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Mariella Relini, artista
autodidatta, è nata a Fiume, ma fin dall'infanzia vive in Liguria, a
Savona.
Si
dedica con grande passione alla pittura ad olio su tela, seguendo gli
insegnamenti dei grandi maestri del passato.
Il suo esordio avviene nel
1984 con una personale tenuta a Pozzo Garitta ad Albissola Marina.
Seguono
partecipazioni a mostre collettive, tematiche e a premio dove ottiene
numerosi riconoscimenti.
Nel 2003 segue un corso di arti visive diretto dal prof. Renato Ceri
sola.
Dal
2003 al 2007 segue i corsi di pittura ad olio, prospettiva e figura con
modella del prof.
Attilio Cicala.
Sotto
la sua guida si perfeziona nella pittura a spatola e si inoltra nel
mondo dell'informale.
È
iscritta a diverse associazioni culturali del territorio: "Renzo
Aiolfi", "Villa Cambiaso", "Il
Cenacolo degli Artisti" e "Associazione Culturale
Savonese Zacem".
Un
suo quadro si trova sulla copertina dell' Antologia del "Premio
Città di Savona - Enrico
Bonino" - Edizione 2006 -, accompagnato all'interno da una critica.
Nell'aprile del 2007 le fotografie di alcuni suoi quadri sono presenti,
con una critica, sulla Rivista d'Arte Boé.
Nell'agosto
2007 al "Premio Internazionale Arcaista" a Tarquinia (VI)
ottiene la prestigiosa Targa
d'Oro di Finalista e la qualifica di Firmataria dello Statuto.
Molti suoi quadri sono presenti in collezioni private.
MOSTRE COLLETTIVE:
1984 "Amici della pittura" a Valleggia (SV)
1990 esposizione di pittura a Ceriale
1991 settembre Mostra del libro e di pittura a Peagna
1997
Associazione "Lo Schizzo" a Toirano
1999 Associazione "Lo Schizzo" a Toirano
2004 "Colori dell'autunno" a Toirano
2006 Decennale di Zacem Sala della Provincia di Savona
2006 "Liguria terra di colori" presso la Vetrina d'Arte
Mosello a Savona
2007 aprile "S'i fosse foco..." Sala del Palazzo Comunale a
Spotorno
2007 giugno "La vita di Maometto" Villa Cambiaso a Savona
2007 settembre "@mare...ancora" Saletta del Teatro Leone ad
Albissola Marina
2008
LA SPEZIA - HOTEL ASTORIA (Colori del Golfo dei Poeti )
2008
SPOTORNO (SV) - Hotel Palace ( Le Trame di Penelope)
2008
ERMITAGE DU RIOU (Nice)Targa d'Oro
2008
QUILIANO ARTE Savona (omaggio al futurismo)
2008
TARQUINIA (VT) Premio Arcaista
2008 Savona,
partecipazioni a collettive nelle sale espositive della Provincia e
dell'atrio comunale
e partecipazioni benefiche per il restauro dell'opera S. Michele
Arcangelo custodita nella certosa di Loreto
2009
CESENATICO . Coppa per l'opera "il Mare d'inverno;
2009
GENOVA PEGLI 2° classificata "artisti a Confronto"
2009
ALBISSOLA MARE (SV) - PERSONALE a Pozzo Garitta
Alcune partecipazioni del 2010:
Gennaio Esposizione presso la Cassa di Risparmio di Savona " VETRINE D'ARTISTA"
Gennaio I° Premio grandi firme - Cesenartico
Febbraio : Collettiva a VILLA CAMBIASO - Savona
Aprile Mostra internazionale Italia Arte 2010 - Villa Gualino- Torino (catalogo)
Maggio Premio int, Citta di New York - esposizione a Palermo
Maggio Trofeo MEDUSA AUREA XXXIII ed. - - Roma (catalogo)
Giugno Trofeo "La VELA D'ORO" conferimento di merito - Cesenatico
Luglio Collettiva del LYONS CLUB DI Spotorno (SV)Colori e Luci in Liguria.
Luglio Mostra di Ceramica e pittura -SISSART - Sissa- Parma
Luglio Colletiva "metti una cnzone in cornice " Sanremo (IM)
Agosto Collettiva LIfes Colors- Torino
Ottobre Mostra "Il Mare" artista segnalata -Sanremo
Dicembre Premio speciale "IL GIOCO NELL'ARTE" Sanremo(IM)
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Strumenti musicaliche diventano icone della vita, della fantasia, del
tempo libero. Campiture di colore acceso e moderno, figure geometriche
spezzate, contorni netti e senza pentimenti: questo è il racconto
visivo, contemporaneo, esplorato con particolare sensibilità e felice
tecnica compositiva e coloristica.
3
Aprile 2008 - Silvia Bottaro
"La fertile pittura di Mariella Relini si eleva dal disegno
chirurgico che nasce dalla ricerca figurativa. Quale totale armonia ed
insieme espressivo nei bellissimi quadri quali "Hot Jazz" e
"Serenata" occhio magico di un'arte adorata dalla luce, di
rime baciate dai vivissimi colori, accostati in modo vibrante dal fuoco
sacro del Beau Geste. Un' arte travolgente, creativa, libera da
pesantezze barocche e staticità manieriste. Il gesto, il colpo murale
della spatola, la capacità di lasciare il segno, animano le tele
trasognate, forme ondulate scritte dal vento interiore con un esaltante
mercato di colori. Una mostra personale senza crudo realismo, dove la
forma spettinata lascia spazio all'immaginario visivo, alimenta le
fantasie, secondo codici impressionisti mai sopiti, ubriachi di vita,
una policromia di filze di perle affrettate, di colori infiammati, linee
essenziali di poesia fino alla riva incolmabile dell' orizzonte."
Prof.
Fausto Benvenuto
AVANGUARDIE ARTISTICHE 2008
"La Relini trasfonde nei suoi quadri la bellezza naturale del
colore: ed il colore accende le sue tele, con una forte luce di
immediata fruibilità che piace alla spettatore ed è concreta
testimonianza della sincerità espressiva della pittrice.
I suoi suonatori di jazz sono spontanei, colti nel pieno della
concentrazione: ed i colori si accordano con le note, ci richiamano alle
orecchie i motivi allegri (ma a volte struggenti) dei musicisti di
strada. I suoi danzatori sono eterei, fantastici, lievi: ed il colore ci
fa risaltare i loro movimenti, che paiono stagliati contro sfondi
celestiali, ultraterreni. I suoi strumenti in riposo (violoncelli,
chitarre, saxofoni, batterie...) ci danno la concreta idea del silenzio:
dopo aver tanto suonato, ci comunicano una quiete profonda, che però
prelude ad una nuova orgia di suoni.
E' veramente straordinaria questa capacità della Relini di suggerirci
mediante le pure cromie l'idea della staticità o del movimento, del
riposo o dell'attività, e di comunicarci attraverso i colori sentimenti
di gioia o di "saudade": e ciò è evidente anche quando
affronta temi naturalistici quali campi estivi fioriti di lavanda (di
cui ci par di sentire il profumo!), cavalli che corrono liberi,
mareggiate che sollevano creste di bianca spuma... O quando coglie
attimi di impegno sportivo: vele che gareggiano, canoisti impegnati in
difficili passaggi.
La
tavolozza della Relini è insomma in pieno accordo con i suoi (ed i
nostri) stati d'animo, ricordi, visioni; le emozioni si traducono in
tonalità musicali, con forte senso dell' equilibrio e dell'armonia
compositiva. La nostra pittrice è dotata di uno spiccato talento nella
sintesi visiva; il suo è un postimpressionismo che ha magnificamente
assorbito la lezione del grande Van Gogh (si vedano certi notturni) e
che talora sconfina quasi nell' astratto. Nelle sua pittura emerge
insomma una validissima ricerca cromatica, una gestualità suggestiva
(sottolineata dall' uso della spatola) e, al fondo di tutto, una
spiccata dose di poesia, che si traduce in una capacità di stupirci
sempre, di attirare il nostro sguardo e di farlo indugiare piacevolmente
sui prodotti della sua fantasia".
Marco
Pennone
Nelle tele del primo periodo immagini tradizionali guidano la fantasia
di Mariella Relini nel mondo della pittura. Il mare con le sue onde
orlate di candida spuma, paesaggi, alcune volte fiori, sono gli elementi
specifici che raffigura nei suoi dipinti. In seguito scenari e oggetti
appaiono riprodotti in modo informale allo scopo di allontanarli da
false e illusorie iridescenze. I suoi quadri, nei quali la luce diventa
la componente portante e più importante, si aprono così su atmosfere
riconducibili al mondo reale, pur se tradotte in pennellate o spatolate
che rendono maggiormente indefiniti i costituenti di un dipinto o di un
disegno.
La
pittrice interpreta la realtà in modo personale, trasferendola dagli
occhi alla mente ed infine alle mani che disegnano, dipingono o più
semplicemente lavorano.
In
questo modo la sua linea artistica passa anche attraverso un
divertissement della fantasia, un'esplosione del sogno ad occhi aperti
la cui espressione finale si manifesta attraverso colori e forme reali,
ma in realtà fantasticate.
Con
sorridente leggerezza d'animo la Relini esplora la dimensione
dell'immaginazione, portando alla luce la struttura e la sostanza degli
oggetti e dei paesaggi, espandendoli e trasformandoli in informali
visioni di un suo particolarissimo spaziare in quel colorato mondo,
popolato da chimere, in cui un artista viaggia per la sua libera scelta,
perchè l'artista non deve mai fermarsi nella sua ricerca di verità, se
non vuole cessare di vivere.
Che
cosa significa allora vivere per Mariella Relini se non usare la propria
arte senza credere alle finzioni che vengono tutti i giorni trasmesse
nella realtà della vita, affascinanti ma pericolose, purché rispondono
a canoni contorti e restrittivi che seducendola, stremano
l'immaginazione.
Al
mondo quindi non c'è luce se non nell'arte che conferisce, a chi la
esercita con sincerità, il potere di tradurre la sofferenza del vivere
in un'ipotesi positiva di costruzione operativa.
Anna
Maria Faldini
Associazione Culturale
"R. Aiolfi"-no profit
Via P. Boselli 6/3, 17100-Savona
Orario: mercoledì, ore 16-18, giovedì, ore 10/12
Tel 3356762773; casella postale 409 Savona
E-mail: ass.aiolfi@libero.it
Numeri e colori con Mariella Relini
"Nos numerus sumus et fruges consumare nati", così secondo Orazio "Siamo numero e nati per consumare i frutti della terra" e Mariella Relini pare orientare, in tal senso, la ricerca di sé come creatrice di forme e di colori.
Il suo "essere numero" fra gli altri è singolare attenzione verso ciò che ci circonda e la luce che emana dalle cose: i rossi magmatici di un tramonto, gli azzurri del mare.
"Consumare i frutti della terra", secondo la Nostra, è conoscere a fondo la loro intima connotazione, abbandonarsi all'inebriante caleidoscopico colore delle corolle, dei frutti maturi, dei gesti di chi li coltiva in un gioco di richiami dati dalle cromie, forti, accese, nette distese con pennellate ampie, piane, positive.
Numeri arabi e numeri romani: storie della civiltà, conquiste di intere popolazioni, arrivi di menti illuminate, tracce di guerre e di vittorie, date di nascita e di morte, di battaglie e di matrimoni, di conquiste spaziali, di condanne a morte, di compleanni e di ricorrenze felici e tristi. Tutto questo è il mondo sotterraneo che muove le varie campiture delimitate, come staccionate, da larghi confini neri e, poi, emerge, molto spesso, un occhio interrogativo, inquietante, irriverente. In tale universale marasma di linee, di regole, di frontiere, di misure la fantasia della Relini assorbe la vitalità nata dalla sua instancabile ricerca di un modo suo, anche se non compiutamente insolito, ma certamente autentico, di fare pittura dove l'azione è supportata da una volontà precisa di trovare la propria strada ed identità creativa con una tavolozza sensibile, acuta che passando per l'informale, arrivi a parlare a più "numeri" possibili di attenzioni, suscitando emotività, visioni, impressioni, suggestioni e tenerezze. Mariella Relini ha imboccato questa "sua" strada di comunicazione visiva, il percorso sarà ancora lungo e, certamente, ricco di sorprese per Lei e per chi la vorrà conoscere attraverso le sue tele, le sue composizioni così colorate e, quindi, libere. Vasilij Kandinskij così ha scritto: " Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è il tasto, l'occhio, il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde" (da
"Lo spirituale nell'arte").
Silvia Bottaro
Probabilmente,per intendere rettamente il valore dell' operare artistico di Mariella Relini occorre muovere da ciò che la pittrice NON è, per evitare i rovinosi fraintendimenti a cui spesso inducono "etichette" di comodo.
La Relini,infatti, NON è astrattista geometrica. Non si allontana dall'oggetto descritto (sia pure un sentimento,una speranza e - perché no - una paura cosmica e psichica) tanto da volerne la schematizzazione lineare o spaziale. C'è,invece,in lei (se proprio si debbono cercare "parentele" per intenderci nel discorso) la presenza di una astrazione sensibile e memoriale,alla Chagall. Le sue immagini-figure,fortemente simboliche si librano in uno spazio che non si schiude e che volutamente rimane bidimensionale. Vi si sospendono assorte (animali miti e numeri) richiamate dal mondo psichico con pennellate ampie e rapide e in una gioia coloristica sapiente sì,ma anche e soprattutto, quasi far fretta,perché nulla si perda della vaporosa e spesso inquietante sensazione.
La Relini non è neppure "simbolista": usa del simbolo,ma non lo colma con l'intenerimento del ricordo e della memoria. Le sue bestiole sono prodotti misteriosi di una vitalità misteriosa del Tutto e non volano in nessun cielo di Vitebsk. Non hanno connotati sentimentali, che intralcerebbero la ricerca dell' artista. Ella rifugge come persona dal raccontarsi,così come l'astrattismo, nobile e fortunata scuola,rifuggì dal racconto oleografico. I suoi simboli sono
appendiabiti-che-non-fanno-il-vestito, elementi scelti a filo di ragione (e i numeri e i tratti degli animali (anime?) a noi notissimi sono pertanto l'ascesa ad un livello di comunicazione piana e logico-razionale) per il fine che le sta a cuore: comunicare con un alfabeto pittorico la sua gioia di attingere l'energia vitale che fa il mondo e non solo quello della psiche e di invitare l'osservatore a liberarsi di cappe e a fidarsi nel percorso.
Mariella è pittrice felicemente eccentrica: usa della pittura per raffigurare sue veloci impressioni e,soprattutto,la sua voglia di libertà. Viene alla mente il Montale degli "Ossi di seppia" quando,poco più tardi di Einstein, sente il fascino del trapassare (del "vanire") della materia in energia,ovvero in musica e in colori. Ella sa che precise norme fisico-matematiche regolano la produzione di suoni e di tinte. Nei suoi quadri,infatti,è interessante ricavare spazi minuti, come non voluti reflussi,in cui i colori si fanno festa,si riconoscono per un attimo usciti dal vorticare delle metamorfosi che struggono rapidamente ogni forma,mutandola,come recuperandone i mattoni per ricrearla diversa e altrove.
L'occhio che appare in tutti i suoi quadri non buca la "quarta parete" e neppure si profonda. Rimane,come un'icona, volutamente asensibile, per propiziare l'ingresso (come avveniva in tutta la grande pittura quattrocentesca per incamminare nella prospettiva) ad una lettura-comprensione che esige il completo abbandono del visitatore al mondo dell'opera. Solo così se ne può essere accolti e persino sentirne una strana e maliosa musica. Solo così l'artista raggiunge il fine che si era proposto: accogliere chi osserva nel suo mondo di colorati vortici di libertà, un mondo che assomiglia moltissimo a quanto ci vanno raffigurando i più valenti astrofisici.
ma l'abbiamo sempre saputo: arte e scienza articolano un linguaggio assai simile
e,soprattutto,univoco.
Sergio Giuliani
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