Giulio Balbontin

 

Categoria  Pittori

Indirizzo:   Via Abba 3/4

Città:  17100 Savona

Telefono:  019  812.300

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Data adesione:  Luglio 2002

Fotografia

 

 

GIULIO BALBONTIN è nato a Savona il 14-1-1929, dove attualmente vive e lavora.

 

L'interesse per le arti figurative urge in lui fin da ragazzo, anche se gli studi che ha intrapreso sono di tipo tecnico. 

Segue, dunque, fin d'allora quest'innata vocazione artistica ed acquisisce notevole esperienza in seguito ad una lunga permanenza all'estero, durante la quale visita i più importanti musei europei, soprattutto in Spagna ed in Francia. 

Figurativo paesaggista, si riallaccia ai canoni tradizionali della pittura, arricchendo tuttavia la sua raffigurazione di sublime e personale interpretazione poetica. 

I suoi paesaggi - scorci di paese, vedute campestri che si perdono verso un orizzonte infinito o delimitato da un gruppo di case o da una curvilinea catena montuosa, marine - sono animati ed illuminati da una luce rischiarante che li dimensiona in un'aurea di tensione intimistica; ed in quest'ultima è la testimonianza di commossa ed intensa partecipazione sensitiva dell'artista con l'immanente e suggestiva sacralità dell'ambiente, eternizzato in un momento magico. 

La minuziosità dei particolari, ravvisabile, ad esempio, nella delineazione dei tronchi d'albero e del loro fogliame, dell'erba dei prati, dell'acciottolato di una strada, si perde tuttavia nella complessità del discorso pittorico, che tende a riassumere in un unico contesto il contenuto suggerito da un'immagine universale. 

Il tessuto cromatico, che predomina nella composizione, con toni ora intensi ora soffusi, comunque pregni di limpida luminosità, diventa connettivo ed assurge a guida essenziale per la lettura delle sue tele. 

 

Opere dell'artista figurano in collezioni private e pubbliche in Spagna e in Francia, oltre ché in permanenza presso:

 

il Club del Collezionista di Milano

il Centro d'arte La Ruota di Albissola Mare (Sv)

la Galleria La Vetta di Albisola Superiore (Sv)

 

Ricordiamo l'ultima importante collettiva, alla quale l'artista ha partecipato e che si è tenuta presso la Galleria "La Vetta" di Albisola Superiore (Sv).

 

 

 
 
 

 

Prima ancora di palesarsi come un impegno di lavoro, un esercizio tecnico, un mestiere qualificato sul piano etico come su quello estetico, la pittura è un atto di amore che si rivela nel momento medesimo in cui un individuo sceglie di votarsi ad essa. L'esigenza di esprimersi visivamente nasce dal bisogno di comunicare le emozioni sorte al contatto con quel mondo di colore e di luce che prende vita dal nostro guardarci attorno e, insieme, dall'osservare più profondamente dal di dentro. Ma codesta interiorità è suscitata proprio dalle immagini che cadono sotto la nostra osservazione. Così, accanto a coloro che sentono il bisogno di dare forma ai propri fantasmi, vi è chi cerca di fermare sulla tela quegli aspetti della realtà da cui si sia tratto un godimento non effimero. Un paesaggio, un angolo di paese, una veduta urbana divengono in tal modo il pretesto per fissare un ricordo, un'emozione, un esaltante momento di contatto con la natura. A questa categoria di pittori, intesi ad annotare nei suoi aspetti visivi quanto propone una quotidiana esperienza figurativa, appartiene Giulio Balbontin. Inesauribile osservatore di paesi, ma altrettanto entusiasta visitatore di musei, il pittore ligure, di origine spagnola, ha dedotto da codesta sua consuetudine coi luoghi e con le opere degli artisti che ne hanno tratto motivo di ispirazione e di ricreazione estetica la sua propensione a conferire una propria personale impronta a quanto la realtà esterna gli suggerisce. Ed è proprio l'esigenza di abbinare all'immagine il segno della propria partecipazione sentimentale che lo ha sospinto alla pittura. Nel fissare con evidenza cromatica i caratteri di un paesaggio, di una città, di un particolare denso di significati, egli sfoga l'urgenza di far coincidere il proprio mondo inferiore con quello esterno e, insieme, raggiunge lo scopo di conferire all'immagine stessa la possibilità di sopravvivere a una emozione estemporanea e di perpetuarsi sulla tela al di là della fuggevole osservazione che l'ha provocata. Perciò, anche in una pittura apparentemente priva di complesse problematiche, il fatto medesimo di una precisa annotazione costituisce un motivo di interpretazione che va al di là della pura e semplice illustrazione. E' quindi sotto l'aspetto di codesto impegno — morale ed estetico al tempo stesso — che, Giulio Balbontin inserisce la propria produzione in un filone figurativo di agevole lettura, ma non per questo meno ricco di sollecitazioni poetiche. Il suo amore per tutto ciò che vede e che con incessante ansia si sforza di conoscere visivamente si traduce in un colloquio con le immagini; e tale colloquio diventa la testimonianza d’un patrimonio espressivo nel quale egli profonde la sua brama di scoprire in ogni cosa una limpida sorgente di poesia.  

Mario Monteverdi  

 


 

Non vi è dubbio che a Giulio Balbontin spetti di diritto il titolo di "maestro", per tutti gli anni di esperienza accumulata con umile spirito di osservazione, di ricerca, di accettazione della bellezza in ogni sua forma, sempre al servizio del concetto di libertà espressiva. Balbontin, inoltre, può considerarsi" maestro" poiché è uno degli ultimi epìgoni dei grandi paesaggisti della tradizione, in cui il legame tra forma, contenuto e tecnica è sempre stato assai stretto e coerente. L'Artista osserva il paesaggio attraverso il filtro della propria sensibilità e intelligenza, a loro volta stimolate dalle peculiari caratteristiche del luogo. A questo punto egli percepisce con chiarezza quale tecnica si presti meglio a dar vita a quella particolare linea, a quella certa forma. Attraverso una osservazione attenta e partecipe, egli giunge a cogliere la realtà di un fenomeno naturale ("Nevicata") o di un luogo ("Paesaggio normanno"), illuminandoli alla luce della propria interiorità; e, attraverso una sapiente tecnica, il pittore giunge a una forma che esprime fedelmente quel contenuto esteriore ed interiore, divenendone parte integrante.
La realtà esterna viene colta con immediatezza, secondo un procedimento di stampo impressionistico, assieme alla luce in cui è immersa; luce che ci viene restituita in tutta la sua quasi accecante violenza mediterranea ("Siviglia: barrio s. Cruz") o nella sua soffusa, un po' triste dolcezza ("Calle veneziana"). Balbontin, tra l'altro, è uno dei pochi artisti che sanno rendere tutta la suggestione di una luce lunare: e i notturni, ricordiamolo, sono uno dei temi più difficili. Questo modo di cogliere la realtà esterna ci rivela un Il occhio Il sensibilissimo, cioè una straordinaria capacità di osservare, che è poi alla base di ogni realizzazione artistica. Nei quadri di Balbontin si nota ancora una pennellata vibrante, l'uso di toni delicati e un modo accurato, attento di distribuire i colori. La vena poetica del pittore si traduce in questo stato di affettuosa partecipazione di fronte ad uno spettacolo naturale o ad un paesaggio rurale od urbano, resi ad ogni istante diversi dalla luce che li avvolge (in "Nevicata", ad esempio, par di vedere pulsare il cielo ingrigito e cadere veramente i fiocchi di neve). Uno Il stato di grazia" creativo che ha accompagnato Balbontin per tutti questi anni e ci auguriamo lo accompagni per molto tempo ancora nel mondo meravigliosamente illusorio e consolatorio dell'Arte. 

 

Marco Pennone

 

 

 

 

Titolo:  

"BARRIO S. CRUZ 

Siviglia (Spagna) 

Tecnica:  Olio su tela

Misure:  cm. 50x70

Anno:  1990

Titolo:  

"TOTALMENTE PERSONALE"

Tecnica:  Smalto su tela

Misure:  cm. 50x70

Anno:  2008

Titolo:  

"PAESAGGIO NORMANNO"  

Tecnica:  Olio su tela

Misure:  cm. 50x70

 

Titolo:  

"TRAMONTO SULLA 

RIVIERA LIGURE"  

Tecnica:  Smalto su tela

Misure:  cm. 50x70

Anno:  2008

Titolo:  "BOSCO"

Tecnica:  Olio su tela

Misure:  cm. 50x70

Titolo:  

"PESCA AL TRAMONTO" 

Tecnica:  Olio su tela

Misure:  cm. 40x50