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Maristella
Bono
Più vero del vero, falsi d'autore
Maristella Bono è nata nel febbraio del 1974 ad Albenga, dove tutt'ora
vive ed opera nel laboratorio di via G. Galilei.
Compie i suoi studi presso il Liceo Artistico A. Martini di Savona.
Tra i suoi insegnanti figurano il Prof. Parini, celebre scultore e pittore
eclettico; ed il Prof. Zegna, artista polivalente ed insigne pianista
jazz.
Continua gli studi presso l'istituto Universal School di Rimini, dove si
diploma in grafica pubblicitaria.
Lì ha modo di seguire le lezioni della Prof.ssa Domenichini e del Prof.
Civardi; insegnanti di grande merito.
Nonostante la giovane età, "la Bono" dopo varie esposizioni
collettive, espone la sua prima personale a "Villa Cambiaso" in
Savona, celebre dimora storica in cui hanno esposto artisti di grande peso
quali Sabatelli, Caldanzano, Borzini, Bettocchi e Vintera; ed altri
celebri pittori e capi scuola.
Seguono altre esposizioni personali in dimore non meno conosciute.
Maristella Bono si dedica da anni alla realizzazione di copie di celebri
dipinti.
Le sue indubbie doti tecniche - acquisite con l'esperienza, ma anche
grazie agli studi compiuti - non sono mai disgiunte dall'amore della
grande pittura degli ultimi due secoli.
Tutte le opere dell'artista sono certificate come "falsi
d'autore"; rispettano le tecniche di esecuzione del dipinto originale
e le dimensioni.
Oltre ai dipinti che potete trovare nel sito, l'artista esegue anche opere
su commissione per soddisfare al meglio le Vostre esigenze artistiche.
L'artista è in grado di eseguire dipinti di autori diversi, a partire
dall'epoca rinascimentale sino all'arte contemporanea.
PRINCIPALI
MOSTRE
Marzo
2002
Villa
Cambiaso - Savona - Personale
Tratto
da "Villa Cambiaso" - periodico dell'Associazione culturale
La
personale di Maristella Bono
offre
l'occasione per una riflessione sul falso in Arte
COPIE
D'AUTORE O OPERE D'ARTE?
I
miti, si sa, sono duri a morire. Alcuni, poi, veicolati dalla scuola d'impianto
risorgimentale, si sono talmente radicati nella cultura
diffusa da sembrare inattaccabili.
Tra questi, l'idea che l'artista agisca spinto da una misteriosa forza
ispiratrice, ad esempio, oppure quella che attribuisce
all'opera d'arte originale ed autentica, e solo a
quella, la dignità d'essere considerata tale.
Che in passato, nell'Europa d'ancien
regime, questo non fosse vero, è
acclarato. L'opera d'arte
(come oggetto concreto) era talmente
prevalente rispetto all'artista da offuscare
la realtà storica di quest'ultimo. Dunque, tra
originale e copia (di mano dell'autore, di un ghost di
bottega o di altro
pittore) non veniva percepita alcuna
differenza.
Pari era la dignità essendo pari la
funzione: tra-smettere un'idea, veicolare un'emozione, stupire.
Nel corso dell'Ottocento (per
sintetizzare, s'intende) si va affermando l'idea che artista ed opera d'arte
siano inscindibili. L'uno vive nell'altra e viceversa. Un processo,
questo, che
giungerà ad una forma di feticismo
che porterà
l'artista (la sua biografia, i suoi
drammi, i suoi
tic) a cannibalizzare l'opera stessa.
Il nanismo di
Toulouse-Lautrec, l'orecchio di Van
Gogh, la psiche di Munch, finiranno per prevalere su ricerca estetica,
poesia, efficacia comunicativa dell'opera. Di qui, anche, la fortuna di un
Ligabue, da un
lato, e l'art-brut dall'altro.
Nel corso del Novecento, qualcosa è
cambiato. Giorgio
De Chirico, tra il 1945 e il 1962, esegue
diciotto versioni delle Muse
inquietanti del 1917.
Di cosa si tratta? Di diciannove
originali (la tela
del '17 e le successive), oppure di
un originale e
diciotto copie? De Chirico, del
resto, amava giocare con i suoi dipinti, autenticando repliche d'altra mano e
sconfessando opere da lui eseguite. Andy Warhol,
riflettendo sulla riproducibilità con mezzi moderni
dell'immagine, teorizzò l'assoluta indifferenza
tra originale e copia, anche eseguita meccanicamente. Un Poster di una
Campbell’s Soup – affermava- vale quanto un originale. Non solo le
arti figurative si sono misurate con la
scomparsa del mito dell'originale
autentico, ma
anche le altre forme espressive. Nel
1958 Bill Evans,
sommo pianista scoperto da Miles Davis,
esegue un'improvvisazione modale
sull'introdu-zione di Some other lime, classico di Leonard Bemstein. La
sequenza di accordi è la stessa, così il tempo.
Eppure Evans decide di reintitolare il brano, che
diventa Peace piece, e di attribuirse-lo. Nel 1967 il
chitarrista d'estrazione folk John Fahey realizza
una straordinaria composizione intitolata Requiem/or Molly per
chitarra ed effet-ti sonori (veri e propri suoni ready-made). Il
brano intende descrivere — afferma
Fahey — la
«distruzione psicologica di Molly e
la reazione
che gli altri ebbero nell'osservare
tale processo».
La terza bellissima parte del Requiem
è composta
da suoni trovati, rumori, canzoni
captate alla
radio, con il sottofondo della
chitarra di Fahey
che esegue California dreamin ' dei
Mama's and
Papa's. L'effetto è straziante,
grandioso. Nei cre-diti del disco compare il nome di un solo autore, Fahey appunto.
Appropriarsi di un'opera d'arte,
riconoscersi nel
lavoro altrui fino a farne qualcosa
di proprio,
appare dunque uno degli atteggiamenti
più inte-ressanti che gli ultimi decenni di ricerca hanno proposto.
Ma non vi è, tuttavia, solo il caso
della riprodu-zione di un'opera d'altri. Vi è anche — è qui il gioco diviene
d'una raffinatezza rilevante — l'a-dozione di modalità espressive,
stile, personalità
altrui. È il caso — non unico,
peraltro — di un
artista straordinariamente
interessante e vicino a
noi come Aurelio Caminati.
Il virtuoso pittore genovese, per
parte della sua
vita artistica, ha praticato una
sorta di camuffa-mento (nell'ambito di un progetto finalizzato alla orazione di
ironici "falsi ideologici"), adottando di volta
in volta la personalità artistica di questo o di
quell'artista. Ecco, dunque, un Caminati-Lichtenstein, un Caminati-Segal,
un Caminati-Fontana, un Caminati-Oldenburg... Ora, come
s'inserisce il lavoro di Maristella Bono,
notevolissima copista, in quest'alveo cul-turale sommariamente delineato?
Il lavoro della
brava pittrice ponentina è pura
bottega, semplice
attività artigianale ad uso di colti
appassionati di
grande arte, oppure può aspirare
alla dignità di
vera e propria attività artistica?
L'attuale rinuncia ad una propria cifra stilistica è — nella Bono
— conseguenza di una scelta, dun-que è atto consapevole. Se la
consapevolezza (e
non la tecnica, ne l'appartenenza ad
una scuola) è
la condizione preliminare per
definire artistico il
lavoro di un pittore, allora
Maristella Bono può
dirsi, a buon titolo, artista.
Consapevole del proprio talento e della funzione del proprio lavoro.
Ferdinando
Molteni
Note:
Peace
piece di Bill Evans si trova in Ewryhod)/ Agi Bill Evans (Riverside,
1959). L'edizione in ed contiene come bonus-track Some
other lime. Requiem for Molly si
trova in John Fahey, hifm mui
olher compositìons for pittar solo (Vanguard,
1967). Califomii
(fra™' si trova in Thè Mama's and
thè Papa's, Ifyou con beline
yw eyes alii ews (Mca, 1966). La
niultifonne attività di Caminati
è ben illustrata in F. Sborgi (a
cura di), Aurelio Cammali. Opere M
1W al MS, De Ferrari, Genova 1998.
Sui "falsi ideologici" c&. M. Fochessati,Are(i()
Cammali, un percorso di ricerca: ÌW-199S,
in/W.,pp. 19-23.
Stupende copie d'autore firmate Maristella Bono
Da "LA STAMPA" del 16 marzo 2002
Di fronte alle opere della giovane pittrice albenganese Maristella Bono
viene davvero da chiedersi: copie d'autore o autentiche opere d'arte?
Perché l'artista, che inaugura oggi alle 17,30 nei saloni di Villa
Cambiaso, in via Torino a Savona, la sua prima personale sul tema "Più
vero del vero, copie d'autore", si dedica con straordinaria bravura a
riprodurre copie di celebri dipinti.
I suoi autori preferiti, sin da quando frequentava il liceo artistico
"Arturo Martini" di Savona (ma ha anche un diploma in grafica
pubblicitaria) sono Monet, Degas, Renoir, Modigliani, Picasso, Van Gogh.
Di lei dicono:"Sovente, nel riprodurre un'opera, la pittrice tenta di
ricreare l'ambiente nella quale l'originale è nato, praticando, quando
necessario, la pittura all'aria aperta".
La mostra a Villa Cambiaso potrà essere visitata sino a venerdì 22 marzo
tutti i giorni, martedì escluso, dalle ore 17 alle 19.
QUINDICI GLI ARTISTI PRESENTI ALLA MOSTRA DELLE COPIE D'AUTORE
Inaugura
al Centro Arte Moderna l'iniziativa dell'Associazione Tosco-Sarda
Da "IL TIRRENO" del 25 febbraio 2004
Pisa. Si è inaugurata alla Galleria d'Arte Moderna e
Contemporanea, sul Lungarno Mediceo, la prima mostra mercato delle copie
d'autore, organizzata e promossa dall'Atsaa (Associazione tosco-sarda di
arte e artigianato) con il patrocinio della Provincia e del Comune.
La copia d'autore non deve essere considerata un virtuosismo sterile, ma
la cura intima e concreta del gusto del bello.
Le recenti sperimentazioni artistiche hanno imposto all'attenzione degli
artisti e degli operatori nel campo dell'arte il desiderio, quasi il
gusto, di ripercorrere le orme dei grandi maestri del passato che
associavano capacità tecniche notevoli all'espressione di concetti, idee
e significati profondi e socialmente edificanti.

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