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Nicol
vive e lavora a Loano.
Attraverso una ricerca personale pluriennale in Italia e all'estero nei diversi campi della psicologia.
della sofrologia, delle tecniche di indagine e di comunicazione,
approda allo studio del colore nelle sue diverse valenze e
utilizzazioni.
Il suo è un approccio essenzialmente materico e
primigenio.
Dimessi cere e
pennello, Nicol lavora nella linea di un'antica tradizione classica a lei
ignota direttamente
con le dita, come se il corpo fosse l'unico medium tra i colori e la
tela.
Da li comincia la metamorfosi dell'atto "gestuale" che è, in effetti, la ricerca continua:
provando e riprovando.
Spesso accade che la tela debba essere lavata per poter
ricominciare, finché l'opera si definisce in se nella sua "non definizione";
in effetto primordiale, essenziale, semplice dell'esserci e mostrarsi.
Vien fatto di pensare allo schèmetisme parigino e ad alcune esperienze
del post-informale; ne consegue un'arte al tempo stesso vicina all'inorganico e congiunta alla
materia, che si sottrae all'espressione, che vive di vita
propria e si sviluppa seconda una logica ad essa immanente.
Come direbbe Burri:
"La pittura non ha bisogno di
parole, essa è già parola, poesia, e non ha bisogno di
appendici.
Di
frange. Nell'attimo teatrale del nostro sguardo,c'è. E basta."
E.
D'Efraim
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