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IL
MENDICANTE
0gni
mattina quando mi reco a lavorare lo vedo...
E' un anno che viandeggia
per le vie di questa città, e forse non me ne sarei mai accorto
se non avessi preso l'abitudine di
recarmi sul posto di lavoro senza l'automobile. Solitamente questo
tipo di ospiti si appoggiano ai centri di prima accoglienza e
assistenza, ma lui è diverso, sta in
disparte e non accetta quel genere di vita,
gli piace vivere all'aperto e non
parla mai con alcuno. Una volta, ricordo, venne tolto dal
marciapiede e condotto in un centro d'accoglienza. Lui non reagì:
stette lì, immobile per giorni. Aveva dei solchi profondi sul
viso e i suoi occhi erano persi nel vuoto, lo fecero sedere di
fronte al teleschermo acceso, ma non lo guardò;
non una minimo espressione lasciava trapelare il suo volto. Ogni
sforzo essi facessero, od ogni cosa compivano per lui, era
inutile: non aveva reazioni. Infine, stanchi, lo fecero accomodare
su una poltrona davanti ad una
vetrata a guardare l'orizzonte... E
lì ve lo lasciarono. Si ricordarono di lui quando una mattina lo
videro accasciato a terra, privo di sensi...
Era trascorsa una settimana dal suo arrivo nel centro e non aveva
mai toccato cibo! Era ancora vivo, per fortunal
La mia incalzante richiesta venne
finalmente accolta: l'uomo fu lasciato libero al suo destino e la
notte poteva di nuovo abbracciare il suo ciclo
stellato. Ormai me l'ho preso d'abitudine, fargli scivolare dentro
lo sdrucito capello nero di pecca la quotidiana monetino...
Lui, sta là, inerte per un attimo, come di consueta abitudine, un
po' per gioco, un po' per un antica perduta dignità. Poi, leva lo
sguardo su di me... Non un gemito,
non un lamento, ne
un semplice gesto di ringraziamento, solo i suoi occhi espressivi
lasciano trapelare i suoi profondi
sentimenti e aprire il suo cuore,
senza bisogno alcuno di una sua
parola. Dopodiché mi sento pronto per cominciare una nuova
giornata di lavoro, con la
benedizione sua muta. Due persone tanto diverse nella vita
attuale, quanto unite nello spirito. Egli non accetta mai niente
di più di una semplice monetino...
Una volta, gli feci scivolare dentro il capello un pezzo da
cinquanta: ero quasi convinto d'averla fatta franca...
Ma quando incontrai su di me i suoi
occhi severi, fui costretto a ricacciare in tasca la grossa somma
e accontentarmi di lasciargli la solita monetino.
Una mattina gli passai davanti veloce, senza curarmi troppo di
lui... E frettolosamente feci cadere dentro il
capello sgualcito, la solita monetino.
A sera, rientrando a casa, mentre camminavo sul marciapiede, lo
trovai ancora lì... Non l'ho avevo mai visto prima d'allora anche
nel pomeriggio inoltrato. Il suo sguardo era interrogativo: ormai
avevo imparato a conoscerlo.. Anche
se mai avevamo proferito una parola: egli, quella mattina,
vedendomi frettoloso e agitato; si era preoccupato per me..
Ed era stato tutto il giorno seduto a terra ad aspettarmi
rientrare per vedere sul mio volto
un sorriso sereno. Indubbiamente, mi resi conto che avevo un
grande amico; un amico che non pretende e non chiede mai nulla.
Ricordo, una sera, mentre mi trovavo a cena per affari, con i soci
della mia piccola azienda; pare assurdo lo so, ma i loro discorsi
venali, mi trovarono più volte disattento e col pensiero rivolto
al Mendicante. L'inverno era alle
porte, la temperatura iniziava a calare e mi chiedevo se il povero
uomo avesse un riparo per la notte..
Non aveva accettato l'ospitalità del centro accoglienza,
lasciandosi quasi morire se non fossi intervenuto io, in molti
avevamo cercato di dargli asilo, offrendogli persino
una casa; ma egli aveva rifiutato, sempre. Ne parlai in famiglia e
mia moglie mi consigliò di
regalargli una coperta, forse quella l'avrebbe voluta e durante la
notte, quando faceva più freddo, certamente se la sarebbe stretta
contro. La mattina, oltre alla solita monetino,
posai accanto a lui la morbida coperta ancora incelofanata.
Evitai di guardarlo negli occhi, temevo il
suo sguardo severo e il suo rifiuto. Quella notte nevicò
abbondantemente, il vento fuori
ululava come un lupo affamato... E io non riuscii a prender sonno
per tutta la nottata: il pensiero del Mendicante, fuori al freddo,
mi attanagliava il cuore! L'indomani, mattin
presto, vidi che la neve aveva completamente ricoperto le
autovetture parcheggiate davanti alle case. Mi vestii
frettolosamente e uscii; ero preoccupato per il Mendicante.
Percorsi le vie a passo veloce, le strade erano deserte ed io
incontravo solo mezzi sgombraneve. Raggiunsi Corso Italia e mi
diressi verso Via Veneto. Svoltai l'angolo
e... il Mendicante non c'era! Al suo posto, un mucchio di neve,
alta più di un metro. "Calma...",
mi dissi e guardai l'orologio: era ancora presto.
"Probabilmente è per strada che arriva...".
Aspettai in quell'angolo per più di un ora, ma non lo vidi.
Allora cominciai a cercarlo in tutte le strade possibili. Guardai
in ogni angolo e dove, chiesi notizie ai passanti, nei negozi
d'abbigliamento, bar, drogherie, descrivendo l'uomo nei minimi
particolari, ma nessuno si ricordava di averlo visto. Guardai
l'orologio: era molto tardi, ero inzuppato da testa a piedi e non
mi ero neppure recato a lavorare. Mi avviai a casa, stanco e
disperato; non riuscivo a farmene una ragione della sua sparizione
e speravo che prima o poi ricomparisse, come l'ultima volta che
era mancato per più di due giorni. Arrivato a casa, trovai ad
attendermi davanti alla porta un agente che mi domandò:
«E' lei il Signor Carlo Rossini?»
«Sì, sono io», risposi sfinito. «Mi segua, per favore».In
macchina, lungo la strada, non osavo chiedergli il motivo per cui
ora mi trovavo li. Bagnato e in silenzio lasciai che mi
conducessero al posto di Polizia. Certo, per molti era solo un
Mendicante, sporco, testardo e pieno di boria. Ma Uomini come lui,
ve lo dico io, ce ne sono pochi
al mondo! Sicuramente un Uomo dal passato glorioso, amato da tutte
le genti per la sua semplicità d'animo e benevolenza. Ecco perché
oggi, scrivendo al mio vecchio tavolo,
segnato dalle tante avventure, l'ho voluto ricordare: così, com'era.
L'ho rivedo ancora... Là, disteso... Con la coperta che gli ho
regalato ancora incelofanata,
stretta sotto al braccio... Un mucchio di giornali vecchi
appiccicati a mo' di riparo al suo
esile corpo di vecchio... Stretta in
una mano una sacchetta scolorita con dentro centottanta
pezzi da cinquecento... Quelli che ogni mattina gli donavo io, in
tasca, in un portafoglio, ben tenuta, la foto di un bambino... E
ancora, in fondo alla stessa tasca, un biglietto... con il mio
nome...
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LA
MAGIA DELL'OMINO
E'
Natale, le strade e le case sono vestite a festa con allegri
addobbi fluorescenti e multicolori lucine.
L'aria che si respira è proprio quella: natalizia... Odorosa
di canditi e ingombra di grandi, voluminosi pacchi regalo. Le
persone sono più disponibili e magna-nime.
Persino la signora Pautasso,
inacidita e brontolona per la tarda
età e gli acciacchi, sorride bonariamente e saluta
i passanti. E qui ha inizio la storia. Seguitela...
Marianna, la nostra piccola protagonista,
camminava a testa china con i suoi mille pensieri.
Neppure s'accorse del cambiamento
dell'anziana donna e senza accorgersene
le andò a sbattere contro! La donna le tirò su il bei
visetto. Marianna non scappò come
faceva di solito, si limitò a fissarla con
i suoi belli occhioni tristi.
«Cosa
ti succede? Non hai voglia di giocare con me oggi?»,
le chiese l'anziana stupita. «Oh,
signora Pautasso, sono così triste!»,
sospirò la bambina. «Non puoi essere triste, stanotte nasce Gesù
Bambino! Vieni...», le disse la
donna prendendola per mano e conducendola accanto a due piccole
sedie, vicino all'ingresso della sua casa. «Sediamoci
comode e ascolta cosa ho da raccontarti...
...
Molto ma molto tempo fa, vivevano ai margini di un piccolo Paese,
tré poveri bambini: Giuditta
di appena quattro anni, Cristina di
sei e Alessandro di otto. Ho detto tré
poveri bambini perché erano veramente
molto poveri: pensa che tante volte mancava loro persino
la colazione! Poveri piccini... Il
padre lavorava come boscaiolo e
talvolta non riusciva nemmeno a procurare loro la cena, tanto era
poco quello che guadagnava. E la sera, a ora tarda, quando
rincasava non poteva far altro che stringersi al petto i suoi
figliuoli e rovesciare sul vecchio tavolo le tasche dei calzoni e
dividere il poco che ne contenevano. Come tutte le mattine, il
babbo, dopo aver caricato la legna nella stufa affinchè
i suoi bimbi non patissero il freddo, li
baciava sulla fronte e partiva che era ancora buio e come tutti i
giorni, sarebbe rientrato solo a sera tarda. E adesso viene il
bello...», continuò la donna
illuminandosi gli occhi.
«..
.La sera di Natale...
un giorno speciale... veramente
speciale... Quando i bimbi come
tutte le sere, erano radunati attorno al tavolo in attesa del
babbo, sentirono provenire dall'esterno della casa una soave vocino
che cantava un allegro motivo. Il più grande, incuriosito, si alzò
ed andò ad aprire l'uscio di casa...
Stupore e meraviglia! Mille stelline color
oro entrarono veloci nella stanza, avevano suoni melodiosi e
polvere d'angeli... Composero un cerchio sopra il vecchio tavolo e
quando si dileguarono apparve ai loro occhi una minuscola
figura... Era un piccolo omino, munito di bombetta, completino
chiaro a quadrettoni con farfallino,
scarpine in pelle lucide e un bastone da passeggio. "Buon
Natale, ragazzi!", disse
l'omino in tono solenne abbassando il copricapo a mo'
d'inchino. "Ooooooh...!",
esclamarono i bambini meravigliati. Si stropicciarono forte gli
occhi e presero a darsi pizzicotti, convinti che quello fosse solo
un sogno. "Sono vero!",
replicò contrariato. "E voi siete tutti svegli!!".
Alessandro e Cristina si avvicinarono al tavolo e cominciarono
a tastargli le piccole braccio, le
gambe, tutto: se lo rimiravano curiosi. "Insomma
volete smetterla!", sbuffò
l'omino, rimettendosi in ordine il completino. "Ho sentito il
vostro richiamo
d'aiuto e sono venuto ad esaudire i
vostri desideri..." "Davvero,
tu puoi esaudirli?", chiese Cristina
incredula.
"Certo!
Coraggio e non sbagliate perché avrete un solo desiderio
ciascuno, quindi state attenti a ciò
che chiederete... Cristina,
cominciamo da tè...
Cos'è che desideri più di ogni
altra cosa?" "Voglio tanti giocattoli come non se ne
sono mai visti!"
"E
sia, sarai accontentata!". L'omino
agitò per cria
il bastone e in men che non si dica
la casa fu completamente piena di giochi. Cristina e Alessandro si
misero subito a giocare; ma l'omino li riprese: "Bambini,
ordine! Giocherete dopo, quando me ne sarà andato! Avanti il
prossimo!". Alessandro si fece
avanti: "lo vorrei che non avessimo più a patire la fame per
il resto dei nostri giorni."
"Desiderio
sensato!", esclamò l'omino
contento; mena per aria il suo
bastone e... Voilà! La casa si
riempì di ogni ben di Dio! "Calma", disse prima che i
bimbi si buttassero a perdifiato sul prelibato cibo. "Ho
ancora un desiderio da esaudire... Giuditta!",
chiamò ad alta voce. "Dov'è Giuditta?
Ah eccola!", esclamò l'omino
volando via dal tavolo e andando a prendere posto sul bracciolo di
una sedia. Giuditta, impaurita
di tutto quel gran trambusto, si era
andata a nascondere proprio sotto quella sedia! "E"
un po' timida...", disse
Cristina spingendola amorevolmente fuori. "Buon Natale,
Giuditta!", disse benevolo
l'omino. "Hai già scelto il tuo desiderio? Su, sono tutto
orecchi, dimmi!"
"lo...",
cominciò la bimba. "... vorrei
il mio papa accanto a noi più tempo
durante la giornata, felice e riposato!!!"
"Che
desiderio nobile", disse commosso l'omino. "Ebbene,
sarai accontentata!!". Piroettò
in aria il bastone e... Voilà! Il babbo era lì con loro che li
abbracciava e baciava. Naturalmente, l'omino era sparito d'incanto
per non disturbare nessuno... ...Ti
è piaciuto il racconto?», chiese
la signora Pautasso a Marianna. «E'
bellissimo, ma e solo una fiaba!»,
rispose in un sospiro ancora più triste. «Marianna, devi credere
ancora nelle fiabe, perché la notte di Natale tutto può accadere...!»,
concluse in tono misterioso.
Ma
la bimba si era già allontanata a
testa china, facendo rientro a casa.
«Sei tu, Marianna?», chiese la
madre sentendo cigolare la porta. «Sì, sono io», rispose la
bimba posando la sporta della spesa sopra il tavolo del tinello.
«Tesoro...», disse la mamma
carezzandole i capelli. «... Se solo potessi camminare...»,
sospirò toccandosi le gambe che non
la reggevano più in piedi a seguito di un brutto incidente. «Oh,
mamma, non preoccuparti, io camminerò per tutte e due.» «Tu sei
il mio angelo», disse stringendosi la piccola al petto. Poi
cenarono ricordando i bei tempi, quando il padre era ancora in
vita e a tavola c'era sempre tanta allegria. Calata la notte,
stanche decisero di andare a dormire. Marianna aiutò la mamma a
coricarsi, quindi si congedò andando a ritirarsi
nella sua piccola cameretta. Era la notte di Natale. Tutti
dormivano, Marianna venne destata all'improvviso dall'insistente
bussare al suo abbaino... Si alzò
insonnolita, tirò un grande
sbadiglio e andò ad aprire la
piccola finestrella... Mille
stelline color oro e polvere
d'angeli riempirono a velocità lampo la piccola stanzetta, senti
cantare un allegro motivetto e
quando le stelline scomposero il cerchio appena fatto, ai suoi
occhi si rivelò... l'omino! Con
bombetta, farfallino, completino chiaro a quadrettoni,
scarpette in pelle lucide e bastone
da passeggio.
«Buon
Natale, Marianna!», salutò in tono
solenne levandosi il copri capo. «Non è possibile, è solo una
fiaba!», esclamò stupita.
«E'
tutto vero», intonò l'omino
canticchiando. «Tu mi hai chiamato e io sono accorso. Orsù,
dimmi, qual è il tuo desiderio?
Coraggio, t'ascolto!»
«Non
puoi esaudirmi...», disse la bimba
triste. «A me serve più di un desiderio!» «Spiegati meglio!»,
la esortò l'omino.
«Vorrei
che il mio babbo non fosse mai morto e che la mia mamma potesse
camminare di nuovo!» «Uhm! E'
vero, sono ben due desideri!»,
disse l'omino grattandosi il capo pensieroso. Intanto l'orologio
del campanile segnava inesorabilmente il tempo che passava.
Marianna, singhiozzava disperata e l'omino non aveva ancora
trovato una soluzione. Una famiglia di topolini
camminava veloce sul cornicione del palazzo e di tanto in tanto, a
turno, il papa o la mamma aiutavano
i loro piccoli a risalire il muro...
Alla vista di ciò l'omino s'illuminò in viso...
«EUREKA! Ho trovato, Marianna! Smettila di piangere!».
La bimba sollevò il viso e si soffiò il nasino col fazzoletto.
«Marianna, devi chiedermi che rivuoi la tua famiglia! Come vedi
è un desiderio solo ma ne comprende tanti!!».
La bimba si asciugò le lacrime, si mise in ginocchio e con le
mani giunte pregò: «lo rivoglio la
mia fami-
«E
sia fatto..!!», disse felice
l'omino, agitò per aria il
bastone e... L'orologio segnava le
sette del mattino, Marianna discese le scalette della sua
cameretta e vide papa e mamma in
piedi, sorridenti che le facevano gli auguri di Natale: «Sai»,
le disse il padre. «Prima di aprire
i regali, io e mamma dobbiamo darti una notizia: presto avrai un fratellino!!!".
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