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Gli
inizi pittorici di Sergio Picatto sono romantici, tradotti in
digitazioni interiori intensissime, di un uomo quindi che si è
formato nella meditazione e nella malinconia, con voce un pò
sommessa, quasi avesse paura di rompere un incantesimo.
Gli
piace della Natura fissare gli aspetti melanconici, un pò languidi,
che crea la luce lunare, interrompendo la vita subdola della tenebra e
contrastando i primi trasalimenti dell'imminente aurora; i cieli
marini squarciati da improvvisi raggi di luna, le pinete che si
svegliano nella nebbia azzurra ed acquosa, la vita misteriosa ed
abbacinata dei laghi alpini, i paesaggi colmi di luci pacate e di
incantate prospettive.
Il
suo colloquio colla Natura ha la franchezza d'una rivelazione e di un
ritrovamento. Le sue tele avvincono per quel tanto di fermo, di
sicuro, che lega un saldo carattere di artista alla sua arte. La sua
pittura onesta, riposata nel disegno e nel colore, amante dei grandi
orizzonti e delle profonde emozioni, tradotte in pittura commossa,
pervasa qua e là da un mistico stupore, interessa come un'originalità,
in un tempo in cui la corsa all'eccentricità è diventata norma.
In
qualche tela è evidente la tendenza evasiva del pittore, spinto a
liberarsi come da una servitù, da impegni troppo gravi e precisi col
dato realistico e portare il soggetto a superare ciò che in lui è
effimero e transeunte per comporsi in modello di sé, in carattere.
Ci
sono artisti che non possono fare a meno di drammatizzare il loro
travaglio, chiamando cielo e terra a inscenarlo degnamente nei vari
accidenti e ce ne sono altri che amano presentare una loro personalità
già formata, discutibile come tutto a questo mondo, ma provveduta di
quella densità che fa prova di maturazione raggiunta.
A
questa seconda categoria appartiene Picatto, ed a conferma
degnissima ed esaustiva della sua raggiunta maturità ha presentato un
bel ritratto di futura mamma. Lo studio della forma non è disgiunto
dalla ricerca espressiva. Rendere una psiche attraverso un'immagine
testimonia quanto la pittura di Picatto scavi di dentro.
C'è
nella figura della donna un ricordo gotizzante; un gotico nato dalla
necessità di esplorazione psicologica più che di stile. Qui il
pittore ha dato prova di una misura esemplare: modernità, non
stravaganza, originalità di espressione ma, anzitutto, rispetto per
la grammatica e la sintassi pittorica.
Si
tende al mito perciò arriviamo alla poesia.
Si
intuisce la cura messa dal pittore nel preparare la tela,
nell'elaborazione della parte ossea del dipinto, risolta con una
vibrazione di grumi sparsi come perline fino all'ultima stesura piana
e dolce dell'epidermide che colora, unisce ed ammorbidisce le forme e
qualifica i valori delle luci e delle ombre. E la futura mamma con
quel viso buono e segnato, con quell'assorta e presentita aspettativa,
non dice i termini di un viaggio che per tutti inizia nello stesso
modo?
Pittoricamente
quel ritratto è ammirevolmente composto, rivelando un rigoroso
impianto disegnativo e un'accorta distribuzione dei vari rapporti
tonali.
E'
una nuova occasione per viaggiare tra i sogni e Picatto ha inteso con
le sue opere dire la parola più desolata di un'arte che vede il mondo
sotto il segno della malinconia, ma con robusto e poetico sentire.
ETTORE
CERUTI
Coordinatore
Editoriale Dizionario Comanducci
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