Ines Scarparolo

 

Categoria  Poeti

Indirizzo:   Via Nicolò Vicentino, 102/3

Città:  36100 Vicenza

Telefono:  0444504784

Cell.:  349 3113577

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E-mail:  nininscarpeta@libero.it

Data adesione:  Aprile 2009

 

 

Ines Scarparolo, nasce a Vicenza il 20 agosto 1946, dove risiede.

 

Fa parte del Cenacolo Poeti Dialettali Vicentini (ne ha coordinato incontri e attività culturali nel triennio 2007/2008-2009/2010) e di numerose altre Associazioni Culturali locali, regionali e nazionali. Fin dal 1995, partecipa a concorsi di poesia e narrativa, sia in lingua che in dialetto, conseguendo oltre trecento riconoscimenti, tra i quali quasi sessanta primi premi. Dal 1997 è collaboratrice attiva del mensile in dialetto veneto “Quatro Ciàcoe” del Gruppo Editoriale Padova di Camin (PD).
Nel marzo del 1997 ha pubblicato "S'ciantìse", edizione fuori commercio di versi in dialetto vicentino curata dall'A.L.I. Penna d'Autore di Torino. Sempre nel 1997 è stata pubblicata e divulgata (quale supplemento alla rivista letteraria "Penna d'Autore" di Torino) la sua silloge in lingua "Ascolta", vincitrice del 2° Concorso Internazionale "Penna d'Autore d'Oro". Segue nel 2000, con la Montedit di Melegnano (Mi), il volume di filastrocche e poesie per bambini e ragazzi "Quando fiorisce il pesco". Nel 2001 la Helicon di Arezzo pubblica, con prefazione del prof. Neuro Bonifazi, la sua raccolta di poesie in lingua "Tra nubi erranti". Nel 2002, esce a cura dell’A.L.I. Penna d’Autore di Torino la pubblicazione-premio “Giochi di Colore”, poesie in lingua edite fuori commercio quindi, nel dicembre dello stesso anno, con l'Editrice Veneta di Vicenza, esce il suo secondo libro di poesie per l'infanzia "Il respiro dei fiori". Nel 2004, curata dall’Editore Nicola Calabria di Patti (Messina), pubblica “Sogni nella valle”, raccolta di racconti brevi ambientati nella Val di Cembra. Nel 2005, a cura dell’A.L.I. Penna d’Autore di Torino, fa seguito la raccolta di poesie in lingua “Grappoli di stelle”, silloge d’amore edita fuori commercio.
Nel 2006, per le edizioni Cannarsa di Vasto (CH), pubblica con la Collana “I Poeti dell'Histonium”, la silloge poetica in lingua e dialetto: “per te, amico!”.
Sempre nel 2006, ha curato per Carta e Penna di Torino, in collaborazione con la poetessa Cristina Contilli di Macerata: l'antologia poetica “Elegia per Nadia Anyuman”, raccolta di autori vari in memoria della venticinquenne poetessa afgana massacrata dal marito nell'autunno 2005 per aver osato declamare in pubblico i suoi versi e, per la Collana “Riscoprire l'Ottocento”, il volume “Dall'Arcadia al Romanticismo, il percorso di una poetessa vicentina dell'Ottocento: Vittoria Berti Madurelli”. 
Nel 2007, viene pubblicata la sua seconda raccolta di poesie d'amore “Ed è già Quiete”, risultata vincitrice al Trofeo Penna d'Autore 2006.
Sempre nel 2007, con l'Editrice Veneta di Vicenza cura un voll. Antologico di pensieri e poesie dedicati ai suoi nipotini: “Il canto della vita”.
Nel marzo 2008, esce il terzo volumetto della sua trilogia d'amore: “Il distacco”, silloge di dieci componimenti poetici completati dalla traduzione in lingua inglese di Cristina Contilli.
Ad agosto 2008, a cura dell'A.L.I. Penna d'Autore di Torino, esce il volume “Tu, viandante del mio corpo...”, che raccoglie in un contesto unico le sue tre sillogi di poesie d'amore, pubblicate dal 2005 al 2008.
Nel maggio 2009, per le Edizioni Nuovi Poeti di Gianpiero Grasso – Vaprio d'Adda (MI), esce il quaderno “La Filosofia dei vecchi”, che raccoglie Modi di dire del dialetto veneto, con particolare riferimento al vicentino. 
Nel 2010 pubblica, con l'Editrice Veneta di Vicenza “Sei storie piccine piccine picciò”, raccolta di fiabe dedicate ai suoi nipotini che risulta vincitore ex-aequo per la Narrativa Edita al Concorso Internazionale Poetico Musicale 2010 di Basilea.
Quale classificata al 2° Poesto al Concorso Nazionale Poesie d'Amore, l'A.L.I.Penna d'Autore di Torino, nel 2010, produce un Audiolibro con una ventina di sue poesie, registrato alla SIAE: “Tra le mani, caldi colori d'autunno”.
Nel 2009, al Premio Histonium di Vasto (CH), le viene conferito il Premio Histonium d'Oro per Meriti Letterari. Nel 2010, le viene assegnato dalla Provincia di Torino il Trofeo Letterario Internazionale Penna d'Autore “Premio alla Carriera”.
Molto positive le recensioni critiche ai suoi volumi da parte di numerosi esponenti dell'ambiente letterario.
Sue poesie sono pubblicate in prestigiose antologie, anche a livello europeo e su testi adottati nella scuola primaria, altre sono state tradotte in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, rumeno, greco moderno, pharsi. Sul sito iraniano di “Mah-mag Magazine of Arts & Humanity”, sono pubblicate alcune sue poesie d'amore e per l'infanzia, oltre ad alcune fiabe da lei stessa illustrate. 
Due suoi lavori poetici: "Fatmata" e "Ahmed", tratti dalla silloge Ragazzi, sono stati musicati per Cori di voci bianche dal M° Bepi De Marzi di Arzignano (Vi); un altro suo testo per l'infanzia, “Pim pum d'oro” tratto dalla silloge Primavera a Kukes, viene musicato da Angela Maria Gorlato di Vicenza e vince il 2° Premio Speciale al Concorso di Canzoni per l'Infanzia “Canzoni e Colori 2006”, indetto da Radio Nuova Macerata. 

 

 
 

 

 

 

Come na foja

 

On rèfolo garbo de vento
na spirià tènara de sole
el canto sifolin de on petarèlo,
la trasparensa de na làgrema
che so la pele trema,
el tùrbio de la rabia
che rósega inte l'ànema...
La xe la storia
dolse e rùspia de 'a me vita...
E mi
me lasso 'ndare
come na foja
che casca
e zola drìo del vento...
Speto che 'ncora ti
vardàndome 'te i oci
te me disi
che no 'a xe stà, no
na buzaràda
el nostro amore.

 

 

Traduzione della poesia in dialetto vicentino urbano:
COME UNA FOGLIA


Un alito aspro di vento / una tenero raggio di sole / il canto fischiettante / di un pettirosso, / la trasparenza / di una lacrima / che sulla pelle trema, / il torbido della rabbia / che rode nell'anima. / È la storia / dolce e ruvida / della mia vita... / E io / mi lascio andare / come una foglia / che cade / e vola seguendo il vento. / Aspetto che ancora tu / guardandomi negli occhi / mi dica / che non è stato, no / un inganno / il nostro amore. //

 

 

 
 

Ed era un giorno

 

Ti sfioro, mio ricordo
di un lontano passato...
Dove sono i tuoi baci
di fuoco e tenerezza?
Forse è quest'acqua
che inquieta va scorrendo
tra riflessi di boschi
e chiarori di sole
a celarne la magia
nell'arcano dei suoi flutti...
È stato forse un sogno
l'appassionato abbraccio
che ha intrecciato per la vita
i nostri due respiri?
Ed era un giorno 
luminoso d'estate.
Ora che vai vagando
mistero nel mistero
ancor ti sento
come soffio sulla pelle
e m'accarezzi il volto
proteso al tuo richiamo.
Ancora palpitano
le spighe all'astro d'oro
mentre s'acquieta il cuore
trovando un senso ai giorni.

 

 

 
 

La ninfa del sogno

 

Ha ancora
bagliori d'argento
il mio lago dipinto
del verde dei boschi.
E vi è ancora
il ricordo nel cuore
di favole arcane
ove baci incantati
destavan dal sonno
principesse e bambine
dagli occhi ridenti,
con le guance di seta
colorate di rosa.
Hanno ancora, le labbra
il sapore dei frutti
e dei fiori dei monti
ma non vi è chi li colga
nella sera incipiente...
E già passa il mio giorno
venato di tristi fatiche.
Là, nel lago contemplo
tra i bagliori d'argento
la ninfa del sogno.
Lei si specchia
e va invano cercando
tra i riflessi sull'acqua
conferme d'amore.

 

 

 
 

Lasciando tracce

 

I nonni e i bimbi
non hanno segreti,
sanno vedere il mondo
con occhi di magia
e il loro sorriso
rompe ogni tristezza.

Sul volto del nonno
il tempo ha disegnato
una strana, misteriosa
geografia 
e pare la sua mano
un nido di sentieri
ma quando essa
stringe con tenerezza
la fidente mano piccolina,
acquista la forza
di colui che nulla teme.

E rallentano 
quei piedi piccini
per dare tempo al nonno
di proseguire insieme
lasciando tracce
incise dall'amore.

 

 

 
 

PUNTURINA E IL TRAPIANTO

 

Viveva una volta, in un paesino di poche pretese vicino al mare, una piccola zanzara tigre, leggiadra nell'aspetto e agile nel volo; il suo nome era Punturina e apparteneva alla nobile casata dei Pungi-pungi. La piccola aveva un solo, grande difetto, era distratta, anzi... distrattissima: quando prendeva di mira qualcuno dall'aspetto gustoso, si entusiasmava talmente da non badare a nulla e a nessuno, nella sua rincorsa... 
Il capogruppo Big-Zanzi, tempo addietro, si era fratturato una zampina cercando di far deviare Punturina da una rama con tanti ricci di castagne, tanto che ancora oggi, dopo mesi di riabilitazione, era costretto a sorreggerla con una piccola stampella di legno di noce; la levatrice più anziana, inoltre, si ritrovò un giorno con 108 larve sparse in ogni dove, perché Punturina aveva perso l'equilibrio guardando un millepiedi addormentato ed era caduta col culetto proprio nell'incubatrice di raccolta... Ahi, ahi, ahi! L'ostetrica dovette cercare le piccole larve a una a una, controllando con la lente in ogni dove, contando e ricontando per non incorrere nella sanzione del severo Giudice Flit, tutore dei minori abbandonati...
Le altre zanzare cominciarono così a evitare di trovarsi nei paraggi della compagna distrattona e Punturina, poco alla volta, si abituò suo malgrado alla solitudine, tanto da non accorgersi, una sera di burrasca novembrina, che l'intera comunità delle zanzare tigre si era allontanata.
Colta da una profonda malinconia, non si dette da fare per raggiungerle, ma si lasciò andare, scordando persino di nutrirsi, tanto... la gente ormai se ne girava ben infagottata e, se lei si arrischiava a entrare in qualche cucina per trovare un po' di calore, immediatamente vedeva mani gigantesche e minacciose che le si scagliavano contro... Povera piccina!
Una sera, scorse un esserino minuscolo, di un tenero rosa, addormentato in una culla accanto a un focolare e, mentre nell'aria si alzava il suo lieve, tranquillo respiro, le venne voglia di incunearsi sotto alla sua testina per godere di quella dolce compagnia. Trovarsi accanto a quel morbido fagottino, le fece venir voglia di baciarlo e, vogliosa di affetto, spinse avanti il suo pungiglione e con quello lo accarezzò un po' dappertutto.
Oh, nooo!!! Il piccolo prese a piangere disperatamente e Punturina, spaventata, fuggì, nascondendosi dietro a un librone della biblioteca.
Intanto nella stanza erano accorse due donne, una vecchia con una crocchia grigia sul capo e una giovanetta snella e bionda: “Zanzare maledette! Ma non dovrebbero essersene andate tutte, ormai”? E la vecchia, con fare deciso, raccolse il piccolo e cercò di calmarlo mentre la giovane gli metteva una cremina morbida massaggiandogli la pelle.
“Non riesco a farne una di buona...”, pensò fra se' Punturina e, rattristata e affamata, uscì di casa attraverso una finestra che dava sul cortile. Se nestava sconsolata a piangere accanto all'ultimo bocciolo infreddolito di una pianta di rose selvatiche, quando le si fece accanto un alto e irsuto cane pastore, dal pelo sporco e arruffato. 
“Ehilà, piccolina, non mi avevano detto che c'era la possibilità di balneazione anche in questa stagione... Hai le lacrime che formano un lago...”. E rise con un “Buh buh buh” che lo fece sussultare tutto. La zanzarina si asciugò con una zampetta gli occhi e, curiosa, lo guardò.
“Come ti chiami, e perché ti sei fermato a chiacchierare con me? Tutti mi scacciano, e sono rimasta sola, non riesco a combinare che guai... Volevo dare i bacini a una creaturina piccola, tutta rosa, e non sono riuscita che a farla piangere...”.
E singhiozzando disperatamente, si aggrappò all'orecchio sinistro del cane pastore.
“Ehi, distrattona – fece quello - non ti accorgi di pungermi, oltre che di inondarmi di lacrime salate? Vabbè, mi presento, sono Dentone: come vedi, ho un dente scheggiato e giallo, che mi è anche cresciuto storto...”, poi scoppiò a ridere con simpatia.
La zanzarina Punturina, scorgendo sul volto della bestia un sorriso benevolo, si rilassò, tolse delicatamente il pungiglione che, per sbaglio, gli aveva affondato nella carne e, speranzosa, gli chiese: “Dentone, che dici? Diventeremo amici?” 
“Certo, a patto che il tuo attrezzo di tortura se ne resti a distanza di sicurezza dalla mia pelle, anzi, che ne diresti di venire dal mio chirurgo plastico, per un piccolo intervento”? 
La piccolina cominciò a tremare e a balbettare impaurita: “Mah, mah... è proprio con il mio Pungy che mi sono nutrita, e difesa sinora...”. “Già, già, lo so, ma so anche che una certa zanzarina distratta lo affonda sempre e ovunque, senza badare alle minime precauzioni. Al mio chirurgo suggerirò di dotarti di qualcosa che... ti farà benvolere da tutti... Su, muoviamoci”! 
Punturina si appoggiò fiduciosa alla schiena di Dentone e, tanto per risparmiare fatica, si lasciò trasportare in tal modo attraverso un sentiero sassoso che portava, dalla spersa laguna, all'interno di un bosco ombroso. Nella parte inferiore del grosso tronco di un pino marino, stava un portoncino appena accostato. Dentone vi battè sopra con la zampa e, abbaiando concitato, prese a chiamare: “Signor Chirurgo, Signor Chirurgo, è un'emergenza!”. 
Il portoncino si aprì e ne usci, con il muso accigliato e le penne arruffate, un grosso gufo. Sopra il becco portava due occhialoni a mezza lente e, sotto un'ala, teneva una forbice dall'aspetto, per Punturina, non troppo rassicurante...
“Ah, sei tu, Dentone... E questa piccola in lacrime? Chi è, e come mai non se n'è partita con le altre?”.
“Dottor Gufotto, mi scusi, ma è per lei che son venuto sin qui; ho sentito parlare dei suoi trapianti, di becco, d'ala, di coda... Non sarebbe per caso possibile togliere a Punturina il suo affilato pungiglione e trapiantarle qualcosa di meno pericoloso?”.
“Mmmh... Ma non ha pensato, la piccola, che così facendo dovrà rinnegare tutto ciò per cui è nata e cresciuta? E cosa le trapianteremo mai, al posto di questo?”
La zanzarina ascoltava, attenta e silenziosa, ripensava alle sue compagne che non l'avevano mai accettata, ai suoi tentativi inutili di farsi amica la gente, al suo nuovo amico Dentone che, con affetto sincero, voleva vederla felice. Ricordava anche la dolcezza provata quando, quello stesso giorno, si era appoggiata alla tenera carne del bimbetto addormentato...
“Signor Chirurgo Gufotto, forse io sono una zanzara un po' diversa... Ho sempre un po' invidiato i baci che si danno gli umani: quello tra una mamma e il suo bambino, quello tra fratelli, quello tra due innamorati... Che ne direbbe di trapiantarmi delle labbra morbide, fatte a cuore”?
Il chirurgo ci pensò per un po', poi accondiscese e, fatta addormentare la zanzarina con una foglietta di Valeriana, provvide a innestarle, al posto di Pungy, la tenera boccuccia che lei tanto desiderava.
E da quel momento, tutte le zanzare che a novembre girano per casa o nei giardini, possono forse dare soltanto un po' di fastidio con il loro zampettare ovunque ma, ammettiamolo, non pungono!
Osservatele bene, forse hanno pure loro una boccuccia con labbra morbide, fatte a cuore.