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1^ classificata
Premio Letterario di Poesia e Narrativa “Parole d’Autunno“ – Mondovì (CN)
MAGICA BERLINO
Andiamo,
alza il bavero caldo..
che il vento
allontani ed il freddo
ed i passi muoviamo
chiedendo alla notte
di battere i tocchi
più lenti…
che più lunghe le ore
svolgano il filo
di un gioco
tessuto fra ombre lontane.
Andiamo…
Non tremi il tuo cuore
ed il mio a te non risponda;
la luna non c’era:
sono io che l’ho messa lassù
a vestire d’argento stasera,
per farti provare
di nuovo
la gioia di essere vivo,
di iniziare segreto un cammino,
di lasciare alle spalle
solitudini grigie
e ricordi che sanno d’amaro.
Io e te, ambedue
della vita a novembre,
a Berlino, andiamo
schiacciando le foglie cadute,
ancora…. giocando.
1^ classificata
Premio Letterario Nazionale “La Clessidra” – Terni
I FIORI DEL CACTUS
Ricordi, figlio mio,
di cactus i vasi
che mi portavi a casa
come dono
perché alla mia finestra
io li mettessi
sopra il davanzale?
“Mamma” – dicevi –
“guarda che strani sono…
di spine ne hanno tante:
non vogliono carezze,
ma aspetta e, imprevedibili,
un giorno avranno fiori,
vivi però soltanto
il tempo di un mattino”
Ricordo figlio mio
le tue parole,
di quei tuoi anni
le spine dolorose…
e le carezze mie,
tenute in serbo
aspettando quei fiori,
ancora ho fra le dita…
Io non sapevo allora
che di te mi parlavi,
del “tuo” breve mattino…
2^ classificata
Concorso Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa Breve “Lui e Lei – Idea Donna”
San Benedetto del Tronto (AP) - Sez. a tema “Amarsi… per poi ignorarsi”
INCOMPRENSIONE
Negli occhi tuoi ti leggo
ciò che pensi e non dici,
ciò che farai,
ciò che allontani dalla mente,
ciò a cui hai serrato il cuore,
ciò che allarghi le dita e fai cadere
chiuso in te stesso e agli altri:
tu, capace di esistere
da solo in mezzo al mondo.
Sento girare le pagine di un libro,
la tua penna che scrive sopra il foglio,
sento la sedia muoversi con te
e indovino il tuo volto:
amaro, muto per ore ed ore,
senza bisogni ed emozione alcuna,
finchè la notte sale
e brucia ancora un giorno.
Ed io, impotente e inutile,
senza poterti dire e neanche dare
oltre me stessa, un po’ di ciel sereno,
io che non posso entrare
dove tu ti sei chiuso
nel tuo sterile te,
io non posso far altro che aspettare
che calmi il vento
e torni la bonaccia
e tu mi veda e, come un’alba attesa,
mi sorrida ancora
per riprendere insieme il nostro viaggio.
5^ classificata
Concorso di Poesia “M° Raffaele Burchi – Biblioteca di Tromello” - Tromello (PV)
AI MIEI FIGLI
Nei vostri occhi mi specchio,
rami e contemporaneamente radici
che per sempre mi legheranno alla terra,
diversi come il bianco dal nero,
fratelli come il pianto ed il riso.
Amati, ciascuno, prima e più di ogni altro,
accarezzati sulla pelle tesa del ventre,
gridati fuori e messi nel mondo
per ogni giorno della vostra vita.
A voi, figli ormai uomini,
che in casa venite bussando alla porta,
scrivo lettere senza inchiostro e senza parole
per lasciarvi questo mio essere madre
da chiudere a chiave nel tempo.
5^ classificata
Premio Letterario di Poesia e Narrativa “Carlo Levi” - Torino
COME PESCI ROSSI
Come pesci rossi
di un acquario
dividiamo angusti spazi
di apparenti vastità,
che solo illusorie trasparenze
dilatano in ampi infiniti.
Come pesci rossi
di un acquario
sembriamo correrci dietro,
mentre inseguiamo invece
strade le più diverse
che solo respiri d’acqua
affiancano a fatica.
Prigionieri di liquide sbarre,
spartiamo le stesse briciole
del quotidiano vivere,
annegando la noia
in monotoni arabeschi
sempre inutili e uguali
e come i pesci rossi
nell’acquario
boccheggiamo fra noi
sterili parole senza suono,
battendo il muso ai vetri
sazi di solitudine ambedue.
Immemori del mare
a cui fuggimmo insieme,
galleggeremo una mattina all’acqua,
l’uno dell’altra
senza più un rimpianto.
8^ classificata
Concorso Nazionale di Poesia “Cortese – Parole Città di Parete” – Parete (CE)
VANNO LE DITA ANCORA A CAREZZAR LE FOGLIE…
Vanno le dita ancora
a carezzar le foglie
di questo vecchio vaso
poggiato al davanzale
da quand’ero bambina.
Fresche, ogni maggio,
ancor di verdi aromi
rivestono quei rami
che l’inverno ha spogliato
e poi svegliato aprile.
Erano i giorni ultimi di scuola
e, sul balcone, io di quelle foglie
ogni mattina ne contavo nuove
aspettando che tiepido
schiudesse il sole
freschi e verdi i miei sogni.
Ed ultimi anche sono
questi della mia vita i giorni:
li accarezzo uno ad uno,
trepida foglia a foglia
che ancora conto nuova
di maggio ogni mattino,
ma ormai non scalda il sole
che, appassiti e piegati,….
i ricordi.
SEGNALAZIONE DI MERITO
Premio Letterario “Candia – Il Gioiello” – Massa
RUMORE D’ACQUA
Nel buio della stanza,
rumore d’acqua
dice che fuori piove.
Resto in silenzio,
lavo l’anima e i pensieri,
i desideri e i bisogni.
Prigioniera di grate d’acqua
conto i miei passi:
insopportabile accettare
di restare qui dentro.
Allora,
passo tra i vetri della fantasia
e torno alla scogliera di Alabe,
lontana nel tempo
ancor più che per mare.
Tornano mille estati
vestite solo d’acqua e di sale,
poche povere case
cadute fra i silenzi ed il vento,
dove onde e faraglioni si odiano
e il sole ha perso la via del tramonto.
Forse siamo ancora lì,
noi tutti e quattro insieme,
ad aspettare fino a tardi la sera
avvolti in coperte di spruzzi;
cercano i bimbi conchiglie vedove
da rimaritare alle stelle
che ad una una s’accendono sul mare…
Rumore d’acqua
lava gli anni e i ricordi.
Rumore d’acqua:
insopportabile è che il tempo
indietro non possa più tornare.
SEGNALAZIONE
Premio Nazionale di Poesia “Terziere di Cittàvecchia” – Massa Marittima
(GR)
STABAT MATER 1999
C’era una madre e c’era un figlio:
morto il figlio nel volto,
morta la madre dentro all’anima.
C’erano molti intorno…,
ma intorno non c’era nessuno:
erano soli quel figlio e quella madre,
che, con affanno, tesse antiche tele
per trattenerlo ancora un po’ con lei.
C’era pianto. C’era dolore.
C’era una pietra sul cuore della donna,
che mai nessuno avrebbe sollevato.
C’era silenzio e c’erano impietosi i minuti
che scivolano via dai pugni stretti
e già fuori la porta discreta bussa la Rassegnazione,
ma la donna le impediva di entrare.
C’era una donna e c’era un figlio,
ma uno andava e l’altra rimaneva
e disperata si chiedeva come.
Ormai non ha più tempo,
non ha più preghiere…
così, bevuto anche il fondo del dolore,
non resta altro per lei
che celebrare il rito di un assurdo addio:
lacrime di madre su quei piedi bianchi
che nessun’acqua dovrà più lavare,
capelli ancora neri per un pianto
che mai sorriso potrà più asciugare.
Basta….
s’acquieti anche il lamento:
una nell’altro è morta all’infinito.
Resta una Madre e un Figlio ed una Croce…
ormai cala la sera e in cima a quel Calvario
ho pianto anch’io un cristo senza nome. Volontariato nel Reparto Rianimazione di un Ospedale romano - 27 giugno 1999
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