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IVAN
BONO
‘Non tanto liberare fantasia quanto lo sforzo di penetrare realtà,
rivelandola, è poesia. (…) Tensione tra stato di necessità e
trascendenza’’
da
‘Reduce’ di Giovanni Lindo Ferretti
di Elisabetta Dellavalle
Ama soprattutto i rossi un po’ spessi, Ivan, quelli che colano lenti
stile sangue che scorre, e poi i neri ed i bianchi decisi e
abbaglianti, i grigi ferrosi. Li ama e se li prende di cuore, li
coglie, li spreme, li stende con decisa veemenza. Si direbbe violento,
quel gesto del fare, ma rivela possente energia e nasconde una certa,
innata e modesta, timidezza. Tra le opere, a dir poco tenaci, e
l’umana gentilezza, si genera una quasi dicotomia, come un
battimento tra disarmonici suoni. Eppure sta lì. Tutto lì. Lascia
all’arte la parte dell’urlo, del grido, della rabbia sfogata e si
tiene un’anima intatta, leggera, oseremmo un ‘pulita’. Risiede
qui, almeno per chi scrive, il successo del suo lavoro. L’eleganza
quasi ‘classica’ delle forme, dei segni e dei simboli, spesso dal
gusto volutamente primitivo, ammorbidisce la veemenza del tono,
generando un insieme appagante, a suo modo affascinante. “Non amo i
ripensamenti: quando lavoro, lavoro di getto, quasi in trance. E’
pura emozione che si concretizza nel gesto, il gesto prende forma
attraverso la materia, la materia incontra la tela e si genera un
mondo, nuovo e solo mio. Talmente mio che, se non mi piace, lo
distruggo all’istante”. Istintivo ed appassionato, Ivan Bono è
uno di noi. E’ uno di noi che vale di più, vuole di più. Ma è
anche, forse, un predestinato:” …un giorno, mentre giocavo per
strada, da bambino, siamo finiti a casa di Urano Palma, un famoso
scultore, un amico. Qui c’era un tipo strano, che urlava tanto e che
stendeva su enormi lastre di vetro grandi masse di vernice con un
grosso pennellone. Era Mario Schifano, ma io non sapevo chi fosse. A
me sembrava solo uno che stesse giocando, e mi faceva giocare: con me
aveva una paterna pazienza e mi insegnava a stendere i colori tra le
lastre di vetro sovrapposte, l’effetto era bellissimo, di fiori e
farfalle tropicali. Capisco ora che la sua pittura ed il suo essere mi
hanno di certo influenzato, soprattutto la loro istintiva aggressività”.
Cittadino del mondo, Ivan Bono nasce da una terra che da bassa e
padana lambisce le colline dei rossi corposi, i Gattinara, i
Bramaterra, gli Spanna, i Nebbioli. Da una terra che, come lui, tenta
la strada dell’alto, la via per riuscirci, aspira a ben altro. Dalla
sua Rovasenda, nella quale sempre ritorna, vive e lavora, è spesso
partito, per imparare vivendo. Cittadino del mondo, vive mille
esperienze in un tempo assai breve: “All’inizio fu internet:
vendevo le mie piccole prime tele all’asta su internet per poche
decine di euro, la maggior parte verso Inghilterra e Germania: ho
quindi dovuto, poco dopo, creare il mio sito internet personale con le
foto delle opere. Ma è stato un viaggio ‘vero’ a cucirmi per
sempre col mondo dell’arte. Nel 2003, con il solo scopo di imparare,
ho vissuto ad Amsterdam, Amburgo, Kopenagen, Oslo, Stoccolma. Sono
stato ospite di artisti di strada, di centri sociali e della gente
comune, degli abitanti delle isole Lofoten e dei pescatori di Andenes,
ed ho lasciato un po’ ovunque una parte di me: le prime sculture in
ferro, gli enormi graffiti alle pareti del circolo culturale Kaart di
Amburgo, e poi i disegni piccoli e grandi venduti per strada, ai
passanti, magari solo per una cena.”. Un modo quasi rinascimentale
di intendere l’opera d’arte che deve e può essere usata anche
come carta moneta, deve essere disseminata per lasciare dei frutti,
deve essere veicolata, vista, ammirata, condivisa dai più. Ma gli
eventi si susseguono intriganti, a tratti sconvolgenti e nel 2005 Ivan
Bono viene invitato a Parigi2012, la mostra di arte contemporanea
organizzata in occasione della candidatura olimpica della capitale
francese, ma è la ricerca nei vari settori della creatività che lo
appagano di più, ad esempio il design, nell’ambito del quale crea
pezzi ‘unici’ anche nei nomi di battesimo:” mi piace creare
oggetti da ciò che la gente abbandona. Possono essere appendiabiti o
paraventi…a Barcellona ho lasciato due prototipi, la lampada in
legno ‘Palpebra’ e la poltrona ‘Wacca’, bancali di legno
ricoperti dai tappeti alla moda degli Anni Settanta, quelli di pelle
di mucca, ma oggi preferisco che la mia arte racconti qualcosa più
personale, sia di slancio e denuncia. Quando sono stato a Londra, tre
anni fa, ho realizzato,in occasione di una protesta pacifista contro
la guerra in Iraq, ‘Lost in space’, opera realizzata su un grande
lenzuolo (rubato poco prima) e l’ho allestita davanti al Parlamento
inglese. Ha resistito un’intera giornata, poi i poliziotti hanno
"smantellato" tutto tranne il quadro…incredibilmente
l’hanno portato via senza danneggiarlo!” Arte fatta un po’
dappertutto, con tutto, riciclando, reinterpretando l’oggetto
quotidiano, la materia inconsueta. Lenzuola e non solo, magari reti
metalliche e fili di ferro, bancali di compensato e poi spaghi, vetri
e legni, scarti di stoffe e di lane da assemblare con colle e siliconi,
da mescolare con smalti e catrami. Intanto è la rete a farne
rimbalzare un po’ ovunque l’evoluzione, la crescita artistica e
personale: la ‘storica’ Galleria Alba lo invita per visionarne le
opere, e da lì il via alle grandi fiere d’arte contemporanea.Tre
sue opere sono a Parma, quindi all’ edizione di Arte & Motori
presso il Palazzo del Turismo di Riccione, ad Art Meeting a Ferrara e
a Contemporanea a Forlì. Ma il salto di qualità arriva una sera,
fine settembre del 2007, quando una telefonata da New York lo invita a
partecipare a ‘Wild’, la mostra alla Carrozzini Von Buhler Gallery,
nella Tredicesima strada, che si inaugura il 30 di ottobre dello
stesso anno. La collettiva della Grande Mela, che raccoglie anche
opere di artisti che espongono al Moma, permette ad Ivan di allargare
i propri contatti e di dimostrare ciò che vale: le cinque tele
esposte, nate di getto dalla sollecitazione ricevuta, sono
‘selvagge’ quanto basta, veri graffiti metropolitani che
raccontano l’incontro tra Dio, Natura e Uomo, Natura grazie alla
rivisitazione di antichi simboli arcaici e segni esoterici. “ Mi
hanno appena cercato di nuovo” racconta oggi Ivan parlando della
stessa Galleria di New York” ma ora il messaggio da lanciare è del
tutto diverso, fatto di sola luce. Per loro sto creando, con cristalli
dei vecchi lampadari, un tubo al neon e delle lampade verdi, una
grande struttura luminosa e pulsante che dovrebbe soddisfare il gusto
americano, stregato dall’immagine, ma io preferisco le mie
sculturine, i lavori più vicini alla mia sensibilità e che sono,
forse, ora meno commerciabili”. La mostra di N.Y. attira
l’attenzione dei media, dei siti e delle riviste di settore, quella
delle agenzie d’Arte, come la D’Ars di Oscar Signorini che vuole
alcune sue opere, mentre si fa strada la ‘moda’ di arredare le
sale più importanti di banche e fondazioni con opere d’arte
contemporanea, uno degli investimenti più interessanti del nuovo
mercato globale. Opere di Ivan sono esposte nella sala del Consiglio
di Amministrazione della ST Microelettronica ed intanto la Fondazione
Banca Sella gli organizza, lo scorso anno, due personali nelle sedi di
Torino e Milano. Dopo la Menzione d’Onore al trofeo Moroni di
Bergamo, e l’invito al Memorial Pavarotti, i contatti con le grandi
Fondazioni Museali di Genova, Reggio Emilia. Opere di Ivan sono a
Seattle ed alla e la Saatchi Gallery del Lussemburgo, mentre la
prestigiosa Saatchi Gallery di Londra vuole a breve una sua personale.
Le ultime fatiche del 2008 sono davvero importanti: viene selezionato
al Gran Premio Internazionale d’Arte 2008, riservato solo a 14
artisti di tutta Europa e ‘fioccano’ le mostre: la personale di
Roma alla Gallery ‘Il Collezionista’, quindi alla Pinna Gallery di
Berlino ed alla Esart di Barcellona. Successo, 2° Premio Assoluto,
per i suoi ‘tori’ primitivi al Premio Augusta Taurinorum Città di
Torino 2008 e pubblicazione delle sue opere sulla rivista americana
Gallery & Studio, una vera e propria ‘bibbia’ dell’arte
contemporanea in America, ed un’ intera pagina del dizionario
enciclopedico di arte moderna e contemporanea è dedicata a lui. “
Ho appena partecipato, a Treviso, alla collettiva ‘Pronuncio il tuo
nome nelle notti oscure’, dove una mia opera ha fatto da copertina
al catalogo e dove, oltre alle classiche tele, ho portato 30 schizzi
su carta, tutti venduti durante l’inaugurazione. La novità
dell’oggi è che sono stato contattato da Paolo Levi, ex critico di
Repubblica, che mi includerà nel suo prossimo volume di arte moderna,
nella quale recensisce 10 artisti all’anno. Un onore. Intanto una
mia tela è stata battuta all’asta alla Meeting Art, che mi ha già
richiesto altri lavori, visto il successo della prima”. Intanto la
ricerca artistica di Ivan sia materia che creativa, non si ferma:
nell’ultima chiacchierata mi racconta entusiasta le scoperte
recenti: “Sto lavorando tanto con la fiamma. Uso il catrame, che è
difficile da trattare, al posto della vernice nera. Mi piace la sua
fisicità densa e splendente. Il giorno il dopo lo ripasso con la
fiamma: è come caramellare le torte! Il risultato estetico è
stupefacente e calza ala perfezione con il mio amore per i graffiti
del neolitico…L’effetto è suggestivo…soprattutto sulle tinte
calde, come il giallo forte che ho appena usato nell’ultimo lavoro.
Guardi una tela e sembra che ti si stia sciogliendo davanti agli
occhi!”. Parole gentili, chiare, spesso venate da un’educata,
naturale, riservatezza. Risulta sempre più raro, nel magico mondo
dell’arte, soprattutto nell’arte ‘giovane’, trovare chi sia
ancora in grado di parlare di sé, del suo lavoro, con sana normalità
e con la giusta attenzione per le esigenze ed i pensieri,
dell’altro. Incontrare chi ancora sa chiedere ed ascoltare consigli,
non solo inondarti di esagerata prosopopea.
Di questo, e non solo per le tante emozioni che con l’arte sa dare,
desidero ringraziare Ivan Bono, persona ed artista ‘d’altri
tempi’.
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