Novella 

Torregiani Grilli

 

Categoria  Poeti

Indirizzo:   Corso Matteotti, 197

Città:  62017 PORTORECANATI (MC)

Telefono:  

Cell.:  

Sito web:  www.coroapiuvoci.tk

Blog, Social Network, ecc.:

Link Video:   

E-mail:  novella.torregiani@libero.it 

Data adesione:  Febbraio 2008

 

 

NOVELLA TORREGIANI GRILLI è nata a Porto Recanati il 18 luglio 1935, da genitori di origine locale sin dalle più lontane generazioni. 

 

Insegnante elementare in congedo dopo 35 anni di servizio statale, si dedica a coltivare l'arte sotto diversi aspetti: musica, poesia, fotografia. 

 

In collaborazione con i Soci di "CORO A PIU' VOCI", Associazione culturale attiva in Porto Recanati sin dal 1995, organizza recital di poesia, concorsi letterari, piccoli concerti, presentazioni di libri. 

 

Incoraggiata dai professori Ave Maria Stella di Bari, sua insegnante di lettere, dal prof. Fulvio Acanfora di Perugia, da Antonio Ramini, critico letterario e filologo di Iesi, ha pubblicato 

"COSI' PER CASO", volumetto di poesie che ha raccolto premi in tutta Italia.

 

Scrive anche in dialetto portorecanatese e ha ricevuto consensi in altre regioni e nel proprio comune, soprattutto da parte del prof. Lino Palanca che ne ha divulgato alcuni scritti nel volume di autori dialettali portorecanatesi "TESTIMONIANZE OLTRE IL TEMPO"(1996). 

 

Non ha mai inviato le proprie opere a personalità politiche, religiose o con altri titoli e si è presentata ad ogni concorso letterario, anonimamente, senza alcuna prerogativa particolare che potesse agevolarla nelle classifiche.

 

 


OPERE EDITE

1) Volume di poesia "COSI' PER CASO" - ED. GEV.Venezia (1991) - 

classificatosi nei primi posti in diversi premi letterari e 1° assoluto al PISAURUM D'ORO, con esposizione al Palazzo Ducale di Pesaro ;il volume è presente presso il dipartimento linguistico dell'Università di Lauven, ,in Belgio, a disposizione degli studenti di lingua italiana. E', inoltre, presente in Argentina, presso l'Istituto Dante Alighieri, il cui presidente Renzo Giuliani, si è personalmente congratulato ed interessato all'Opera, tramite lettera inviata alla sottoscritta.

2) Volume di poesie dialettali "ÈCCHEME CCHI" edito nel 1999; 

si è classificato 1° su 67 volumi, al Concorso Letterario "CALENTANO" organizzato dalla "ACCADEMIA UNIVERSALE FEDERICO II DI SVEVIA" Corato (BA) ed ha ricevuto una menzione d'onore al Premio "FIRENZE CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA" con premiazione a PALAZZO VECCHIO nel Salone dei 500. Il volume è edito anche in ebook dalle Ediz. Simonelli

3) "MAGM'ARTIS" Poemetto sull'Arte, edito dalla ED.IBISKOS di Empoli (2006)

già finalista al Premio letterario "AUORI PER L'EUROPA", ha ottenuto un "ATTESTATO DI MERITO" al Premio "LORENZO MONTANO" ED. ANTEREM di VERONA.

4) "NOVELLINA E LA GUERRA": pubblicata in parte, su "ANGELI NELLA BUFERA" (2003) pubblicazione dedicata agli alunni delle Scuole Elementari e Medie nel Comune di Senigallia, curata dal MOICA, con il Patrocinio del Consiglio Regionale Marche.

5) "FILASTROCCHE DELL'ARCOBALENO (2006) 

filastrocche per bambini, pubblicazione entrata nel PROGETTO LETTURA della Biblioteca Comunale "S.ZAVATTI" di Civitanova Marche e sulle quali filastrocche, gli alunni delle scuole primarie della Città, lavoreranno nel corrente anno scolastico '07/'08, con esposizione dei lavori a fine anno.

6) "OLTRE ORIZZONTI" 1996 -

Silloge IV classificata al XV Premio Internazionale di Poesia "CALENTANO '97" 

bandito dall'ACCADEMIA UNIVERSALE FEDERICO II DI SVEVIA di Corato (BA)

 


OPERE INEDITE

1) "FEDE E POESIA" 1994

2) "NERUDIANA" 1995 - Poesie d'amore.

3) "GALLERIA" 1996 - Flasch su Artisti antichi , moderni e contemporanei.

4) "FESTE E DISPETTI" 1994/2000 - Scene dialettali, tipi, feste e manifestazioni del luogo - Dialetto 

4) "STELLE DE MARU" Silloge - 1° classificato al Premio Nazionale di dialetto 2003-2004 

"QUINTO DE MARTELLA" -Camerino

5) "ROCCHE ROCCHE.... FILASTROCCHE" 2000 - Rime, filastrocche e racconti per bambini

6) "...LÓNNE..." 2008 - Dialetto

 

 

 

 

PORTO RECANATI - KUURSAL LIDO - 

Presentazione del volume di poesia "COSI' PER CASO" 6 marzo 1991. 

Sono presenti l'Editore Bianca Buono di Venezia, 

il Sindaco e l'Assessore alla Cultura di Porto Recanati.

 

 

 

RUVO DI PUGLIA - BARI

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA "CALENTNO" 1988

La prima premiazione di Novella Torregiani

Premia ENMO WILER, Presidente dell'ACCADEMIA UNIVERSALE "FEDERICO II DI SVEVIA" 

 

 

 

PORTO RECANATI - GIARDINI DIAZ - 

RECITAL DI "POESIA-ESTATE"  Agosto 2000
Novella legge poesie dei concorrenti.

 

 

 

CAMERINO (Mc) MUNICIPIO - Sala degli stucchi - 

Premiazione del Concorso Nazionale di 

POESIA DIALETTALE "QUINTO DE MARTELLA" 2003/2004

Tra i Professori della Università di Macerata, commissari di Giuria ed alcuni premiati,

NOVELLA TORREGIANI - a destra con i fiori - prima classificata con la silloge inedita 

"STELLE DE MARU". Al suo fianco, la sorella di Quinto de Martella.

 

 

 


ALCUNE NOTE CRITICHE SULL'OPERA POETICA DI NOVELLA TORREGIANI GRILLI

" Originalità d'ispirazione, limpidezza di linguaggio hanno una loro intrinseca coerenza, un loro spessore espressivo presente in ciascuna lirica ,vigoroso ,ma soave nel fondo velato di malinconia. Con uguale efficacia, sa esprimere uomini,ambienti, circostanze. " 

 

Prof. AVE MARIA STELLA 

Bari - 1990


" Immagini ,sensazioni, ricordi di stile essenziale, incisivo che rivelano la scoperta di valori assoluti , tali da diffondere intorno verità e sentimenti umani." 

 

Critico letterario MARIO ROMAGNOLI

Porto San Giorgio - 1988



" Ricerca stilistica e penetrante scavo interiore,levigatezza di stile denso d'immagini che un'intensa musicalità rende spesso , pregnanti, suggestive.Ci appare una personalità vigile, partecipe, che su particolari vagheggiati, indugia distillando gocce d'incantata poesia".

 

Prof. ANTONIO RAMINI - Iesi



"Necessità ideologica di preghiera e di catarsi che si trasforma in sicuro accento espressivo, con dosate pause metriche; verso maturo e consapevole che,i mmediatamente,si fa voce riconoscibile " 

 

Prof. Guido Garufi-Macerata

 



PER IL DIALETTO

" C'è uno stile nuovo, diverso, sobrio e asciutto, a volte arcigno, mai scialbo o "capezzatu" , sempre attento alle sonorità proprie del dialetto, capace di sottolinearne la sanguigna immediatezza." 

 

Prof.LINO PALANCA

Porto Recanati



" Deliziose, le brevi, incisive liriche haiku, cui il dialetto infonde un'icastica suggestione :certe immagini essenziali nello scavo stilistico, ricordano i frammenti dell'antica lirica greca." 

 

Prof. ANTONIO RAMINI

Filologo - Iesi (An)



" La poesia di "Stelle de maru" rappresenta un momento del tutto felice di rinnovamento della letteratura dialettale , alla quale vengono trasposti i temi e le forme della lirica alta, con un esito che tradisce un intenso e consapevole lavoro poetico . Risulta opportunamente salvaguardato il difficile equilibrio fra la tematica alta e il mezzo espressivo del dialetto La metrica, prevalentemente libera, ma che non rifugge da allusioni a forme isosillabiche, è tra i pregi più consistenti della raccolta." 

 

Prof. S. BALDONCINI e Prof. D.MAGGI 

Università di Macerata.



HANNO SCRITTO DI LEI

Oltre ai quotidiani locali e nazionali (di cui si allega una sintesi), hanno scritto di lei anche riviste letterarie, come "TEMPO SENSIBILE" di Novara, "LA GABBIOLA" di Parma, 

"IL GAZZETTINO" di Venezia, "IL PATTINO" di Marina di Massa, "CLASSE DONNA" 

di Civitanova Marche.

E' presente in molte antologie marchigiane e nazionali e nel "CENSIMENTO DI POETI E SCRITTORI CONTEMPORANEI" Ed. URSINI - Catanzaro

Ha collezionato numerosissime citazioni su internet GOOGLE, al suo nominativo novella torregiani.



LE COMMISSIONI

Nelle diverse commissioni che hanno partecipato a selezionare il nominativo in questione, nei vari Premi Letterari, erano presenti: 

DANTE CECCHI-S.BALDNCINI-M.PIERSANTI-CASTELLINO RANDAZZO- E.LA PENNA- F.PUCCI-N.MUCCIOLI- B.BUONO- F.MARONI CAPRETTI- G.TRAINI- R.DI VITO- T.DI SILVESTRE -M.CAPRONI-C.BARBATO- L.PIERDICCHI- T.DELLI.SANTI- A.BIANCONI- G.BRECCIA- M.MONACI- V.DENTMARO-F.CHIAVEGATTI- M.BIETTI-E.FERRI-C.ALFIERI-N.GALLI-C.LULLI-M.FISCHER-T.HOFFMANN-E.MORELLI-PASQUALE SALVEMINI- V.DI LASCIA-RAFFAELE PETTENUZZO- CAPRIOTTI-O.DE CRIVIS- L.DE LUCA- L.VIVODA- C.BOCCA-G.CORDT-E.FACONE-A.M.FERRERO-GALLO- G.POLETT-.N.SANTA'- D.SURGO- F.SABBADINI S.TERRAZZAN-GUERRIERO- F.BERLOCO- K.KLESZCZYNSKI (PRESIDENTE COMMUNAUTE' EUROPÈENNE DES JOURNALISTES)- ENMO WILER- DANIELE MAGGI- F.M.SERPILLI- MARZIO PORRO-G.MOSCI-F.CICERONI-A.ALBANI-G.GALEAZZI- A.NICOLI-F.PALLOCCHINI-A.MOSCE'-R. SCAVINO-M. MASOERO.




LUOGHI DI PREMIAZIONE

ASSISI:Sala Consiliare-VENEZIA:Teatro Goldoni- MILANO:Sala del Circolo Filologico in Via dei Georgofili-RECANATI:Aula Magna del Comune- ACQUAVIVA PICENA:Rocca Medioevale-PARIGI:Place de la Basteille-MESTRE:Centro Culturale S.Maria delle Grazie-MANFREDONIA :Castello Svevo Angioino-FIRENZE:Palazzo Vecchio Salone dei 500- PONTEDERA:Sala Piaggio Premio del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi-PESARO:Esposizione presso il Palazzo Ducale-MORROVALLE:Teatro Comunale-SAN LEO:Palazzo Mediceo -CAMERINO:Sala degli Stucchi-SASSOFERRATO:Rocca degli Albornoz-AGUGLIANO-Castel d'Emilio-

 


TITOLI ACCADEMICI

Sia l'ACCADEMIA "FANUM FORTUNAE" di Fano che l'ACCADEMIA UNIVERSALE "FEDERICO II DI SVEVIA" di Corato (BA), l'hanno insignita del titolo di "ACCADEMICA HONORIS CAUSA" 

per meriti acquisiti nel campo letterario e del pensiero a sevizio della Cultura e dell'umanità".

Partecipa in Giuria da molti anni, nel Premio Letterario Internazionale "CITTA' DI PORTO RECANATI" e, per qualche edizione, ha fatto parte in giuria, nel Premio di Fotografia 

CITTA' DI MORROVALLE.

 

 
 
 

Recensione del Prof. Antonio Ramini di Iesi - Autrice Novella Torregiani


Volume di poesia "COSI' PER CASO" Ed. GEV  - Venezia - 1991



La poesia di Novella Torregiani si traduce in ricerca stilistica e penetrante scavo interiore,come si può constatare dalla levigatezza dello stile, denso d'immagini che un 'intensa musicalità rende,spesso,pregnanti,suggestive;al tempo stesso,ci appare una personalità vigile,partecipe alla realtà del nostro tempo,filtrata attraverso le maglie di una sensibilità trepidante, femminile che, su di un particolare vagheggiato o sull'eco di un ricordo,su di un paesaggio riscoperto nella sua primitiva freschezza, s'indugia distillando gocce d'incantata poesia.
Certamente molto ricca la gamma di motivi che desta l'ispirazione di questa poetessa:dai paesaggi,alla meditazione su vicende del tempo,dalla storia della sua anima a quei valori che dovrebbero contraddistinguere l'essere umano, motivi intimamente fusi e connessi in un tema di fondo : il sentimento della vita percepita nella sua varietà poliedrica di esperienza e di colore.
Non è certo un caso che tanta parte del lessico poetico sia attinta ad una tavolozza di accesa luminosità,di tonalità,d'implosioni estatiche dal sapore e fascino di antichi frammenti lirici:

"Su carene di scogli e fondali di velluto, guizzi d'argento. E' un canto,dunque,la cui voce si elèva nella vastità del mistero cosmico,nella sua caducità di creatura nata per estinguersi come un raggio di sole: "Canta uomo finché alito empie la voce:/dal cuore all'azzurro /eleva il tuo poema/Canta il pensiero che super a l'immenso/prima che giunga/silenzio."


Ma il canto è anche sublimazione di ricordi lontani e,nel canto,si contrappongono visioni di panica ebbrezza a sinistre immagini di morte.

Eppure, è nel canto che l'artista ritrova un suo motivo autentico di vita e di amore: 

 

"Canto pensieri d'infanzia /con parole fluite/da giorni lontani/quando memorie/scioglievano anima e carne/nell'onda tenera/di musica dolce di Grieg./Cantavano allora/cicale nei campi/le spighe ondeggiavano colme/occhi di bimba/coglievano note di sogno/nel volo d'insetti./Poesia era intorno/pur se tra spire di guerra/la morte agitava la falce.Il sole vinse:/io canto."
La poesia della Torregiani potrebbe configurarsi come un inno alla vita di quasi carducciana classicità per il nitore delle immagini e,ripetiamo,per la tersa levigatezza del linguaggio.Si pensi al ricorrere di verbi di forte connotazione dinamica ,d'insistente espressività luministica,quasi pennellate dalle iridescenti tonalità: empire,dischiudere,gridare,tuffarsi ardere,iridare
ribollire,trasparire,dilagare: "Questi deliri di marine azzurre/d'ascese infinite in perduti orizzonti/è dilagare di cielo." E altrove:" Cascata d'acqua pura/brilla/ribolle/arde/irida./Si ferma il respiro/nel sogno di un attimo/immortale."


Ebbene,il lessico stesso indurrebbe a pensare ad un influsso ,nella sua formazione culturale,di un determinato filone poetico che da Carducci,conduce a Quasimodo.
Non bisogna dimenticare che a questo sentimento vitalistico della natura( dove ride la metafora e il paesaggio risulta cosi limpido da sembrare pittura e, nel contempo, è ardimento stilistico. 

 

"Gigante in sonno sei/Conero monte:/né rosari di rocce/né gabbiani/nè flutti dellAdriatico di vento/-perla al tramonto-/ti destano:/increspatura/o immane onda sono/culla profonda./Mediterranea gioia /ride/in oro di ginestra." 

Ebbene, a questo motivo si unisce, poi, levitando versi di sottile malinconia, una nota di mestizia al ricordo struggente di giorni passati, di un amore che l'orma inesorabile del tempo corrode,di fiabe presto dimenticate: 

"Effimere ore/effimere stagioni:/il tempo s'ingegna/a tutto immolare/ e sullo smalto terraqueo/-riso labile di luce-/l'effimero sovrasta."


La lirica, allora, diventa elegia e il linguaggio,dolcemente, asseconda questa vena di dolce malinconia,assumendo clausole ed accenti propri di una canzone crepuscolare:

"Forse un dolore atavico/mio amore/più dolce e triste/d'un triste madrigale/ci unisce crudo e pur blando/ad un tempo./E questo rito /antico/d'inseguire felicità/...ci vede ancora amici a far barriera/a questa cruda vita/che dissolve."


E' un motivo segreto,dunque,questa pensosità sul mistero della nostra esistenza,farsa e tragedia, (come già era apparsa a Boito) che si cala, talora, in paesaggi aspri e desolati ove solo gorgoglia un suono di ruscello che sembra un pianto segreto:

"Indifferente fluttua il ruscello/nell'eterna melodia di ghiaccio." 

Talora, invece, assume la forma di sentenza, scandita in parole - segno scabre ed antiliriche:

"Uomini/maschere vacue/vagano fissi/a mete indefinite./Impenetrate coscienze/cieche alla luce/scavano/involucri bui." 

E questo ricorda per analogia,certe liriche di Pirandello.


Tutt'altro che intimistico,che solipsistico,dunque,il profilo di questo poetare che non ama ascoltare il proprio canto come una specie di narcisismo,ma il timbro inventivo nasce da una personalità che vive vicende drammatiche e le trasfigura in macchie di colore
che l'anafora insistentemente incide ad esprimere,nel livore del sangue,la violenza di un sogno distrutto e ,nel contempo,il declino di un mito :"Rosso deflagrare:/orrore silenzio./Rossi brandelli/rosso sangue/rossa gioventù/rossa chimera./Il passato cieco impera :piazza Tienammen/rosso sepolcro/rosso tramonto. Anche gli dei del duemila si librano sullo sfondo di un immane olocausto e le "atomiche morti" che si celano dietro le "rosse bandiere" sembrano irridere "chi lotte condusse per vivere in dignità d'uomini."
Dunque,dignità,pietà,recupero di valori antichi che giacciono ormai sepolti ed inascoltati in questi "spenti giorni".
"Non voce / non sussulto /non pietosa/ di noi mortali/dal destino oscuro" dice la poetessa ed è appunto,in lei questa esigenza interiore ,quest'ansia di un contatto che dia la sensazione del nostro non essere soli,prigionieri nel "respiro del tempo". E' certo significativo il suo insistere su di un particolare fisico che assume il fascino di un leonardesco, metafisico simbolo: la mano: 

"La tua mano stringe/dolce/il mio polso"; e altrove: "Tra mani rapaci/bruciano esili steli" e ancora: "E' difficile andare con il cuore in mano" e in una lirica di delicata musicalità aurorale "Invisibili mani/suonano candide note" e si potrebbe continuare.
Di contro alla violenza del nostro morire in"arido deserto" la poetessa vorrebbe elevare 
"grattacieli d'amore" nella sua inesausta brama di purezza e d'amore: "Non voglio intorno a me /canti di paglia/parole morte/come conchiglie gettate dal mare./Voglio parole come grano maturo/canti densi di verità/semplici come voci di bimbi:/voglio/grattacieli d'amore."
Ed ecco,allora,tutto un altro filone:volti di fanciulle colte nella intatta grazia della giovinezza ineffabile e radiosa:

"Cos'hai /in quegli occhi di lago/ove tuffarsi/è perdersi in luce./Cos'hai/in quegli occhi di falco/che bruciano/ pensieri." 

E ancora:"Tormentato fiore/nei verdi occhi/sciogli dolcezza./Hai orizzonti di speranza/anche se non lo credi."Immagini di creature nelle quali sembra vivere una forma di cosmica armonia:" Venisti/ da grappoli chiari di stelle/docemente/in fiore di candida carne:/tra le braccia serro/secoli di bagliori." Sono espressioni poetiche in cui ci pare di cogliere un'eco di Silvia, di Nerina leopardiane, vagheggiate, però, con un sentimento d'amore in cui trema un'ombra di pianto:" La tua giovinezza/rapirei al vento/che dilegua/nei fossi carichi di foglie gialle/e sorvola/colline di ricordi :/avrei i tuoi occhi/-chicchi sgranati-/e sorrisi/capaci di sciogliere/monti di ghiaccio/nel colmo dell'inverno." 

 

Questa lirica raggiunge un notevole livello di armonia estetica:
Non è casuale né estemporanea o improvvisata,l'ispirazione paesaggistica che si configura come ansia di luce e si torna,così,al filone primordiale del tema carducciano,nostalgico di perdute stagioni,anelito ad un fiabesco non di maniera,ma ricreato con immagini nuove,dense di colori sugestivi:"Antichi pescatori/pregni di mare/di creta il volto/come fauni alle marine/sguardo all'azzurro/pensieri a celati tesori:/richiamo intenso d'avventure antiche/ in lotta/con l'odiato-amato mare./Uomini di creta/fauni delle marine/ senza tempo voi/l'onda a guardare."

Per concludere, questo è dono e privilegio della poesia: tornare con parole sempre nuove a cantare i nostri sogni,le antiche angosce primordiali ,commuoversi al rifiorire della natura,soffrire per l'infinito dolore di molti che nessuno ascolta,nel voler riascoltare una voce,rivedere altri volti che il tempo ha rubato e continuare tuttavia,a vivere ad amare.

Dice la poetessa:

"Ho chiuso i sentimenti in un baule/riposti accarezzati:/smesse trine./Sera senza tramonto /spenti giorni./Riaprirò quei tesori/per vivere ancora:/in essi avvolta/mi
vedranno sorridere." PROF.ANTONIO RAMINI di Iesi(Specializzato in lessicografia all'Accad. Della Crusca)

 



RECENSIONE AL VOLUME DI POESIA "COSI' PER CASO" di BENIAMINA CASSETTA

Classe II B - Liceo Classico "G. Leopardi" - Civitanova Marche


La recensione ha vinto il I° Premio al Concorso tra gli studenti delle Scuole Superiori,

indetto dalla Biblioteca Comunale di Civitanova Marche.


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DAL SOLE ALLA LUNA,DALLA LUNA AL SOLE


Ogni giorno inizia semplicemente aprendo gli occhi;ogni giorno il sole,senza bussare,entra dalle
finestre, prepotentemente, e stravolge il sonno con la sua luce devastante;ma soprattutto porta un invito incalzante a sentirsi vivi. E' un impeto, un furore, probabilmente lo stesso che gli aedi greci sentivano quando iniziavano i loro poemi; così, con lo stesso vigore di un nuovo giorno che inizia e con con le stesse parole che avrebbe usato Omero, la poetessa portorecanatese Novella Torregiani apre la sua raccolta di poesie "Così per caso" :

"Canta uomo...il pensiero che supera l'immenso". 

L'uomo come cantore e musa, soggetto e oggetto, tramite e fine ultimo, in altre parole, un uomo che parla degli uomini, con le sue premure che sono le loro premure, i suoi dubbi e i suoi affetti che sono i loro dubbi e i loro affetti. Il lessico genuino e lo stile altrettanto privo di affettazione, eppure estremamente curato, ha parole spontanee e sembrano trovarsi sul foglio "così per caso", ma sono, invece, organizzati in allitterazioni, composizioni ad anello, chiasmi, similitudini che si prestano innanzitutto ad esprimere quest'empatia totalizzante tale da dare voce poetica ad argomenti che da sempre turbano tutti:la nostalgia, il tempo, il ricordo, l'anima.
Argomenti che sono strettamente collegati tra loro e che si presentano man mano nel corso dell'opera proprio come il sole che si alza lentamente in cielo; accattivante è la lettura che la Torregiani ne fa nella poesia "ARCANO": gli attimi scorrono silenziosamente uno dopo l'altro sulla carne, lasciando orme indelebili, stampate non sulla sabbia, ma eternamente impresse nel cemento; anche l'anima sente tutto, "identica e presente", ma per lei il tempo non esiste: c'è solo una sorta di percezione assoluta, un eterno oggi attraverso cui riesce a guardare dall'alto il continuo fluire del divenire senza subirlo, a contare con precisione gli anni del corpo , insomma, a contenere per intero la storia di un'esistenza.
Procedendo nella lettura, si vede il sole proseguire naturalmente il suo percorso e viene fatto pian piano declinare:è il momento del crepuscolo, della luce che non è una non-luce ,che si diffonde ovunque senza avere un'origine "definibileos", proprio a questo punto, appaiono nomi,emozioni e luoghi evidentemente molto vicini all'autrice che ,però,non si tira indietro dall'impegno di rendere il più possibile chiare e ravvicinabili ad esperienze del lettore: le immagini fungono da rimandi diretti, toccano precise sensazioni fino ad assumere la dimensione di correlativi oggettivi.
E, mentre il tacito patto poetico sancito dall'inizio permette ad entrambe le parti di scoprirsi n po' per volta per esplorare ai limiti della psicanalisi la profondità dell'anima, lo stesso sole con cui tutto era iniziato, si tira indietro e lascia il posto alla discrezione della luna.

Porta, sì, il riposo, ma, contemporaneamente, anche la spinta per arrivare sempre più in basso,per non lasciare insondato nessun attimo.
In questi termini, il contatto con se stessi fa vibrare le corde dell'anima ,le poesie si fanno ermetiche, concise ma palpitanti come sistoli e diastoli di un cuore che, nel silenzio dell'oscurità,può finalmente ascoltarsi.

Questo è il panorama di NOTTE, uno degl'interludi più suggestivi, tra un sole che tramonta ed un altro che sorge. L'argomento portante è quello delle notti insonni, notti che obbligano a pensare, a ragionare mentre si aspetta l'alba, pregando, angosciati e oppressi dall'ansia, che la luce fenda le tende e dissolva tanto tormento. 

Notti,quelle bianche, che in realtà, sono le più cupe e le più nere, passate a girarsi e rigirarsi nel letto senza trovare pace, provando a scrollarsi di dosso il peso delle preoccupazioni che si trasformano in "cumuli di rocce". Nonostante tutto le uniche notti degne di essere chiamate tali sono proprio queste: si è costrette a viverle in tuta la loro oscurità, coscientemente vegliando, gli occhi sbarrati e il cuore popolato di creature vilente.

Magari, però, proprio lì accanto e proprio nello stesso letto, qualcun altro si abbandona ad un "sonno lieve".

Lieve non perché facilmente trasformabile in vigilia, ma perché carico della leggerezza di cui sono carichi i sogni: senza pensieri, senza ragione, ma solo occhi chiusi che si spalancano non appena la luna lascerà il posto al sole, in un ciclo destinato a ripetersi. 

A discapito di ciò, per un momento, per un solo e brevissimo istante, questi due aspetti di un'unica notte coincidono. Semplicemente per una mano saldamente e dolcemente ancorata al polso di un'altra,sonno e veglia s'avvicinano, si stringono, si testimoniano il bisogno reciproco, cosicché, "di nuovo si scivola sull'onda della vita."
Passata anche questa notte, una luminosità nuova invade i componimenti successivi come una continua inclusione della globale esperienza dell'uomo, inscindibile in tutte le sue parti proprio come inscindibili sono il giorno e la notte, l'uno rincorrendo l'altro, l'uno causando l'altro, l'uno follemente desideroso di provare almeno per una volta, ciò che prova l'altro.


BENIAMINA CASSETTA

 


 

"COSI' PER CASO"
RECENSIONE DI SANTINO CICALA


Credo che ogni volta che si inizia a leggere un autore o lo si è appena letto, prima di ogni analisi, prima di farsene un'idea, e subito dopo aver soggiaciuto all'incanto dei versi, credo venga naturale pensare al maestro o ai maestri che hanno permesso quella poesia: se si è trattato di maestri involontari nel cumulo caotico dei versi letti, o a quali di essi l'autore si è rivolto dopo ampie e diversificate letture. 
In questo senso, per quasi tutta la poesia del novecento italiano, valgono le parole che forse prima di ogni altro pronunciò Alfonso Gatto, e che in seguito vennero ac-cettate da tutti: "In un modo o nell'altro" disse "siamo tutti usciti dal pastrano di Ungaretti". E dunque il discorso vale per Quasimodo, Gatto, Sinisgalli, e altri.
Nel caso di Novella Torreggiani subito viene da pensare a 'quel' pastrano, ma più specificamente si pensa a Salvatore Quasimodo. Sono varie le ragioni - derivazione stilistica ad esempio (magari per il tramite di ulteriori mediazioni) - ma forse sopra tutte le altre, la guerra e il conseguente discredito della intelligenza umana e dell'uso che ne viene fatto: il cui ricordo inquieta Novella Torreggiani, pur possedendo ella un animo tendenzialmente sereno; l'animo di una donna che contro la guerra e la follia umana prega; o, che, al massimo dell' impeto, dolcemente si indigna piuttosto che inveire, quando raggiunto il livello della consapevolezza umana e intellettuale, ha visto, come i poeti vedono, che, sfogliando il libro del tempo, l'Uomo è sempre colpevolmente identico a se stesso; e che, sotto la scorza, intellettualistica e fasulla, della cultura, un ricorrente e altero umanesimo lo sospinge verso quella arroganza con cui rischia di distruggere l'ambiente, gli altri esseri umani; se stesso.
Wittgenstein nel suo filosofare si pose un quesito che in noi tutti in un primo mo-mento suscita uno stupore violento. Si chiese: "perchè non posso ammazzare un altro uomo?" Dopo lunga riflessione, ottenne risposta, che, come il quesito, può sembrarci incredibile essendo la risposta fin troppo ovvia. La riposta che scaturì dalle sue rifles- sioni filosofiche sul perchè un uomo non può sopprimerne un altro è la seguente: "Per la nostra comune umanità". Dunque è evidente che se un uomo uccide un altro uomo ammazza un po' anche se stesso: o, magari, anche più di un po'. Dunque questo spie-ga gli eccessi cui può arrivare l'uomo autore e prodotto di un umanesimo senza limiti. E la nostra comune umanità? Con chi possiamo stabilire una comune umanità? La riposta non dovrebbe prevedere, naturalmente, tutti?
Piaga che sanguinerà per tutta la vita, per l'autrice è la guerra; ella la visse da bam-bina mentre Salvatore Quasimodo da adulto. Per il poeta di Modica, era vita quotidia- na che poteva essere psicologicamente e intellettualmente pensata, acquisita, e smal-tita da adulto; non lo stesso per la giovane Novella, nella cui mente tutto è rimasto incomprensibile, e, a tutt'oggi, (cfr. la poesia "Il grido") quella incomprensione, le si presenta in sogno ma in realtà risale dagli abissi dell'animo in forma di incubo. Cioè, di sintomo che la atterrisce ancora, dandole angoscia. E non c'è nulla, neanche la pietà, che possa addolcire l'atrocità di quella visione onirica. 


Nel tormento di notti 
lunghe insonni 
cumuli d'ossa 
turbano la mente.
Non placa l'atroce visione
la dolce pietà che li avvolge.




Si sente in taluni passaggi, assai personali, anche il coraggio naturale - non vanità, e tanto meno temerarietà intellettuale - di prendere a braccetto un Premio Nobel: 


Sei l'uomo della fionda e della pietra
uomo del mio tempo 




E nella citata poesia "Il grido" l'incubo, che non è sinonimo di sogno, induce l'autrice nell'ultimo verso a dichiarare desolatamente: "Uomo: belva di sempre" facendo pensare a una sofferenza che si fa tensione civile, ma forse più che impegno quotidiano, è ricordo costante che nemmeno la pietà riesce ad ammansire e a pacifi-care.
O l'evidenza dell'effimero, per cui tutto muore, tutto è soggetto all'interno mutare delle cose, allo svuotarsi della vita; ma il poeta non può accettare tout court una sorte simile; il poeta, sostiene con ardore di fanciulla Novella Torreggiani, tutto crea, tutto ricrea, è questa la divina facoltà dell'artefice, e la vita torna a fiorire tenace là dove prima la si è vista morire. Resta purtroppo sconosciuta la differenza tra il pensare laico personale, tipico del poeta, la visione religiosa (trascendenza inclusa) di stampo confessionale, o il concetto filosofico ormai quasi un modo di dire ' nulla si crea e nulla si distrugge ': fatto sta che Novella dichiara con fede inattaccabile la sua certezza: 


Ma ostinata la vita fiorisce
là dove poc'anzi moriva.

E ancora più su, risalendo, come frenare lo stupore davanti alla compiuta bellezza, di lessico, metrica, e perfetta armonia stilistica, davanti alle parole

Assorte spiagge
in assolato incanto
intreccio d'ali
nei leggeri voli 
si stemperano d'oro.



Versi che fanno pensare all'insopprimibile e spontaneo urgere di una volontà felice, a un desiderio di bellezza, che non può essere messo a tacere nonostante la tristezza di un'adolescenza dolorosa, nonostante ricordi quasi penetrati nella carne. Ma dopo la pura bellezza poetica ecco, di nuovo, la desolata tristezza per una umanità che sembra non conoscere la propria fragilità (Ora ho pietà di te / fragile uomo) e arriva vantare - persino! - la propria condizione: anche qui vediamo la poetessa affratellata nella delusione al già citato Quasimodo, a Ungaretti (Cessate di uccidere i morti) quando, durante la guerra mondiale, i poeti più e più percepirono il deprecabile degrado dell'uomo pronto all'autodistruzione pur di raggiungere il potere universale. 
Quella di Novella Torreggiani è la pietas tipica dei poeti, ma anche la matura indi- viduazione nell' Uomo di una umanità quasi inesistente "ora che il tempo/ ha sfogliato libri di saggezza".


E per finire l'esortazione all'umanità perché viva di poesia. Con innocente mitezza, o per merito di una serafica maturità, all'autrice appare doveroso che dal cuore dell'Uomo si levi il canto verso l'azzurro dell'universo, verso l'impensabile infinito: sempre, fino all'ultimo istante di vita:

Canta uomo
finché alito empie la voce:
dal cuore all'azzurro
elèva il tuo poema.
Canta il pensiero
che supera l'immenso
prima che giunga
silenzio.




Il percorso arriva fino alla rassicurante pace che il poeta istituisce senza dubbi tra l'effimero transeunte e l'eterno:

tra effimero ed eterno
ora sia 
pace.



Forse è possibile chiedersi quanti altri tesori vivono ancora nascosti nell'isola intima o, più semplicemente, in fondo al prezioso cassetto in una inspiegabile attesa. Ma forse tanto vale a capire la mitezza di una donna che prega contro la guerra, e la mite indignazione contro la vanagloria di una umanità che invece di tentare una autentica crescita interumana va verso la catastrofe finale. 
Ma ci confortano e, soprattutto vengono a sostegno dell'autrice, quei momenti magici, e non rari, che finalmente allietano il suo animo sempre in cerca di letizia: dal fondo dello scrigno segreto, il balzo improvviso e felice di versi intrecciati, come pro-venienti dall'immersione in un catino pieno d'oro: versi felici, intrisi di pura, aurea, poesia. 

Santino Cicala
12 maggio 2006

 


 

Cenni critici su " MAGM'ARTIS "  poemetto sull'arte di NOVELLA TORREGIANI

- Ediz. Ibiskos Empoli (FI) 2006 -

 


"Dissoluzione della sintassi, nella ricerca di un linguaggio che totalmente esprima il visionario
fulgore della mente rapita... E' certo propria della ricerca stilistica della Torregiani, la totale abolizione della punteggiatura, prigione, quasi, da cui l'animo deve evadere...; come pure le inusitate e pur fascinose elisioni..." 

 

Prof.Antonio Ramini- Iesi (AN)

 


 

"...E' un tributo all'Arte, una costante sublimazione della parola, collocata in una cornice originale e preziosa.... ; un'opera ricca di complessa, ma rara espressività che assurge ad alti livelli...."

 

Prof. e poetessa Rosa Spera- Barletta (BA)

 



"...Novella Torregiani vive un rinnovellamento dello spirito,un arricchimento del sapere e dell'esperire in un reimmergersi nel mondo lasciato, per rivederlo e conoscerlo di nuovo in ogni suo dove , per inverare se stessi e le cose che ci hanno costruiti: amore, passione, raziocinio, tradizioni, contatti arcani, sentimenti,affetti, sogni. Il linguaggio lirico della poetessa, è talmente polifonico da assumere un andamento orchestrale e permette il leggere ed il rileggere, senza annoiarsi mai....
Piace ritornare sui suoi versi quasi come un gioco ritmato e monodico, ambivalente, che possiede qualcosa dei rapporti astrali, che, nei loro numeri cosmici, riflettono le vibrazioni e le sequenze udibili secondo misure matematiche interstellari. - "

 

Prof. M.Elisa Redaelli Luzi 

di Milano e residente a S. Benedetto del Tronto 

Relatrice sul volume Magm'Artis, al Centro Mondiale della Poesia e della Cultura di Recanati.



"...Dal fondo dello scrigno segreto, il balzo improvviso e felice di versi intrecciati come provenienti dall'immersione in un catino pieno d'oro: versi felici, intrisi di pura, aurea poesia"

Santino Cicala -S.Teresa di Riva (ME)



"...Attimo creativo che è giovinezza trionfante: forse la poetessa non ha acquisito l'esatta coscienza di quanto ha scritto perché ha agito guidata da mano invisibile e da una voce che riesce a sentìre solo lo spirito creativo. Mi sale alla memoria il Leopardi che, dopo aver vergato l'Infinito, resta "attonito e spaventato" e si dispera, paralizzato dalla sua stessa ammirazione.
La linguistica spiega solo con espliciti accenni agli eccessivi ornamenti ...dinanzi al magnifico fraseggio,alla ricca tavolozza,al fuoco pittoresco nel riconoscere in quei pochi versi come sia riuscita a leggere nel profondo senza tener conto della tecnica dello scrivere....sincero possesso della coscienza ,portando ...il lettore alla sua stessa natura di donna eloquente e considerare più che altro,l'aspetto di abile fornitrice dei concetti e stupenda architetta del periodo.Un altro carattere ci colpisce e spicca nel confronto con i poeti contemporanei:la modernità, per cui la Torregiani non è più l'Autrice ,ma l'Interprete dell'animo artistico ,dei suoi affanni particolari e del suo sentire più sensibile ,adatto a comprendere i dolori e la gioia degli altri, per il trionfo dell'Amore: l'equilibrio delle sue facoltà,si rispecchia nello stile."

 

Reno Bromuro- Roma (Da internet in Poetilandia)



"...è poesia vestita di arte per la creatività che l'ispira ...ma anche arte trasfusa in pura poesia che tocca le vette più sublimi dell'autenticità emotiva e del pensiero..."

 

Prof.Daniela Monachesi - Preside e poetessa - Macerata



"Visionarietà,simbologia,tensione spirituale,onestà (assai rara in questo tipo di scrittura).Questi sono i pensieri che vengono alla mente dopo la lettura del poemetto sull'arte Magm'Artis di Novella Torregiani.
Dostoevskij c'insegna che "la bellezza salverà il mondo". Dal poema di Novella Torregiani apprendiamo che l'Amore per la Bellezza conduce all'amore di Dio .E con l'approdo a Dio,ecco apparire nel poema,gli eterni problemi dell'uomo(solare figlio d'universo prigioniero): il bene, 

il male, il dolore, l'amore, la speranza, la nascita, la morte, ed infine, l'anelito di riposare in Lui,
suprema bellezza, infinito bene, imperitura felicità.
Il poema è scritto con grande tensione lirica, in cui le regole di scrittura si sfaldano: cadono la punteggiatura, l'ortografia, il periodo si spezza e va verso la sillabazione. I vocaboli si isolano, dando il loro senso e tendono a dilatarsi in altri sensi. C'è il continuo tentativo di creare parole nuove per adattarle al nuovo stato d'animo e si cerca continuamente la visione per esprimersi Nella lettura di questo poema possiamo constatare veramente quanto sono profetiche le parole di J. L. Borges sull'arte: "Ogni opera affida al suo scrittore la forma che cerca."


Poeta ADRIANO ACCORSI- Macerata 

 


 

O verde , rosso , blu .... 
il dono del COLORE

Considerazioni dell'Autrice su alcuni passi di MAGM'ARTIS

O verde rosso blu
celeste rosa
di natura frementi
richiami
la coscienza barlume
raccoglie
sospinge mani
in cerca d'altre mani...
e magma
riesuma pensiero
tra cieli e abiss'infiniti
coscienza sopita a cercare
e sogni plasmare
con LUI.

O dolci madonne 
o cristi
da cieli dorati guardare
e lotte e duell'infiniti
e sempre rosso sangue
seminare
o santo francesco addolcire
su chiare pareti navigare
in miracoli Giotto raccolto...
con labbra e mani
Leonardo eternare
ed in aurearmonia
naufragare...
e Turner c'inonda
in naufragio dorato...
Renoir di fuoco 
immensi campi e luce...
Tiziano rivela
luce incarnata...
o dolce Modì
da volti elevati
deliri segreti disperdi...
sofferte figure
in gioiosa palpabile angoscia:
idoli nuovi Picasso
contendono forme;
uomo natura:
rivali creatori...
e il mondo-colore va
per azzurri sentieri senz'ore
abissali alieni...

**********************************

Ecco :la follia creativa s'impadronisce dell'uomo; egli sa che ,con pochi tratti, può creare cloni di sé e di ogni altro elemento che colpisca la sua fantasia.
Una gioia suprema riempie l'animo dell'artista quando è certo che la sua opera sia il più simile possibile a ciò che vede intorno, a ciò che voleva esprimere, alle meraviglie del creato :anch'egli vuole imitare l'opera divina per essere come Lui? Per collaborare alla Sua creazione? 
Nascono così, i capolavori d'arte, realizzati, spesso, per essere a fianco delle entità da ingraziarsi: ricordiamo le pitture rupestri o i dipinti cavernicoli della preistoria. Infatti, sin da epoche remotissime,l 'uomo si esercita nella pittura ed usa il colore come mezzo per esprimere sentimenti dell'animo, via via più affinati ed estranei alla realtà, passando per le opere dei "sommi", come Giotto, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, poi,maggiormente vicini a noi :Picasso che rivaleggia con la natura per strapparle forme nuove,uniche e mai vedute ed infondere movimento,vita,tanto da suscitare meraviglia per l'innovazione di tante meraviglie più o meno accettate ; poi Modigliani, Carrà, Cantatore, sino alla moderna pittura astratta, concettuale che più esalta il distacco dalla materia ( o più si avvicina ad essa ?) e dalla forma, per rendere visibile con il colore, esclusivamente un concetto, un'astrazione.
Comunque sia, l'artista s'impadronisce del mezzo e dello strumento che lo renderà capace di "creare" nuove forme,nuove 
celebrazioni della natura, anche se "creare" significa trarre qualcosa dal nulla, cioè senza disporre di nessun mezzo, di nessuna materia che renda possibile un'imitazione, un concetto: questo è possibile esclusivamente a Lui, all'entità che pensiamo esista e sia trascendente, cioè al di là della materia. 
Comunque , la pittura esercita un fascino straordinario nell'uomo come produttore di opere e come fruitore della bellezza poiché anche la visione di un'opera d'arte, dona una soavità al nostro pensiero, una gioia interiore di appagamento e di relax, come fossimo davvero pervenuti a quel mondo ideale che ogni uomo sogna poiché elevazione dello spirito.


Novella Torregiani

 

 

 

 

 

QUEGLI OCCHI

Cos'hai
in quegli occhi di lago
dove tuffarsi
è perdersi in luce.

Cos'hai 
in quegli occhi di falco 
che bruciano
pensieri.

Il tuo nome
è selva
e sei selvaggia
e bella. 


Da "Così per caso" 

 

 
 

FAUNI DELLE MARINE

Antichi pescatori
pregni di mare
di creta il colto
come fauni alle marine
sguardo all'azzurro
pensieri a celati tesori:
richiamo intenso
d'avventure antiche
in lotta
con l'odiato-amato mare.

Uomini di creta
fauni delle marine
senza tempo voi
l'onda a guardare.

Da "Così per caso"

 

 
 

SVOLTA

E' difficile andare
con il cuore in mano:
rapaci avvoltoi
con bocche di pietra
voraci
ne rubano brandelli.
Ecco la svolta:
con faticoso amore
ricostruire la preda
o nell'urna di ghiaccio
rinchiuderla
per vivere senz'anima.


Da "Così per caso"

 

 

 
 

8 MASCHERE

Uomini
maschere vacue
vagano fissi
a mete indefinite.
Impenetrate coscienze
cieche alla luce
scavano
involucri bui.


Da "Così per caso" 

 

 
 

INERME

Corro
su fragili specchi:
mi riflettono inerme
-cuore aperto
per chi?-

Prati verdi attendevo
ove perdermi
avvolta di cielo.

Ora
ferite che giungono
al cuore.

Velo di lacrime
colma 
il silenzio.

 

 
 

NEI CIELI CAPOVOLTI
(A Giacomo Leopardi)

Allora
t'incontrai lungo la siepe
in cerca d'un silenzio 
sovrumano.
Deliri d'anima
alla memoria antica
e amore
si dispersero
mio Vate.
Ora
è silenzio di pietra
d'anime perdute
nei cieli capovolti del presente.
Silenzio
silenzio mio vate
e mio primo amore.
Solo insensate cose
soavi sono
al dissolversi cupo 
della mente
ora che solamente di macigni
disseminato vedo
il cammino.

 

 

 
 

Da "COSI' PER CASO" di Novella Torregiani-ED:GEV. Venezia 1991

CANTA UOMO

Canta uomo
finché alito empie la voce:
dal cuore all'azzurro
elèva il tuo poema.
Canta il pensiero che supera l'immenso
prima che giunga
silenzio.

 

 

 
 

Da "COSI' PER CASO" di Novella Torregiani-ED:GEV. Venezia 1991

 

FORSE DA SPAZI REMOTI

Quale voce ti chiama
che incessante reca tormento:
forse da spazi remoti
o da tempi più antichi.
Vuoi andare dov'essa ti guida.
E' angoscia l'invito
più forte di ogni ragione:
dove si costruisce il destino 
il richiamo è sirena.
Non perderti.
T'avvolgo in bolla d'amore
diamantino asilo. 

 

 

 
 

Da "COSI' PER CASO" di Novella Torregiani-ED:GEV. Venezia 1991

 

ESPERIENZE

Verdi anni
in scrigni dischiusi
mostrano tesori.
Onnivore esperienze
-vecchi tronchi hanno detto-
formano vita.
Tra mani rapaci
bruciano
esili steli.

 

 
 

ULTIMO FIORE
(da un quadro di Rodolfo Gentili da Macerata )

Dischiude la terra intorno
braccia di carbone:
amaro sortilegio
-ombra infernale-
la terra-nido è arido deserto.
Stremati
i miseri amanti:
nella buia landa
le porge il fiore di speranza
inutilmente.
S'innalza giammai rassegnato
il giovine amante
al cielo di catrame
grida maledizioni.

Spegne amore anelito vitale:
muore
l'ultimo rosso fiore.