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NOVELLA TORREGIANI GRILLI è nata a Porto Recanati il 18 luglio 1935, da
genitori di origine locale sin dalle più lontane generazioni.
Insegnante
elementare in congedo dopo 35 anni di servizio statale, si dedica a
coltivare l'arte sotto diversi aspetti: musica, poesia, fotografia.
In
collaborazione con i Soci di "CORO A PIU' VOCI",
Associazione culturale attiva in Porto Recanati sin dal 1995, organizza
recital di poesia, concorsi letterari, piccoli concerti, presentazioni
di libri.
Incoraggiata
dai professori Ave Maria Stella di Bari, sua insegnante di lettere, dal
prof. Fulvio Acanfora di Perugia, da Antonio Ramini, critico letterario
e filologo di Iesi, ha pubblicato
"COSI'
PER CASO", volumetto di poesie che ha raccolto premi in tutta
Italia.
Scrive
anche in dialetto portorecanatese e ha ricevuto consensi in altre
regioni e nel proprio comune, soprattutto da parte del prof. Lino
Palanca che ne ha divulgato alcuni scritti nel volume di autori
dialettali portorecanatesi "TESTIMONIANZE OLTRE IL
TEMPO"(1996).
Non
ha mai inviato le proprie opere a personalità politiche, religiose o
con altri titoli e si è presentata ad ogni concorso letterario,
anonimamente, senza alcuna prerogativa particolare che potesse
agevolarla nelle classifiche.
OPERE EDITE
1) Volume di poesia "COSI' PER CASO" - ED. GEV.Venezia
(1991) -
classificatosi
nei primi posti in diversi premi letterari e 1° assoluto al PISAURUM
D'ORO, con esposizione al Palazzo Ducale di Pesaro ;il volume è
presente presso il dipartimento linguistico dell'Università di Lauven,
,in Belgio, a disposizione degli studenti di lingua italiana. E',
inoltre, presente in Argentina, presso l'Istituto Dante Alighieri, il
cui presidente Renzo Giuliani, si è personalmente congratulato ed
interessato all'Opera, tramite lettera inviata alla sottoscritta.
2) Volume di poesie dialettali "ÈCCHEME CCHI" edito
nel 1999;
si
è classificato 1° su 67 volumi, al Concorso Letterario "CALENTANO"
organizzato dalla "ACCADEMIA UNIVERSALE FEDERICO II DI SVEVIA"
Corato (BA) ed ha ricevuto una menzione d'onore al Premio "FIRENZE
CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA" con premiazione a PALAZZO VECCHIO
nel Salone dei 500. Il volume è edito anche in ebook dalle Ediz.
Simonelli
3) "MAGM'ARTIS" Poemetto sull'Arte, edito dalla
ED.IBISKOS di Empoli (2006)
già
finalista al Premio letterario "AUORI PER L'EUROPA", ha
ottenuto un "ATTESTATO DI MERITO" al Premio "LORENZO
MONTANO" ED. ANTEREM di VERONA.
4) "NOVELLINA E LA GUERRA": pubblicata in parte, su
"ANGELI NELLA BUFERA" (2003) pubblicazione dedicata agli
alunni delle Scuole Elementari e Medie nel Comune di Senigallia, curata
dal MOICA, con il Patrocinio del Consiglio Regionale Marche.
5) "FILASTROCCHE DELL'ARCOBALENO (2006)
filastrocche
per bambini, pubblicazione entrata nel PROGETTO LETTURA della Biblioteca
Comunale "S.ZAVATTI" di Civitanova Marche e sulle quali
filastrocche, gli alunni delle scuole primarie della Città, lavoreranno
nel corrente anno scolastico '07/'08, con esposizione dei lavori a fine
anno.
6) "OLTRE ORIZZONTI" 1996 -
Silloge
IV classificata al XV Premio Internazionale di Poesia "CALENTANO
'97"
bandito
dall'ACCADEMIA UNIVERSALE FEDERICO II DI SVEVIA di Corato (BA)
OPERE INEDITE
1) "FEDE E POESIA" 1994
2) "NERUDIANA" 1995 - Poesie d'amore.
3) "GALLERIA" 1996 - Flasch su Artisti antichi ,
moderni e contemporanei.
4) "FESTE E DISPETTI" 1994/2000 - Scene dialettali,
tipi, feste e manifestazioni del luogo - Dialetto
4) "STELLE DE MARU" Silloge - 1° classificato al
Premio Nazionale di dialetto 2003-2004
"QUINTO
DE MARTELLA" -Camerino
5) "ROCCHE ROCCHE.... FILASTROCCHE" 2000 - Rime,
filastrocche e racconti per bambini
6) "...LÓNNE..." 2008 - Dialetto

PORTO
RECANATI - KUURSAL LIDO -
Presentazione
del volume di poesia "COSI' PER CASO" 6 marzo 1991.
Sono
presenti l'Editore Bianca Buono di Venezia,
il
Sindaco e l'Assessore alla Cultura di Porto Recanati.

RUVO
DI PUGLIA - BARI
PREMIO
INTERNAZIONALE DI POESIA "CALENTNO" 1988
La
prima premiazione di Novella Torregiani
Premia
ENMO WILER, Presidente dell'ACCADEMIA UNIVERSALE "FEDERICO II DI
SVEVIA"

PORTO
RECANATI - GIARDINI DIAZ -
RECITAL
DI "POESIA-ESTATE" Agosto 2000
Novella legge poesie dei concorrenti.

CAMERINO
(Mc) MUNICIPIO - Sala degli stucchi -
Premiazione
del Concorso Nazionale di
POESIA
DIALETTALE "QUINTO DE MARTELLA" 2003/2004
Tra
i Professori della Università di Macerata, commissari di Giuria ed
alcuni premiati,
NOVELLA
TORREGIANI - a destra con i fiori - prima classificata con la silloge
inedita
"STELLE
DE MARU". Al suo fianco, la sorella di Quinto de Martella.
ALCUNE NOTE CRITICHE SULL'OPERA POETICA DI NOVELLA TORREGIANI GRILLI
" Originalità d'ispirazione, limpidezza di linguaggio hanno una
loro intrinseca coerenza, un loro spessore espressivo presente in
ciascuna lirica ,vigoroso ,ma soave nel fondo velato di malinconia. Con
uguale efficacia, sa esprimere uomini,ambienti, circostanze. "
Prof.
AVE MARIA STELLA
Bari
- 1990
" Immagini ,sensazioni, ricordi di stile essenziale, incisivo che
rivelano la scoperta di valori assoluti , tali da diffondere intorno
verità e sentimenti umani."
Critico
letterario MARIO ROMAGNOLI
Porto
San Giorgio - 1988
" Ricerca stilistica e penetrante scavo interiore,levigatezza di
stile denso d'immagini che un'intensa musicalità rende spesso ,
pregnanti, suggestive.Ci appare una personalità vigile, partecipe, che
su particolari vagheggiati, indugia distillando gocce d'incantata
poesia".
Prof.
ANTONIO RAMINI - Iesi
"Necessità ideologica di preghiera e di catarsi che si trasforma
in sicuro accento espressivo, con dosate pause metriche; verso maturo e
consapevole che,i mmediatamente,si fa voce riconoscibile "
Prof.
Guido Garufi-Macerata
PER IL DIALETTO
" C'è uno stile nuovo, diverso, sobrio e asciutto, a volte
arcigno, mai scialbo o "capezzatu" , sempre attento alle
sonorità proprie del dialetto, capace di sottolinearne la sanguigna
immediatezza."
Prof.LINO
PALANCA
Porto
Recanati
" Deliziose, le brevi, incisive liriche haiku, cui il dialetto
infonde un'icastica suggestione :certe immagini essenziali nello scavo
stilistico, ricordano i frammenti dell'antica lirica greca."
Prof.
ANTONIO RAMINI
Filologo
- Iesi (An)
" La poesia di "Stelle de maru" rappresenta un momento
del tutto felice di rinnovamento della letteratura dialettale , alla
quale vengono trasposti i temi e le forme della lirica alta, con un
esito che tradisce un intenso e consapevole lavoro poetico . Risulta
opportunamente salvaguardato il difficile equilibrio fra la tematica
alta e il mezzo espressivo del dialetto La metrica, prevalentemente
libera, ma che non rifugge da allusioni a forme isosillabiche, è tra i
pregi più consistenti della raccolta."
Prof.
S. BALDONCINI e Prof. D.MAGGI
Università
di Macerata.
HANNO SCRITTO DI LEI
Oltre ai quotidiani locali e nazionali (di cui si allega una sintesi),
hanno scritto di lei anche riviste letterarie, come "TEMPO
SENSIBILE" di Novara, "LA GABBIOLA" di Parma,
"IL
GAZZETTINO" di Venezia, "IL PATTINO" di Marina di Massa,
"CLASSE DONNA"
di
Civitanova Marche.
E' presente in molte antologie marchigiane e nazionali e nel
"CENSIMENTO DI POETI E SCRITTORI CONTEMPORANEI" Ed. URSINI -
Catanzaro
Ha collezionato numerosissime citazioni su internet GOOGLE, al suo
nominativo novella torregiani.
LE COMMISSIONI
Nelle diverse commissioni che hanno partecipato a selezionare il
nominativo in questione, nei vari Premi Letterari, erano presenti:
DANTE
CECCHI-S.BALDNCINI-M.PIERSANTI-CASTELLINO RANDAZZO- E.LA PENNA-
F.PUCCI-N.MUCCIOLI- B.BUONO- F.MARONI CAPRETTI- G.TRAINI- R.DI VITO-
T.DI SILVESTRE -M.CAPRONI-C.BARBATO- L.PIERDICCHI- T.DELLI.SANTI-
A.BIANCONI- G.BRECCIA- M.MONACI- V.DENTMARO-F.CHIAVEGATTI-
M.BIETTI-E.FERRI-C.ALFIERI-N.GALLI-C.LULLI-M.FISCHER-T.HOFFMANN-E.MORELLI-PASQUALE
SALVEMINI- V.DI LASCIA-RAFFAELE PETTENUZZO- CAPRIOTTI-O.DE CRIVIS- L.DE
LUCA- L.VIVODA- C.BOCCA-G.CORDT-E.FACONE-A.M.FERRERO-GALLO-
G.POLETT-.N.SANTA'- D.SURGO- F.SABBADINI S.TERRAZZAN-GUERRIERO-
F.BERLOCO- K.KLESZCZYNSKI (PRESIDENTE COMMUNAUTE' EUROPÈENNE DES
JOURNALISTES)- ENMO WILER- DANIELE MAGGI- F.M.SERPILLI- MARZIO
PORRO-G.MOSCI-F.CICERONI-A.ALBANI-G.GALEAZZI-
A.NICOLI-F.PALLOCCHINI-A.MOSCE'-R. SCAVINO-M. MASOERO.
LUOGHI DI PREMIAZIONE
ASSISI:Sala Consiliare-VENEZIA:Teatro Goldoni- MILANO:Sala del Circolo
Filologico in Via dei Georgofili-RECANATI:Aula Magna del Comune-
ACQUAVIVA PICENA:Rocca Medioevale-PARIGI:Place de la Basteille-MESTRE:Centro
Culturale S.Maria delle Grazie-MANFREDONIA :Castello Svevo
Angioino-FIRENZE:Palazzo Vecchio Salone dei 500- PONTEDERA:Sala Piaggio
Premio del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi-PESARO:Esposizione
presso il Palazzo Ducale-MORROVALLE:Teatro Comunale-SAN LEO:Palazzo
Mediceo -CAMERINO:Sala degli Stucchi-SASSOFERRATO:Rocca degli
Albornoz-AGUGLIANO-Castel d'Emilio-
TITOLI ACCADEMICI
Sia l'ACCADEMIA "FANUM FORTUNAE" di Fano che l'ACCADEMIA
UNIVERSALE "FEDERICO II DI SVEVIA" di Corato (BA), l'hanno
insignita del titolo di "ACCADEMICA HONORIS CAUSA"
per
meriti acquisiti nel campo letterario e del pensiero a sevizio della
Cultura e dell'umanità".
Partecipa in Giuria da molti anni, nel Premio Letterario Internazionale
"CITTA' DI PORTO RECANATI" e, per qualche edizione, ha fatto
parte in giuria, nel Premio di Fotografia
CITTA'
DI MORROVALLE.
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Recensione
del Prof. Antonio Ramini di Iesi - Autrice Novella Torregiani
Volume di poesia "COSI' PER CASO" Ed. GEV - Venezia -
1991
La poesia di Novella Torregiani si traduce in ricerca stilistica e
penetrante scavo interiore,come si può constatare dalla levigatezza
dello stile, denso d'immagini che un 'intensa musicalità
rende,spesso,pregnanti,suggestive;al tempo stesso,ci appare una
personalità vigile,partecipe alla realtà del nostro tempo,filtrata
attraverso le maglie di una sensibilità trepidante, femminile che, su
di un particolare vagheggiato o sull'eco di un ricordo,su di un
paesaggio riscoperto nella sua primitiva freschezza, s'indugia
distillando gocce d'incantata poesia.
Certamente molto ricca la gamma di motivi che desta l'ispirazione di
questa poetessa:dai paesaggi,alla meditazione su vicende del
tempo,dalla storia della sua anima a quei valori che dovrebbero
contraddistinguere l'essere umano, motivi intimamente fusi e connessi
in un tema di fondo : il sentimento della vita percepita nella sua
varietà poliedrica di esperienza e di colore.
Non è certo un caso che tanta parte del lessico poetico sia attinta
ad una tavolozza di accesa luminosità,di tonalità,d'implosioni
estatiche dal sapore e fascino di antichi frammenti lirici:
"Su
carene di scogli e fondali di velluto, guizzi d'argento. E' un
canto,dunque,la cui voce si elèva nella vastità del mistero
cosmico,nella sua caducità di creatura nata per estinguersi come un
raggio di sole: "Canta uomo finché alito empie la voce:/dal
cuore all'azzurro /eleva il tuo poema/Canta il pensiero che super a
l'immenso/prima che giunga/silenzio."
Ma il canto è anche sublimazione di ricordi lontani e,nel canto,si
contrappongono visioni di panica ebbrezza a sinistre immagini di
morte.
Eppure,
è nel canto che l'artista ritrova un suo motivo autentico di vita e
di amore:
"Canto
pensieri d'infanzia /con parole fluite/da giorni lontani/quando
memorie/scioglievano anima e carne/nell'onda tenera/di musica dolce di
Grieg./Cantavano allora/cicale nei campi/le spighe ondeggiavano
colme/occhi di bimba/coglievano note di sogno/nel volo
d'insetti./Poesia era intorno/pur se tra spire di guerra/la morte
agitava la falce.Il sole vinse:/io canto."
La poesia della Torregiani potrebbe configurarsi come un inno alla
vita di quasi carducciana classicità per il nitore delle immagini
e,ripetiamo,per la tersa levigatezza del linguaggio.Si pensi al
ricorrere di verbi di forte connotazione dinamica ,d'insistente
espressività luministica,quasi pennellate dalle iridescenti tonalità:
empire,dischiudere,gridare,tuffarsi ardere,iridare
ribollire,trasparire,dilagare: "Questi deliri di marine
azzurre/d'ascese infinite in perduti orizzonti/è dilagare di
cielo." E altrove:" Cascata d'acqua pura/brilla/ribolle/arde/irida./Si
ferma il respiro/nel sogno di un attimo/immortale."
Ebbene,il lessico stesso indurrebbe a pensare ad un influsso ,nella
sua formazione culturale,di un determinato filone poetico che da
Carducci,conduce a Quasimodo.
Non bisogna dimenticare che a questo sentimento vitalistico della
natura( dove ride la metafora e il paesaggio risulta cosi limpido da
sembrare pittura e, nel contempo, è ardimento stilistico.
"Gigante
in sonno sei/Conero monte:/né rosari di rocce/né gabbiani/nè flutti
dellAdriatico di vento/-perla al tramonto-/ti destano:/increspatura/o
immane onda sono/culla profonda./Mediterranea gioia /ride/in oro di
ginestra."
Ebbene,
a questo motivo si unisce, poi, levitando versi di sottile malinconia,
una nota di mestizia al ricordo struggente di giorni passati, di un
amore che l'orma inesorabile del tempo corrode,di fiabe presto
dimenticate:
"Effimere
ore/effimere stagioni:/il tempo s'ingegna/a tutto immolare/ e sullo
smalto terraqueo/-riso labile di luce-/l'effimero sovrasta."
La lirica, allora, diventa elegia e il linguaggio,dolcemente,
asseconda questa vena di dolce malinconia,assumendo clausole ed
accenti propri di una canzone crepuscolare:
"Forse
un dolore atavico/mio amore/più dolce e triste/d'un triste
madrigale/ci unisce crudo e pur blando/ad un tempo./E questo rito
/antico/d'inseguire felicità/...ci vede ancora amici a far barriera/a
questa cruda vita/che dissolve."
E' un motivo segreto,dunque,questa pensosità sul mistero della nostra
esistenza,farsa e tragedia, (come già era apparsa a Boito) che si
cala, talora, in paesaggi aspri e desolati ove solo gorgoglia un suono
di ruscello che sembra un pianto segreto:
"Indifferente
fluttua il ruscello/nell'eterna melodia di ghiaccio."
Talora,
invece, assume la forma di sentenza, scandita in parole - segno scabre
ed antiliriche:
"Uomini/maschere
vacue/vagano fissi/a mete indefinite./Impenetrate coscienze/cieche
alla luce/scavano/involucri bui."
E
questo ricorda per analogia,certe liriche di Pirandello.
Tutt'altro che intimistico,che solipsistico,dunque,il profilo di
questo poetare che non ama ascoltare il proprio canto come una specie
di narcisismo,ma il timbro inventivo nasce da una personalità che
vive vicende drammatiche e le trasfigura in macchie di colore
che l'anafora insistentemente incide ad esprimere,nel livore del
sangue,la violenza di un sogno distrutto e ,nel contempo,il declino di
un mito :"Rosso deflagrare:/orrore silenzio./Rossi
brandelli/rosso sangue/rossa gioventù/rossa chimera./Il passato cieco
impera :piazza Tienammen/rosso sepolcro/rosso tramonto. Anche gli dei
del duemila si librano sullo sfondo di un immane olocausto e le
"atomiche morti" che si celano dietro le "rosse
bandiere" sembrano irridere "chi lotte condusse per vivere
in dignità d'uomini."
Dunque,dignità,pietà,recupero di valori antichi che giacciono ormai
sepolti ed inascoltati in questi "spenti giorni".
"Non voce / non sussulto /non pietosa/ di noi mortali/dal destino
oscuro" dice la poetessa ed è appunto,in lei questa esigenza
interiore ,quest'ansia di un contatto che dia la sensazione del nostro
non essere soli,prigionieri nel "respiro del tempo". E'
certo significativo il suo insistere su di un particolare fisico che
assume il fascino di un leonardesco, metafisico simbolo: la mano:
"La
tua mano stringe/dolce/il mio polso"; e altrove: "Tra mani
rapaci/bruciano esili steli" e ancora: "E' difficile andare
con il cuore in mano" e in una lirica di delicata musicalità
aurorale "Invisibili mani/suonano candide note" e si
potrebbe continuare.
Di contro alla violenza del nostro morire in"arido deserto"
la poetessa vorrebbe elevare
"grattacieli d'amore" nella sua inesausta brama di purezza e
d'amore: "Non voglio intorno a me /canti di paglia/parole
morte/come conchiglie gettate dal mare./Voglio parole come grano
maturo/canti densi di verità/semplici come voci di
bimbi:/voglio/grattacieli d'amore."
Ed ecco,allora,tutto un altro filone:volti di fanciulle colte nella
intatta grazia della giovinezza ineffabile e radiosa:
"Cos'hai
/in quegli occhi di lago/ove tuffarsi/è perdersi in luce./Cos'hai/in
quegli occhi di falco/che bruciano/ pensieri."
E
ancora:"Tormentato fiore/nei verdi occhi/sciogli dolcezza./Hai
orizzonti di speranza/anche se non lo credi."Immagini di creature
nelle quali sembra vivere una forma di cosmica armonia:" Venisti/
da grappoli chiari di stelle/docemente/in fiore di candida carne:/tra
le braccia serro/secoli di bagliori." Sono espressioni poetiche
in cui ci pare di cogliere un'eco di Silvia, di Nerina leopardiane,
vagheggiate, però, con un sentimento d'amore in cui trema un'ombra di
pianto:" La tua giovinezza/rapirei al vento/che dilegua/nei fossi
carichi di foglie gialle/e sorvola/colline di ricordi :/avrei i tuoi
occhi/-chicchi sgranati-/e sorrisi/capaci di sciogliere/monti di
ghiaccio/nel colmo dell'inverno."
Questa
lirica raggiunge un notevole livello di armonia estetica:
Non è casuale né estemporanea o improvvisata,l'ispirazione
paesaggistica che si configura come ansia di luce e si torna,così,al
filone primordiale del tema carducciano,nostalgico di perdute
stagioni,anelito ad un fiabesco non di maniera,ma ricreato con
immagini nuove,dense di colori sugestivi:"Antichi
pescatori/pregni di mare/di creta il volto/come fauni alle
marine/sguardo all'azzurro/pensieri a celati tesori:/richiamo intenso
d'avventure antiche/ in lotta/con l'odiato-amato mare./Uomini di
creta/fauni delle marine/ senza tempo voi/l'onda a guardare."
Per concludere, questo è dono e privilegio della poesia: tornare con
parole sempre nuove a cantare i nostri sogni,le antiche angosce
primordiali ,commuoversi al rifiorire della natura,soffrire per
l'infinito dolore di molti che nessuno ascolta,nel voler riascoltare
una voce,rivedere altri volti che il tempo ha rubato e continuare
tuttavia,a vivere ad amare.
Dice
la poetessa:
"Ho
chiuso i sentimenti in un baule/riposti accarezzati:/smesse
trine./Sera senza tramonto /spenti giorni./Riaprirò quei tesori/per
vivere ancora:/in essi avvolta/mi
vedranno sorridere." PROF.ANTONIO RAMINI di Iesi(Specializzato in
lessicografia all'Accad. Della Crusca)
RECENSIONE AL VOLUME DI POESIA "COSI' PER CASO" di
BENIAMINA CASSETTA
Classe
II B - Liceo Classico "G. Leopardi" - Civitanova Marche
La recensione ha vinto il I° Premio al Concorso tra gli studenti
delle Scuole Superiori,
indetto
dalla Biblioteca Comunale di Civitanova Marche.
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DAL SOLE ALLA LUNA,DALLA LUNA AL SOLE
Ogni giorno inizia semplicemente aprendo gli occhi;ogni giorno il
sole,senza bussare,entra dalle
finestre, prepotentemente, e stravolge il sonno con la sua luce
devastante;ma soprattutto porta un invito incalzante a sentirsi vivi.
E' un impeto, un furore, probabilmente lo stesso che gli aedi greci
sentivano quando iniziavano i loro poemi; così, con lo stesso vigore
di un nuovo giorno che inizia e con con le stesse parole che avrebbe
usato Omero, la poetessa portorecanatese Novella Torregiani apre la
sua raccolta di poesie "Così per caso" :
"Canta
uomo...il pensiero che supera l'immenso".
L'uomo
come cantore e musa, soggetto e oggetto, tramite e fine ultimo, in
altre parole, un uomo che parla degli uomini, con le sue premure che
sono le loro premure, i suoi dubbi e i suoi affetti che sono i loro
dubbi e i loro affetti. Il lessico genuino e lo stile altrettanto
privo di affettazione, eppure estremamente curato, ha parole spontanee
e sembrano trovarsi sul foglio "così per caso", ma sono,
invece, organizzati in allitterazioni, composizioni ad anello,
chiasmi, similitudini che si prestano innanzitutto ad esprimere
quest'empatia totalizzante tale da dare voce poetica ad argomenti che
da sempre turbano tutti:la nostalgia, il tempo, il ricordo, l'anima.
Argomenti che sono strettamente collegati tra loro e che si presentano
man mano nel corso dell'opera proprio come il sole che si alza
lentamente in cielo; accattivante è la lettura che la Torregiani ne
fa nella poesia "ARCANO": gli attimi scorrono
silenziosamente uno dopo l'altro sulla carne, lasciando orme
indelebili, stampate non sulla sabbia, ma eternamente impresse nel
cemento; anche l'anima sente tutto, "identica e presente",
ma per lei il tempo non esiste: c'è solo una sorta di percezione
assoluta, un eterno oggi attraverso cui riesce a guardare dall'alto il
continuo fluire del divenire senza subirlo, a contare con precisione
gli anni del corpo , insomma, a contenere per intero la storia di
un'esistenza.
Procedendo nella lettura, si vede il sole proseguire naturalmente il
suo percorso e viene fatto pian piano declinare:è il momento del
crepuscolo, della luce che non è una non-luce ,che si diffonde
ovunque senza avere un'origine "definibileos", proprio a
questo punto, appaiono nomi,emozioni e luoghi evidentemente molto
vicini all'autrice che ,però,non si tira indietro dall'impegno di
rendere il più possibile chiare e ravvicinabili ad esperienze del
lettore: le immagini fungono da rimandi diretti, toccano precise
sensazioni fino ad assumere la dimensione di correlativi oggettivi.
E, mentre il tacito patto poetico sancito dall'inizio permette ad
entrambe le parti di scoprirsi n po' per volta per esplorare ai limiti
della psicanalisi la profondità dell'anima, lo stesso sole con cui
tutto era iniziato, si tira indietro e lascia il posto alla
discrezione della luna.
Porta,
sì, il riposo, ma, contemporaneamente, anche la spinta per arrivare
sempre più in basso,per non lasciare insondato nessun attimo.
In questi termini, il contatto con se stessi fa vibrare le corde
dell'anima ,le poesie si fanno ermetiche, concise ma palpitanti come
sistoli e diastoli di un cuore che, nel silenzio dell'oscurità,può
finalmente ascoltarsi.
Questo
è il panorama di NOTTE, uno degl'interludi più suggestivi, tra un
sole che tramonta ed un altro che sorge. L'argomento portante è
quello delle notti insonni, notti che obbligano a pensare, a ragionare
mentre si aspetta l'alba, pregando, angosciati e oppressi dall'ansia,
che la luce fenda le tende e dissolva tanto tormento.
Notti,quelle
bianche, che in realtà, sono le più cupe e le più nere, passate a
girarsi e rigirarsi nel letto senza trovare pace, provando a
scrollarsi di dosso il peso delle preoccupazioni che si trasformano in
"cumuli di rocce". Nonostante tutto le uniche notti degne di
essere chiamate tali sono proprio queste: si è costrette a viverle in
tuta la loro oscurità, coscientemente vegliando, gli occhi sbarrati e
il cuore popolato di creature vilente.
Magari,
però, proprio lì accanto e proprio nello stesso letto, qualcun altro
si abbandona ad un "sonno lieve".
Lieve
non perché facilmente trasformabile in vigilia, ma perché carico
della leggerezza di cui sono carichi i sogni: senza pensieri, senza
ragione, ma solo occhi chiusi che si spalancano non appena la luna
lascerà il posto al sole, in un ciclo destinato a ripetersi.
A
discapito di ciò, per un momento, per un solo e brevissimo istante,
questi due aspetti di un'unica notte coincidono. Semplicemente per una
mano saldamente e dolcemente ancorata al polso di un'altra,sonno e
veglia s'avvicinano, si stringono, si testimoniano il bisogno
reciproco, cosicché, "di nuovo si scivola sull'onda della
vita."
Passata anche questa notte, una luminosità nuova invade i
componimenti successivi come una continua inclusione della globale
esperienza dell'uomo, inscindibile in tutte le sue parti proprio come
inscindibili sono il giorno e la notte, l'uno rincorrendo l'altro,
l'uno causando l'altro, l'uno follemente desideroso di provare almeno
per una volta, ciò che prova l'altro.
BENIAMINA CASSETTA
"COSI'
PER CASO"
RECENSIONE DI SANTINO CICALA
Credo che ogni volta che si inizia a leggere un autore o lo si è appena
letto, prima di ogni analisi, prima di farsene un'idea, e subito dopo
aver soggiaciuto all'incanto dei versi, credo venga naturale pensare al
maestro o ai maestri che hanno permesso quella poesia: se si è trattato
di maestri involontari nel cumulo caotico dei versi letti, o a quali di
essi l'autore si è rivolto dopo ampie e diversificate letture.
In questo senso, per quasi tutta la poesia del novecento italiano,
valgono le parole che forse prima di ogni altro pronunciò Alfonso
Gatto, e che in seguito vennero ac-cettate da tutti: "In un modo o
nell'altro" disse "siamo tutti usciti dal pastrano di
Ungaretti". E dunque il discorso vale per Quasimodo, Gatto,
Sinisgalli, e altri.
Nel caso di Novella Torreggiani subito viene da pensare a 'quel'
pastrano, ma più specificamente si pensa a Salvatore Quasimodo. Sono
varie le ragioni - derivazione stilistica ad esempio (magari per il
tramite di ulteriori mediazioni) - ma forse sopra tutte le altre, la
guerra e il conseguente discredito della intelligenza umana e dell'uso
che ne viene fatto: il cui ricordo inquieta Novella Torreggiani, pur
possedendo ella un animo tendenzialmente sereno; l'animo di una donna
che contro la guerra e la follia umana prega; o, che, al massimo dell'
impeto, dolcemente si indigna piuttosto che inveire, quando raggiunto il
livello della consapevolezza umana e intellettuale, ha visto, come i
poeti vedono, che, sfogliando il libro del tempo, l'Uomo è sempre
colpevolmente identico a se stesso; e che, sotto la scorza,
intellettualistica e fasulla, della cultura, un ricorrente e altero
umanesimo lo sospinge verso quella arroganza con cui rischia di
distruggere l'ambiente, gli altri esseri umani; se stesso.
Wittgenstein nel suo filosofare si pose un quesito che in noi tutti in
un primo mo-mento suscita uno stupore violento. Si chiese: "perchè
non posso ammazzare un altro uomo?" Dopo lunga riflessione, ottenne
risposta, che, come il quesito, può sembrarci incredibile essendo la
risposta fin troppo ovvia. La riposta che scaturì dalle sue rifles-
sioni filosofiche sul perchè un uomo non può sopprimerne un altro è
la seguente: "Per la nostra comune umanità". Dunque è
evidente che se un uomo uccide un altro uomo ammazza un po' anche se
stesso: o, magari, anche più di un po'. Dunque questo spie-ga gli
eccessi cui può arrivare l'uomo autore e prodotto di un umanesimo senza
limiti. E la nostra comune umanità? Con chi possiamo stabilire una
comune umanità? La riposta non dovrebbe prevedere, naturalmente, tutti?
Piaga che sanguinerà per tutta la vita, per l'autrice è la guerra;
ella la visse da bam-bina mentre Salvatore Quasimodo da adulto. Per il
poeta di Modica, era vita quotidia- na che poteva essere
psicologicamente e intellettualmente pensata, acquisita, e smal-tita da
adulto; non lo stesso per la giovane Novella, nella cui mente tutto è
rimasto incomprensibile, e, a tutt'oggi, (cfr. la poesia "Il
grido") quella incomprensione, le si presenta in sogno ma in realtà
risale dagli abissi dell'animo in forma di incubo. Cioè, di sintomo che
la atterrisce ancora, dandole angoscia. E non c'è nulla, neanche la
pietà, che possa addolcire l'atrocità di quella visione onirica.
Nel tormento di notti
lunghe insonni
cumuli d'ossa
turbano la mente.
Non placa l'atroce visione
la dolce pietà che li avvolge.
Si sente in taluni passaggi, assai personali, anche il coraggio naturale
- non vanità, e tanto meno temerarietà intellettuale - di prendere a
braccetto un Premio Nobel:
Sei l'uomo della fionda e della pietra
uomo del mio tempo
E nella citata poesia "Il grido" l'incubo, che non è sinonimo
di sogno, induce l'autrice nell'ultimo verso a dichiarare desolatamente:
"Uomo: belva di sempre" facendo pensare a una sofferenza che
si fa tensione civile, ma forse più che impegno quotidiano, è ricordo
costante che nemmeno la pietà riesce ad ammansire e a pacifi-care.
O l'evidenza dell'effimero, per cui tutto muore, tutto è soggetto
all'interno mutare delle cose, allo svuotarsi della vita; ma il poeta
non può accettare tout court una sorte simile; il poeta, sostiene con
ardore di fanciulla Novella Torreggiani, tutto crea, tutto ricrea, è
questa la divina facoltà dell'artefice, e la vita torna a fiorire
tenace là dove prima la si è vista morire. Resta purtroppo sconosciuta
la differenza tra il pensare laico personale, tipico del poeta, la
visione religiosa (trascendenza inclusa) di stampo confessionale, o il
concetto filosofico ormai quasi un modo di dire ' nulla si crea e nulla
si distrugge ': fatto sta che Novella dichiara con fede inattaccabile la
sua certezza:
Ma ostinata la vita fiorisce
là dove poc'anzi moriva.
E ancora più su, risalendo, come frenare lo stupore davanti alla
compiuta bellezza, di lessico, metrica, e perfetta armonia stilistica,
davanti alle parole
Assorte spiagge
in assolato incanto
intreccio d'ali
nei leggeri voli
si stemperano d'oro.
Versi che fanno pensare all'insopprimibile e spontaneo urgere di una
volontà felice, a un desiderio di bellezza, che non può essere messo a
tacere nonostante la tristezza di un'adolescenza dolorosa, nonostante
ricordi quasi penetrati nella carne. Ma dopo la pura bellezza poetica
ecco, di nuovo, la desolata tristezza per una umanità che sembra non
conoscere la propria fragilità (Ora ho pietà di te / fragile uomo)
e arriva vantare - persino! - la propria condizione: anche qui vediamo
la poetessa affratellata nella delusione al già citato Quasimodo, a
Ungaretti (Cessate di uccidere i morti) quando, durante la guerra
mondiale, i poeti più e più percepirono il deprecabile degrado
dell'uomo pronto all'autodistruzione pur di raggiungere il potere
universale.
Quella di Novella Torreggiani è la pietas tipica dei poeti, ma anche la
matura indi- viduazione nell' Uomo di una umanità quasi inesistente
"ora che il tempo/ ha sfogliato libri di saggezza".
E per finire l'esortazione all'umanità perché viva di poesia. Con
innocente mitezza, o per merito di una serafica maturità, all'autrice
appare doveroso che dal cuore dell'Uomo si levi il canto verso l'azzurro
dell'universo, verso l'impensabile infinito: sempre, fino all'ultimo
istante di vita:
Canta uomo
finché alito empie la voce:
dal cuore all'azzurro
elèva il tuo poema.
Canta il pensiero
che supera l'immenso
prima che giunga
silenzio.
Il percorso arriva fino alla rassicurante pace che il poeta istituisce
senza dubbi tra l'effimero transeunte e l'eterno:
tra effimero ed eterno
ora sia
pace.
Forse è possibile chiedersi quanti altri tesori vivono ancora nascosti
nell'isola intima o, più semplicemente, in fondo al prezioso cassetto
in una inspiegabile attesa. Ma forse tanto vale a capire la mitezza di
una donna che prega contro la guerra, e la mite indignazione contro la
vanagloria di una umanità che invece di tentare una autentica crescita
interumana va verso la catastrofe finale.
Ma ci confortano e, soprattutto vengono a sostegno dell'autrice, quei
momenti magici, e non rari, che finalmente allietano il suo animo sempre
in cerca di letizia: dal fondo dello scrigno segreto, il balzo
improvviso e felice di versi intrecciati, come pro-venienti
dall'immersione in un catino pieno d'oro: versi felici, intrisi di pura,
aurea, poesia.
Santino
Cicala
12 maggio 2006
Cenni
critici su " MAGM'ARTIS " poemetto
sull'arte di NOVELLA TORREGIANI
-
Ediz. Ibiskos Empoli (FI) 2006 -
"Dissoluzione della sintassi, nella ricerca di un linguaggio che
totalmente esprima il visionario
fulgore della mente rapita... E' certo propria della ricerca stilistica
della Torregiani, la totale abolizione della punteggiatura, prigione,
quasi, da cui l'animo deve evadere...; come pure le inusitate e pur
fascinose elisioni..."
Prof.Antonio
Ramini- Iesi (AN)
"...E'
un tributo all'Arte, una costante sublimazione della parola, collocata
in una cornice originale e preziosa.... ; un'opera ricca di complessa,
ma rara espressività che assurge ad alti livelli...."
Prof.
e poetessa Rosa Spera- Barletta (BA)
"...Novella Torregiani vive un rinnovellamento dello spirito,un
arricchimento del sapere e dell'esperire in un reimmergersi nel mondo
lasciato, per rivederlo e conoscerlo di nuovo in ogni suo dove , per
inverare se stessi e le cose che ci hanno costruiti: amore, passione,
raziocinio, tradizioni, contatti arcani, sentimenti,affetti, sogni. Il
linguaggio lirico della poetessa, è talmente polifonico da assumere un
andamento orchestrale e permette il leggere ed il rileggere, senza
annoiarsi mai....
Piace ritornare sui suoi versi quasi come un gioco ritmato e monodico,
ambivalente, che possiede qualcosa dei rapporti astrali, che, nei loro
numeri cosmici, riflettono le vibrazioni e le sequenze udibili secondo
misure matematiche interstellari. - "
Prof.
M.Elisa Redaelli Luzi
di
Milano e residente a S. Benedetto del Tronto
Relatrice
sul volume Magm'Artis, al Centro Mondiale della Poesia e della Cultura
di Recanati.
"...Dal fondo dello scrigno segreto, il balzo improvviso e felice
di versi intrecciati come provenienti dall'immersione in un catino pieno
d'oro: versi felici, intrisi di pura, aurea poesia"
Santino
Cicala -S.Teresa di Riva (ME)
"...Attimo creativo che è giovinezza trionfante: forse la poetessa
non ha acquisito l'esatta coscienza di quanto ha scritto perché ha
agito guidata da mano invisibile e da una voce che riesce a sentìre
solo lo spirito creativo. Mi sale alla memoria il Leopardi che, dopo
aver vergato l'Infinito, resta "attonito e spaventato" e si
dispera, paralizzato dalla sua stessa ammirazione.
La linguistica spiega solo con espliciti accenni agli eccessivi
ornamenti ...dinanzi al magnifico fraseggio,alla ricca tavolozza,al
fuoco pittoresco nel riconoscere in quei pochi versi come sia riuscita a
leggere nel profondo senza tener conto della tecnica dello
scrivere....sincero possesso della coscienza ,portando ...il lettore
alla sua stessa natura di donna eloquente e considerare più che
altro,l'aspetto di abile fornitrice dei concetti e stupenda architetta
del periodo.Un altro carattere ci colpisce e spicca nel confronto con i
poeti contemporanei:la modernità, per cui la Torregiani non è più
l'Autrice ,ma l'Interprete dell'animo artistico ,dei suoi affanni
particolari e del suo sentire più sensibile ,adatto a comprendere i
dolori e la gioia degli altri, per il trionfo dell'Amore: l'equilibrio
delle sue facoltà,si rispecchia nello stile."
Reno
Bromuro- Roma (Da internet in Poetilandia)
"...è poesia vestita di arte per la creatività che l'ispira ...ma
anche arte trasfusa in pura poesia che tocca le vette più sublimi
dell'autenticità emotiva e del pensiero..."
Prof.Daniela
Monachesi - Preside e poetessa - Macerata
"Visionarietà,simbologia,tensione spirituale,onestà (assai rara
in questo tipo di scrittura).Questi sono i pensieri che vengono alla
mente dopo la lettura del poemetto sull'arte Magm'Artis di Novella
Torregiani.
Dostoevskij c'insegna che "la bellezza salverà il mondo". Dal
poema di Novella Torregiani apprendiamo che l'Amore per la Bellezza
conduce all'amore di Dio .E con l'approdo a Dio,ecco apparire nel
poema,gli eterni problemi dell'uomo(solare figlio d'universo
prigioniero): il bene,
il
male, il dolore, l'amore, la speranza, la nascita, la morte, ed infine,
l'anelito di riposare in Lui,
suprema bellezza, infinito bene, imperitura felicità.
Il poema è scritto con grande tensione lirica, in cui le regole di
scrittura si sfaldano: cadono la punteggiatura, l'ortografia, il periodo
si spezza e va verso la sillabazione. I vocaboli si isolano, dando il
loro senso e tendono a dilatarsi in altri sensi. C'è il continuo
tentativo di creare parole nuove per adattarle al nuovo stato d'animo e
si cerca continuamente la visione per esprimersi Nella lettura di questo
poema possiamo constatare veramente quanto sono profetiche le parole di
J. L. Borges sull'arte: "Ogni opera affida al suo scrittore la
forma che cerca."
Poeta ADRIANO ACCORSI- Macerata
O
verde , rosso , blu ....
il dono del COLORE
Considerazioni dell'Autrice su alcuni passi di MAGM'ARTIS
O verde rosso blu
celeste rosa
di natura frementi
richiami
la coscienza barlume
raccoglie
sospinge mani
in cerca d'altre mani...
e magma
riesuma pensiero
tra cieli e abiss'infiniti
coscienza sopita a cercare
e sogni plasmare
con LUI.
O dolci madonne
o cristi
da cieli dorati guardare
e lotte e duell'infiniti
e sempre rosso sangue
seminare
o santo francesco addolcire
su chiare pareti navigare
in miracoli Giotto raccolto...
con labbra e mani
Leonardo eternare
ed in aurearmonia
naufragare...
e Turner c'inonda
in naufragio dorato...
Renoir di fuoco
immensi campi e luce...
Tiziano rivela
luce incarnata...
o dolce Modì
da volti elevati
deliri segreti disperdi...
sofferte figure
in gioiosa palpabile angoscia:
idoli nuovi Picasso
contendono forme;
uomo natura:
rivali creatori...
e il mondo-colore va
per azzurri sentieri senz'ore
abissali alieni...
**********************************
Ecco :la follia creativa s'impadronisce dell'uomo; egli sa che ,con
pochi tratti, può creare cloni di sé e di ogni altro elemento che
colpisca la sua fantasia.
Una gioia suprema riempie l'animo dell'artista quando è certo che la
sua opera sia il più simile possibile a ciò che vede intorno, a ciò
che voleva esprimere, alle meraviglie del creato :anch'egli vuole
imitare l'opera divina per essere come Lui? Per collaborare alla Sua
creazione?
Nascono così, i capolavori d'arte, realizzati, spesso, per essere a
fianco delle entità da ingraziarsi: ricordiamo le pitture rupestri o i
dipinti cavernicoli della preistoria. Infatti, sin da epoche
remotissime,l 'uomo si esercita nella pittura ed usa il colore come
mezzo per esprimere sentimenti dell'animo, via via più affinati ed
estranei alla realtà, passando per le opere dei "sommi", come
Giotto, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, poi,maggiormente vicini a noi
:Picasso che rivaleggia con la natura per strapparle forme nuove,uniche
e mai vedute ed infondere movimento,vita,tanto da suscitare meraviglia
per l'innovazione di tante meraviglie più o meno accettate ; poi
Modigliani, Carrà, Cantatore, sino alla moderna pittura astratta,
concettuale che più esalta il distacco dalla materia ( o più si
avvicina ad essa ?) e dalla forma, per rendere visibile con il colore,
esclusivamente un concetto, un'astrazione.
Comunque sia, l'artista s'impadronisce del mezzo e dello strumento che
lo renderà capace di "creare" nuove forme,nuove
celebrazioni della natura, anche se "creare" significa trarre
qualcosa dal nulla, cioè senza disporre di nessun mezzo, di nessuna
materia che renda possibile un'imitazione, un concetto: questo è
possibile esclusivamente a Lui, all'entità che pensiamo esista e sia
trascendente, cioè al di là della materia.
Comunque , la pittura esercita un fascino straordinario nell'uomo come
produttore di opere e come fruitore della bellezza poiché anche la
visione di un'opera d'arte, dona una soavità al nostro pensiero, una
gioia interiore di appagamento e di relax, come fossimo davvero
pervenuti a quel mondo ideale che ogni uomo sogna poiché elevazione
dello spirito.
Novella Torregiani
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