PARCHI E FIUMI - Collecchio, Parma
ARTE Podere Mirandola - Salsomaggiore
VEDIAMOCI ALL'INFERNO - Collecchio, Parma
I GIGANTI - Palazzo Bentivoglio, Guastalla, R.Emila
PITTORI COLLECCHIESI - collettiva con esposizione di minimo 15
opere per artista
Novembre, Villa Soragna - Collecchio, Parma a cura del Comune di
Collecchio
TERRE - Personale - Arte al Prato, Casa della Musica - a cura del
Comune di Parma
Mostre 2004
SOLITUDINE DEI CRETTI - Personale - Villa Soragna - Collecchio -
Parma, a cura del
Dott.
Tiziano Marcheselli
PARCHI - Collecchio, Parma
AQUA - Villa Soragna - Parma
MAT SICURI - Chiostro di S. Giovanni, Parma
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Materia
e Cretti di Federica Rossi
Le mappe dell'anima
Quella di Federica Rossi è una mostra che presenta le mappe di un
paesaggio interiore, un atlante dissecato, riarso con mappali di
terre scabre, deserte, con strane improvvise e diffuse
luminescenze, quasi nebbie crepuscolari rischiarate dall'interno
da luci segrete, con l'esplosione di cretti prodotti da un arsura
non meno interiore, non meno sotterranea, in un continuo rimandare
tra superficie del visibile, dell'apparenza e un sottosuolo che si
intuisce, che preme, che forza, pronto ad esplodere, ad eruttare,
le cui gallerie, i cui cunicoli, le cui vie nascoste non si
possono che intuire o meglio che presagire. Le vere vie, i fiumi,
come arterie e vene, le correnti sono al di sotto di questa crosta
che è anche però pelle martoriata, ustionata, ulcerata, scorza
butterata, graffiata, rinsecchita quasi corteccia scarnificata. Si
comprende come questa terra non si possa esplorare, perché il
vero viaggio, la più autentica avventura è quella che richiede
lo scendere al centro della terra, di questa terra che è tutta
ulcerazione avvampata e rinsecchita. La craquelure ovvero la
cavillatura, quelle lievi screpolature che segnano le superfici di
colore nelle opere, nei quadri antichi, asciugate e prosciugate
dal tempo, rughe lievi dell'accumularsi sempre uguale dei giorni e
degli anni, segni di un invecchiamento che diventano grinze ed
increspature, in una rarefazione d'aria, in un complicarsi di
ragnatele lievi, ma tenaci di una senescenza quieta subita e forse
accettata, sono i modesti graffi di questo spazio che oltre
all'arsura ha questa cifra del passato così tenace da rigare
tutto come una muffa rinsecchita, come un tempo del non vissuto,
colate che sbiadiscono e reiventano paesaggi di ghiaccio sporco,
con la mimesis di una natura fantastica e fantasmatica, più
allusiva che reale. Prospettive che alludono a piani che in realtà
non esistono, mescolamenti di smemoratezza. Ma questa superficie,
in alcune sue parti, è come esplosa per una eruzione, per una
deflagrazione sotterranea, che ha cancellato le velature del tempo
per sostituirle con crepature su terre spelate e crettate, segnate
nel profondo da incisioni di estati di grande siccità, (la
citazione d'obbligo è ovviamente ad Alberto Burri, ma qui la
dimensione è ancora apparentemente naturalistica e non si chiude
in una cecità, in una abbacinazione che tutto vuol vedere)
l'essere impastate con terre reali, con elementi naturali accentua
queste lacerazioni, queste ferite disomogenee che raccontano,
fuori dal tempo, di eventi tellurici, di sommovimenti che non
hanno data né inizio né fine, sospesi in un evolversi che li ha
bloccati, che apre profonde fessure verso il sottosuolo, ma senza
far scaturire da esso il magma che si sospetta che esista e
ribolla in strati sempre più sottostanti. Questi frammenti di
fenditure e crepe si inseriscono nei paesaggi invecchiati da una
brina cristallizzata creando nuovi pini prospettici, nuove
direzioni, forme che sembrano raccogliere un progetto diverso
dalla distesa senza tempo e senza punti cardinali. Si oppongono
come deserti screpolati a disegni vaghi di monti, di altopiani, di
paesaggi più complessi che appaiono non meno morti, non meno
vuoti, certo più retorici sul piano dell'evocazione e delle
allusioni. Una terra di nessuno comunque senza cielo, senza alcuna
parodia d'aria come accadeva nelle rossastre aperture d'atmosfere
della pittura precedente di Federica Rossi. Se il rosso si
affaccia nelle terre crepate, tra nere fessure, è per addensarsi
in ferita, in segno simbolo del sesso femminile. Non si impasta
con la terra, non la vitalizza, la riempie, le dà una forma, la
abbacina di uno splendore di corallo, che si raggruma però, che
non scaturisce, che segna solo la ferita di una pelle diversa. La
dimensione stessa delle opere, tutte di grande formato, sono la
base di questa mappatura di un territorio quasi senza limite, di
grande estensione, di intrigante superficie. La sperimentazione è
finita: la maturità di un linguaggio è pienamente aderente ad
una ricerca di sentimenti, emozioni rallentate che corrispondono
alla condizione di "animastante", della sospensione di
una forma di nascita, una esplosione che tuttavia ha una lentezza
geologica, un ritmo che sconfina nella contemplazione, nella
fissità tra scontri d'ere e di venti lontani ed immemori tra
loro. E' l'assenza dell'anima o la sua attesa: l'invocazione del
suo risveglio, della sua parusia.
Parma, novembre 2007
Marzio
Dall'Acqua
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