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Giancarlo
Remorini, nato a Empoli il 25.6.1934, risiede a Bientina, in
provincia di Pisa.
Caposquadra
"Piaggio" di Pontedera, impiegato tecnico "Nuovo
Pignone" di Firenze, ora in pensione, è sposato e ha quattro
figli.
Disegna
e dipinge acquerelli, scrive da sempre ma solo da qualche anno
partecipa a Concorsi Letterari.
Tra
i riconoscimenti in poesia e narrativa, i premi:
"Il
Portone", "Cris Pietrobelli", "Fazio degli
Uberti" Pisa; "Andrea da Pontedera", "Giovanni
Gronchi" Pontedera; "Santa Margherita Ligure - Franco
Delpino", "Vivere il mare - Vittorio G. Rossi",
"Per un mondo di Pace" e "Pianeta Donna" Santa
Margherita Ligure"; "lo.. Esprimo" e "Uniti
per la Pace" Capranica; "Poetando in Valbormida"
Riofreddo di Murialdo; "Genova e la pace nel mondo";
"Poesia e Immagine" Cislago; "Olinto Dini"
Castelnuovo Garfagnana; "Rivalto" Chianni; "Castellare
d'argento" Vicopisano e "Pennacalarnaio-Zacem"
Savona.
Numerosi
secondi premi e successivi piazzamenti, segnalazioni, menzioni,
premi speciali e di finalista.
Fra
i molti premi speciali: il "'Superprestige Anno Santo
2000", "Regioni Duemila" Roma; "Premio del
Giubileo" Luco dei Marsi; "Omaggio a Carla Gronchi"
al "Giovanni Gronchi" Pontedera; Premio della Critica al
"Vincenzo Caldarelli" e "Santa Rosa" Viterbo;
Premio "Famija Varsleisa" Vercelli; la Targa del
Presidente al Premio "Streghetta" Milano; Targa della
Giuria al Premio "Europa" Lugano.
Presente
in antologie di prestigio, nel 2002 ha pubblicato la prima silloge
di poesie:
"Il
rio della valle degli alberi".
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Una
poesia ricca di accenti è la realtà creativa del Remorini. (...)
Si
consiglia un' attenta lettura, quasi una degustazione. Si faccia
caso al dinamismo come in "Giallo d'autunno" che si
dipana a folate, come il vento che vuole descrivere: "... Si
staccano in volo le foglie / e vanno lontano e calano piano e
saltano / ancora. (Si noti come l'azione rimane sospesa tra un
verso e l'altro, legando i tempi della narrazione) Ondeggia
qualcuna, si adagia, / s'imbratta. Un'altra finisce nel
fiume". O il ritmo musicale de "L'abat-jour" con la
sapiente reiterazione : "Cos'è quel ritornare nel mio cielo
(...) Che sono quelle voci, questi lampi... Cos' è quella
viottola (...) Che sono quei riflessi tutti d'oro (...)".
Remorini
sa servirsi della tecnica come di un docile strumento che dona il
colore giusto ad ogni venatura. Diverrà poi quasi conseguenza il
contenuto, l'attenzione per il mondo a 360 gradi, senza
pre-concetti, restituendo il reale con quel soffio ineffabile che
proprio nelle pieghe del mestiere ritroviamo alto. Poi la potenza
delle citazioni, il Merton de "Il canto del mare":
"Il fondo del mare è venuto nella mia / stanza muta dove,
sonnambule, le sirene / ed i pesci, cangianti mezzeluci , vengono
/ a dormire". Un' affermazione significativa: la poesia deve
avere il dono di sparire, di lasciar irrompere la realtà che i
versi evocano.
... Ma la musica più sublime è il silenzio (come direbbe un
maestro zen) Così è in "A sera, in Pie'maggiore" :
"Acqua in bocca per dire silenzio./ Ed il silenzio s'è messo
a cantare: / Non posso, / non devo parlare". Anche questa è
capacità di cogliere l'ineffabile.
(note
critiche di Gian Piero Prassi per il Volume n. 3
di
"Poeti italiani contemporanei" - A. N . P . A.
I. - Santa Margherita Ligure, 2001)
Lo spirito soffia dove vuole come libertà assoluta e misteriosa: una
sua definizione nella Bibbia è "ruah" che significa appunto
anche vento.
Queste liriche, riprendendo in mano anche la rima di Giacomo Zanella,
offrono un recapito e una sosta alla forza impetuosa della Creazione con
le sue scansioni.
Varazze
è una torre di avvistamento privilegiata con due dimensioni: la
profondità del mare, l'ascensione dei monti. L'autore "scala"
tutti e due gli elementi tuffandosi nella notte, nei tramonti, con il
canto del mare rappresentato da un'arpa come l'accompagnamento di un
salmo, oppure si arrampica fino alle stelle che sono
"monachine" in lode perpetua secondo anche una intuizione
estatica di San Francesco (il termine scalare, improprio per il
linguaggio poetico, è suggerito dal richiamo alla lettura di Thomas
Merton che introduce la lirica: è l'autore mistico infatti de "La
montagna dalle sette balze").
La meditazione, scandita dal paesaggio interiore ed esterno, espressa in
modo sublime dal "coprirmi di silenzio", non dimentica nella
sua speculazione la raccomandazione evangelica: "Se non sarete come
bambini..." Ed ecco allora la festa di tutti i diminuitivi
affettivi che riportano l'incanto del paese nella sua proiezione storica
del passato incantato
con Nonna Corinna e la neve che fiocca candida come lo è il tempo di un
bambino rappresentato appunto dalla primavera, la stagione della
limpidezza. Non mancano espressioni felici che rendono tridimensionale
la lettura come quei libri di una volta dove voltando pagina saltava
fuori il paesaggio di cartone come una quinta di un teatro per i
piccoli: fra queste deve essere ricordata quella dove "le foglie /
fanno / a gara
con le rondini": il punto più alto di animazione del paesaggio
insieme forse alla descrizione del "giallo" alla fine della
poesia.
Questo mondo incantato, come quelle palle di vetro che scosse fanno
cadere la neve, non dimentica le grandi tragedie di ieri e quelle più
recenti frutto di "un demone" che "passava" anche se
il termine è usato solo per il massacro di Kindu: l'Olocausto,
Hiroshima e Piazza Fontana occupano i primi posti insieme alla guerra
che, in senso inverso a Rodari, cambia la granita con la granata del
cannone.
La silloge, per concludere, può essere paragonata a quel viaggio magico
per le Cinque Terre, per il Golfo dei Poeti e per tutte le altre
"sirene turistiche" che albergano sulla costa ligure: ci sono
le soste nei golfi spirituali dell' anima, la pesca nel profondo delle
acque del ricordo e le escursioni sulle vette della speranza e
dell'ottimismo.
(Prefazione di Cristiano Mazzanti della silloge di
poesie
"Il
rio della valle degli alberi" - Ibiskos Editrice,
Empoli, 2002)
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Un
acquerello realizzato dall'Artista per la copertina della silloge
"Il
rio della valle degli alberi" (Ibiskos
Ed. Empoli, 2002).
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BORGOMAGGIORE
Fiori, tanti.
E quanto verde c'è su quelle mura..
Un
cielo così limpido non c'era
mai stato su nel cielo, come allora..
Come il canto
tranquillo di un bambino nella sera..
Sul far della sera
la palla balzella ancora un poco
nell'ultimo
gioco di sempre.
È come il tonfo di un sasso in un bozzo:
un bozzo come un lago di montagna.
Il borgo è come un rio: aumenta
il
mormorio sul far della sera
ma come se.. chetasse.
È come se chetasse il silenzio.
Ma rompe le.. ciabatte
il chiasso del fracasso d'un cerchione
che
sbatte in un bidone..
Ed ecco lo il silenzio: nel fruscio,
timido,
delle fronde
un canto in si bemolle che confonde
il pianto delle polle.
Sì, come in un borgo di montagna.
E come una preghiera
sul far della sera.
Fiori, tanti.
E quanto verde c'è su quelle mura..
Un
cielo così limpido non c'era
mai
stato su nel cielo, come allora..
Come il canto
tranquillo di un bambino nella sera..
Ed il rimpianto
di tanto verde sopra quelle mura.
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NONNA
CORINNA
La candida regina del maltempo
ricopre
la campagna desolata,
avvolge piano piano la vallata
fioccando
zitta zitta nottetempo.
All'alba fiocca ancora: nel frattempo
s'affaccia,
tutta quanta imbacuccata,
la
nonna.. ma ne resta congelata
e subito richiude: ..brr, che tempo!
La chiesa sarà vuota stamattina,
invano
si rintocca dalla chiesa:
la mia vecchierella sta in cucina
e prega, accende il fuoco, poi si china
nel
canto del camino come offesa
dal freddo della gelida mattina.
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QUEL
16 LUGLIO DEL '44:
giorno della Madonna del Carmelo
Le foglie
di tanto in tanto mosse appena appena..
affannano
un concerto di cicale:
uguale, sempre uguale..
"Abbollore.. le mele'otte.. o, oo..
bolleno!"
Alberto cantava nel mio borgomaggiore
quella
domenica, caldissima, di Luglio:
giorno
della Madonna del Carmelo.
Ed io, con la granita della Mariina,
in
casa mi tuffavo, sognando,
nel
mio mare: il mare di Varazze.
Finivo la granita.. e venne la granata:
la prima, maledetta, cannonata.
"Abbollore.. le mele'otte.. o, ohh.."
E l'ultimo canto si strozzava, per sempre.
Ed
io? Per sempre quel lampo accecava
l'azzurro del mio mare: l'azzurro
che vedeva nel sogno il mare di Varazze.
Un mare di calcina mi bruciava
negli occhi di bambino..
l'azzurro del mio mare..
E venne tutto grigio, scuro, nero..
E tutto venne buio. E tu?
Maria del Carmelo, Alberto, ti portava
nel suo cielo, a cantare per sempre..
"Abbollore.. le mele'otte.. o, ooo..
bolleno! "
Nel suo borgomaggiore.
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GIALLO
D'AUTUNNO
Un brutto ventaccio si mette a fischiare
sugli
alberi: si schiantaI si dondola
un ramo. Si staccano in volo le foglie
e vanno lontano e calano piano e saltano
ancora.
Ondeggia qualcuna, s'adagia,
s'imbratta.
Un'altra finisce nel fiume.
Ed altre mulinano vorticosamente
e, come ubriacate, traballano a terra
strisciando
e, come impazzite, si danno
a corse sfrenate, sbattendo in un muro,
posando
stordite sul mio marciapiede.
E poi una ramazza rimuove ed ammucchia
quel
verde ingiallito, quel giallo
sbiadito.
Il giallo è finito:
il
vento l'ha ucciso.
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IL
CANTO DEL MARE
Il mare: il canto del mare.
Un'arpa sottofondo, leggera
la voce del mare.
Racconta e racconta..
Affiorano note
sommerse: le voci profonde del mare.
Ieri sera rileggevo così Thomas Merton
traducendone il canto del mare..
Ed il mare è venuto nella mia stanza muta.
Lievi nell'aria suonano violini
corali di pesci e sirene, mutevoli e grevi
dove
più le acque trattengono la musica.
Il fondo del mare è venuto nella mia
stanza
muta dove, sonnambule, le sirene
ed i pesci, cangianti mezzeluci, vengono
a dormire.
I silenzi suonano muti profondi corali
violini:
le voci, orchestre nel fondo
perdute, rifrangono le luci rifrante.
Ed il mare.
Thomas Merton, ieri sera.
Il mare: il canto del mare.
Un'arpa sottofondo, leggera
la voce del mare.
Racconta e racconta..
Affiorano note
sommerse: le voci profonde del mare.
Un'arpa.
Ed un canto.
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IL
MARE, STASERA: ISTANTI, MOMENTI
Istanti, momenti..
Confusamente il sole
ripone tavolozza e colori.
Momenti, istanti: a prolungare ancora..
Tuffandosi
il sole va a dipingere le nubi,
stasera, dopo aver acquerellato
per tutto il giorno il mare.
Nel fuoco del tramonto
il sole sta baciando l'orizzonte:
mi fissa sulle lucciole del mare
la fascinosa scia..
Lontano..
un puntolino s'avvicina
a cogliere la sera.
I remi tira in barca:
e l'ultimo gabbiano rimira
finché si fa lontano, un puntolino..
il mio puntolino.
S'è spento il fuoco del tramonto.
Ma non le sue faville: le stelle
son monachine a spasso per il cielo..
Teneramente
il cielo si confonde con il mare
stasera.
Come un sogno che dice una preghiera..
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UN
ATTIMO SOLTANTO
Un attimo soltanto di silenzio..
soltanto,
tutto mio:
chiudere la mia stanza, aprire solo
a
Dio.
Coprirmi di silenzio, lasciarmi
un
po' senza parole:
lasciare finalmente parlare
la Parola soltanto..
gustarne
silenziosa e melodiosi
la voce ed un sospiro ed il respiro..
aprire verso cieli di stupore
nell'intimo
lassù
la mia piccola stanza di quaggiù:
un attimo soltanto.
"I cieli narrano del mio Signore.."
e sono meraviglie..
Silenzi di silenzi
ne cantano l'amore.
Ed il silenzio racconta la parola:
e la parola racconta il suo silenzio.
Inizio senza fine
preludio
che diventa sinfonia
l'amore
come lievito fermenta..
E tutto diventa poesia.
Un attimo soltanto di silenzio..
soltanto,
tutto mio:
chiudere la mia stanza,
aprire
solo a Dio.
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L'ABAT-JOUR
Cos'è quel ritornare nel mio cielo
e quella nenia sempre rediviva
e poi quel sussurrare di ricordi:
la dolce, dolce amara nostalgia?
E quella mia canzone nel cammino
di giorni, di momenti e di rimpianti:
di sogni nel rimpianto di un momento..
Quel canto, quella nenia, quel sussurro
è musica dolcissima: cos'è?
Che sono quelle voci, questi lampi
di nubi che sprigionano la luce?
Cos'è quella viottola che sale
e
sale
su nel cielo
fino al sole?
L'adagio lento della sinfonia
che fa dimenticare la mia vita?
Che sono quei riflessi tutti d'oro
che rendono prezioso l'infinito?
E quella luce tenera: cos'è?
Un sogno è solo un sogno..
cos'è?
Un sogno è come il cielo: un abat-jour
acceso
là, lassù..
E non si spenge più.
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A
SERA, IN PIE'MAGGIORE
Acqua in bocca per dire silenzio.
E
l'acqua del monte
scialacqua
ad una fonte
in dolce gorgoglio,
in lento
mormorio,
fin giù nella valle,
in fondo alla valle,
fra i sassi del rio.
Già l'ombra del monte sul borgo..
Un
brivido corre le fronde
e scorre le polle.
Il solo silenzio discorre..
È terso l'azzurro: respiro.
Già perso..
sospiro: già sera.
Ininterrottamente sul torrente
si sente, come un alito di vento,
appena,
come niente,
il fiato ed il respiro tutto quanto..
di
tutto.
E del silenzio soltanto.
E soprattutto.
A sera, in Pie'maggiore.
Acqua in bocca per dire silenzio..
Ed
il silenzio s'è messo a cantare:
Non
posso,
non devo parlare.
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GIROTONDO
Adesso
vado a spasso
e mi diverto un mondo:
Le foglie
fanno
a gara con le rondini: che chiasso
sulla
piazza
quando fanno girotondo..
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