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I
GIOIOSI ARCIPELAGHI DELL'ANIMA DI PINA PARLATI
Ha esposto, nella suggestiva "Villa Barucchello", a Porto
Sant'Elpidio, per il Premio "San Crispino", ricevendo il
premio della critica slovacca, e nella collettiva di artisti italiani
alla Galleria "Merum" di Bratislava, diretta da Lluboslav Moza,
gallerista, critico d'arte e consulente del Presidente della Repubblica
Slovacca.
Pina Parlati
nasce a vive a Napoli.
Si diploma al Liceo
Artistico Statale di Napoli nel 1989 e collabora vivamente con alcuni
laboratori di ceramica di Vietri sul Mare, che affaccia sul Golfo di
Salerno.
Nel 1994 costituisce la Coop. "Mixtura" che riunisce
un gruppo di giovani artisti partenopei nel quartiere Vomero.
Ha
allestito numerose scenografie per saggi di danza e molte e varie sono
le sue partecipazioni in collettive ed in rassegne in tutt'Italia ed
all'estero.
Ha esposto nel 2005, ultimamente, nella suggestiva
"Villa Barucchello", a Porto Sant'Elpidio, per il Premio
"San Crispino", ricevendo il premio della critica slovacca, e
nella collettiva di artisti italiani alla Galleria "Merum" di
Bratislava, diretta da Lluboslav Moza, gallerista, critico d'arte e
consulente del Presidente della Repubblica Slovacca.
Le opere di Pina
Parlati immediatamente ci fanno pensare a Niki de Saint Phalle ed al suo
"Giardino dei Tarocchi", in aperta campagna, situato a metà
di una collinetta ricoperta di vegetazione, visibile per le sue torri
colorate e riflettenti già dalla strada statale Aurelia. Si tratta di
una serie di sculture ambientali percorribili a tema che costituiscono
un vero e proprio parco: le figure dei Tarocchi, progettate e realizzate
da Niki De Saint Phalle tra il 1979 ed il 1996. Jean Tinguely, marito di
Saint Phalle, a cui la moglie ha dedicato alla fine del percorso una
piccola ed insolita cappella, con tanto di fotografia del compagno
scomparso nel 1991, ha collaborato realizzando alcune opere in movimento
che emettono i suoi tipici e sinistri cigolii, oltre naturalmente alle
altre strutture in ferro.
I suoi interventi contrastano visibilmente con
l'ironia, la favola ed il senso del gioco di de Saint Phalle. In
sintesi, l'artista francese Niki de Saint Phalle ha realizzato, nel
cuore della Maremma [Capalbio, Garavicchio (GR)] in una zona posta tra
il litorale costiero e le colline più boscose dell'entroterra, l'opera
che può essere considerata la sintesi di tutto il suo percorso
artistico. Questa è composta da gigantesche sculture, alte circa 12/15
metri che raffigurano i ventidue Arcani Maggiori delle carte dei
Tarocchi. Fonte d'ispirazione alla realizzazione di questo esoterico
giardino è stato sicuramente il meraviglioso parco Guell
dell'architetto Gaudì a Barcellona, infatti sono evidenti le analogie
tra l'opera di Niki de Saint Phalle e quella dell'artista spagnolo non
solo per l'uso dei materiali, ma anche per la forte carica simbolica
racchiusa in tutto l'intervento. Le sculture sono state realizzate
internamente con tondino di ferro sagomato e saldato a formare una rete
fitta e intrecciata con una forma che già assomigliava alla scultura.
Quest'intreccio di ferro è stato riempito e rivestito di cemento
costituendo la parte grezza ed in seguito è stato rivestito con mosaici
a specchio, vetri pregiati e tessere di ceramica, lavorate e cotte sul
posto. Tutto il giardino è recintato da un muro di tufo in cui si
inserisce il singolare progetto della biglietteria, opera
dell'architetto Mario Botta. Il "Giardino dei Tarocchi" è
nato grazie alla solidarietà della famiglia Caracciolo che ha dato
all'artista la possibilità di realizzare questo giardino fantastico in
un appezzamento di terreno di loro proprietà. Oggi il giardino è
diventato una fondazione privata ed i suoi introiti servono alla sua
manutenzione. L'ingresso nel "Giardino dei Tarocchi" avviene
sulla falsariga di un percorso magico ed irreale, del tipo "Alice
nel paese delle meraviglie", o più semplicemente fantastico,
attraverso mostri, draghi, cavalieri, architetture coloratissime, tutte
realizzate in cemento e ricoperte di tessere di mosaico in vetro ed in
ceramica, che nelle giornate di sole si accendono nel vero senso della
parola. Se a questo si unisce il fatto che le opere sono disseminate in
una vasta area verde, al punto che alcune sono visibili soltanto
entrando in piccole radure nella boscaglia, il percorso nel
"Giardino dei Tarocchi" agisce continuamente sullo stupore, la
sorpresa e la curiosità dello spettatore. Un attraversamento di uno
spazio per certi versi simbolico, ma anche naturalistico nel senso che
sfrutta la conformazione del territorio, in cui le sculture si animano
fino a divenire veri e propri ventri della balena che ingoiano
letteralmente lo spettatore, come avviene all'inizio del percorso.
Quindi, l'ironia, la favola ed il senso del gioco, lo stupore, la
sorpresa e la curiosità che sostanziano il lavori di Niki de Saint
Phalle ci dirigono a verificare i lavori di Pina Parlati, che,
fondamentalmente, sottintendono e colloquiano con le peculiarità della
grande artista scomparsa. E, difatti, quest'anno le sue opere hanno
destato attenzione. L'artista sta preparando una serie di nuovi lavori
per una teoria di mostre, che metteranno ancor di più in luce ulteriori
riflessioni sulle sintesi cromostrutturali a cui è approdata. Abbiamo
discusso a lungo con Pina Parlati, la quale ha voglia di successo e le
sue ultime mostre e qualche affermazione sul mercato le hanno messo
grinta e calore. L'ultima produzione di Pina Parlati merita una
particolare attenzione critica, perché calibrata da interessanti, vivi
e marcati caratteri. Attualmente nella cromoplastica dell'artista emerge
una rilevante versione stilistica, sottolineata da sottili ed eleganti
combinazioni informali, di versante espressionista, consistente nella
proliferazione segnica di residui figurali che si aggregano, si
contrappongono, si bilanciano, si dissolvono e si disperdono nel "focus"
vettoriale di una decisa e costante fecondità gestuale, che s'eleva a
nutrire una metafora esistenziale, d'indubbia valenza. L'artista tende,
con andamenti ritmici circolari e, poi, trasversali ad accogliere
nell'estensione pittorica efficaci misurate densità cromatiche, che
gioiscono ad essere plurime e diversificate verità. Nell'assemblare
elaborate lievitazioni pittoriche, nettamente accentuate da un luminoso
consistente registro cromatico, Pina Parlati intende richiamare e porre
rilievi su problematiche esistenziali globali. Il suo cuore batte per le
sorti del mondo e le sue mani traducono con sagomature e colori moti
dell'anima. Pina Parlati, grazie alla sintesi del segno-colore e
all'atomizzazione delle immagini, le esplosioni cromatiche,
l'articolarsi di irraggianti segnacoli e di venate segnature, la
stratificazione di addensamenti di pigmenti, s'avvicina ad una visione
battente e calda dell'universo e propone, nel contempo, dimensioni di
trattenuta serenità e tranquillità. Pina Parlati orchestra tecniche
miste di elegante compendio, sostenute da sommovimenti e forti dinamicità.
Su sussulti, onde, controgiri, verticalizzazioni ed attraversamenti
naviga la mano dell'artista, che intende estroflettere partecipazioni
emotive e travalicare enigmi formali e mute evidenze di significati.
Muove la nostra operatrice da indicazioni pollockiane ed ha, come punti
ulteriori riferimenti Dova e i Basaldella, in particolare Afro, ma anche
Hans Hartung e la primamenzionata Niki de Saint Phalle. Pina Parlati
concerta lavori su cui si riuniscono giochi di liberazione e ci
illustrano il suo desiderio generoso di acciuffare la fantasia con i
suoi addendi positivi. Ma nella certezza di colpire il colto fruitore ed
il simpatizzante espone una poetica di alta ecologia espressa con un
codice non estremizzato, ma di sapore ludico-informale. L'artista
suggerisce solari visioni per agganciare la testa della gente, talvolta,
rivolta ad altri incombenze o passatempi. Come squarci connotativi
linguistici si offrono i suoi lavori e s'impongono come possibili
raggianti soli dell'intimo. Le alimentazioni fantastiche e quelle reali
alimentano lo sguardo sulla vita, sia quella globale che locale. La
disposizione ludico-informale di Pina Parlati, caricata di energie
cromatiche, la potremmo definire pittura "glocal", incisiva e
sintetica espressione anglosassone che combina la prima parte di "global"
e la seconda parte di "local". Le gradevolissime stesure di
segni e di solari cromatismi di questa giovane artista inseguono i
motivi dell'esistenza e sostanziano che il suo animo è rivolta al
meglio del mondo, cioè all'infanzia, che ha bisogno di nutrirsi di
futuro. Sui suoi quadrati colloca e trasporta la voglia di entrare nel
mondo stringendo la fantasia. In conclusione, con gioia, coadiuvata da
un'accesa ed incancellabile passione, tende a riprogrammare l'anima del
mondo. Sentiremo parlare di questa giovane emergente artista partenopea,
anche da buone gallerie del circuito che conta, perché cerca di dare
sostanza alle attese e fa palpitare speranze ed ottimismi per
oltrepassare limiti e rendere fermi, solerti, chiari respiri d'apertura.
Il suo intendimento indugia sull'esterno del mondo ed un sentimento di
riappropriazione la spinge a ratificare sussulti per acciuffare ed
alimentare una vitalissima "joie de vivre".
Maurizio
Vitiello
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