Caterina Columbu

 

Categoria  Scrittori

Indirizzo:   Casella Postale 153

Città:  17021 ALASSIO (Sv)

Fax:  0182.646.084

Cell.:  sig. Riboldi  339 6362472

Sito web:  

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E-mail:  

Data adesione:  Dicembre 2001

 

 

Caterina Columbu è nata a Torino il 27 giugno 1968.

E' sposata con il giornalista di rilievo in Liguria, Mario Riboldi.

Scrittrice di narrativa, fervida di fantasia per i giovani, partecipa a numerose serate culturali confrontandosi con professori, scrittori, giornalisti.

I suoi racconti sono stati pubblicati da giornali e riviste Monregalesi. Partecipa a vari concorsi letterari, ottenendo lodi e riconoscimenti per il suo modo di scrivere semplice e accattivante. Nel 1996/97 il suo amore per i bambini la spinge a creare il libricino "L'ANGELO SCOLARO" per potere stringere con un grande abbraccio (1000 copie) tanti fanciulli di tutte le etnie e condizioni sociali, scrive, manda in stampa e dona il libro ai bimbi.

Copie del libro sono presenti in decine di Biblioteche Piemontesi e Liguri e alcune copie sono state inviate a importanti autorità, fra le quali il Santo Padre che tramite la sua segreteria rispondeva al dono inviando lettera di apprezzamento e di riconoscenza "benedicendolo" (vedere lettera in fondo alla pagina).

Di Caterina e de "L'ANGELO SCOLARO" ne hanno parlato e scritto telegiornali, quotidiani e settimanali di tiratura nazionale.

In seguito la sua passione per lo scrivere e la solidarietà per il prossimo la invogliano a partecipare gratuitamente con un suo racconto alla stesura di un libro insieme ad altri scrittori che, edito, venne venduto ed il ricavato fu poi inviato come aiuto alle popolazioni terremotate di Marche ed Umbria.

Come scrittrice offre la sua collaborazione (in aiuto della popolazione del Kossovo) alla MISSIONE ARCOBALENO Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per il futuro ha decine di simpatici racconti pronti ad essere pubblicati da Editori di Libri, Giornali, Riviste e ha intenzione di ristampare "L'ANGELO SCOLARO". 

Inoltre è disponibile per le Aziende ed Enti a creare racconti pubblicitari a soggetto.  

Ha curato una propria rubrica dedicata ai giovani delle scuole elementari e medie, sul mensile "L'ECO - Il giornale di Savona e provincia" ricevendo centinaia di lettere.

 

 
 
 

 

 

 

 

IL MENDICANTE

0gni mattina quando mi reco a lavorare lo vedo... E' un anno che viandeggia per le vie di questa città, e forse non me ne sarei mai accorto se non avessi preso l'abitudine di recarmi sul posto di lavoro senza l'automobile. Solitamente questo tipo di ospiti si appoggiano ai centri di prima accoglienza e assistenza, ma lui è diverso, sta in disparte e non accetta quel genere di vita, gli piace vivere all'aperto e non parla mai con alcuno. Una volta, ricordo, venne tolto dal marciapiede e condotto in un centro d'accoglienza. Lui non reagì: stette lì, immobile per giorni. Aveva dei solchi profondi sul viso e i suoi occhi erano persi nel vuoto, lo fecero sedere di fronte al teleschermo acceso, ma non lo guardò; non una minimo espressione lasciava trapelare il suo volto. Ogni sforzo essi facessero, od ogni cosa compivano per lui, era inutile: non aveva reazioni. Infine, stanchi, lo fecero accomodare su una poltrona davanti ad una vetrata a guardare l'orizzonte... E lì ve lo lasciarono. Si ricordarono di lui quando una mattina lo videro accasciato a terra, privo di sensi... Era trascorsa una settimana dal suo arrivo nel centro e non aveva mai toccato cibo! Era ancora vivo, per fortunal La mia incalzante richiesta venne finalmente accolta: l'uomo fu lasciato libero al suo destino e la notte poteva di nuovo abbracciare il suo ciclo stellato. Ormai me l'ho preso d'abitudine, fargli scivolare dentro lo sdrucito capello nero di pecca la quotidiana monetino... Lui, sta là, inerte per un attimo, come di consueta abitudine, un po' per gioco, un po' per un antica perduta dignità. Poi, leva lo sguardo su di me... Non un gemito, non un lamento, ne un semplice gesto di ringraziamento, solo i suoi occhi espressivi lasciano trapelare i suoi profondi sentimenti e aprire il suo cuore, senza bisogno alcuno di una sua parola. Dopodiché mi sento pronto per cominciare una nuova giornata di lavoro, con la benedizione sua muta. Due persone tanto diverse nella vita attuale, quanto unite nello spirito. Egli non accetta mai niente di più di una semplice monetino... Una volta, gli feci scivolare dentro il capello un pezzo da cinquanta: ero quasi convinto d'averla fatta franca... Ma quando incontrai su di me i suoi occhi severi, fui costretto a ricacciare in tasca la grossa somma e accontentarmi di lasciargli la solita monetino. Una mattina gli passai davanti veloce, senza curarmi troppo di lui... E frettolosamente feci cadere dentro il capello sgualcito, la solita monetino. A sera, rientrando a casa, mentre camminavo sul marciapiede, lo trovai ancora lì... Non l'ho avevo mai visto prima d'allora anche nel pomeriggio inoltrato. Il suo sguardo era interrogativo: ormai avevo imparato a conoscerlo.. Anche se mai avevamo proferito una parola: egli, quella mattina, vedendomi frettoloso e agitato; si era preoccupato per me.. Ed era stato tutto il giorno seduto a terra ad aspettarmi rientrare per vedere sul mio volto un sorriso sereno. Indubbiamente, mi resi conto che avevo un grande amico; un amico che non pretende e non chiede mai nulla. Ricordo, una sera, mentre mi trovavo a cena per affari, con i soci della mia piccola azienda; pare assurdo lo so, ma i loro discorsi venali, mi trovarono più volte disattento e col pensiero rivolto al Mendicante. L'inverno era alle porte, la temperatura iniziava a calare e mi chiedevo se il povero uomo avesse un riparo per la notte.. Non aveva accettato l'ospitalità del centro accoglienza, lasciandosi quasi morire se non fossi intervenuto io, in molti avevamo cercato di dargli asilo, offrendogli persino una casa; ma egli aveva rifiutato, sempre. Ne parlai in famiglia e mia moglie mi consigliò di regalargli una coperta, forse quella l'avrebbe voluta e durante la notte, quando faceva più freddo, certamente se la sarebbe stretta contro. La mattina, oltre alla solita monetino, posai accanto a lui la morbida coperta ancora incelofanata. Evitai di guardarlo negli occhi, temevo il suo sguardo severo e il suo rifiuto. Quella notte nevicò abbondantemente, il vento fuori ululava come un lupo affamato... E io non riuscii a prender sonno per tutta la nottata: il pensiero del Mendicante, fuori al freddo, mi attanagliava il cuore! L'indomani, mattin presto, vidi che la neve aveva completamente ricoperto le autovetture parcheggiate davanti alle case. Mi vestii frettolosamente e uscii; ero preoccupato per il Mendicante. Percorsi le vie a passo veloce, le strade erano deserte ed io incontravo solo mezzi sgombraneve. Raggiunsi Corso Italia e mi diressi verso Via Veneto. Svoltai l'angolo e... il Mendicante non c'era! Al suo posto, un mucchio di neve, alta più di un metro. "Calma...", mi dissi e guardai l'orologio: era ancora presto. "Probabilmente è per strada che arriva...". Aspettai in quell'angolo per più di un ora, ma non lo vidi. Allora cominciai a cercarlo in tutte le strade possibili. Guardai in ogni angolo e dove, chiesi notizie ai passanti, nei negozi d'abbigliamento, bar, drogherie, descrivendo l'uomo nei minimi particolari, ma nessuno si ricordava di averlo visto. Guardai l'orologio: era molto tardi, ero inzuppato da testa a piedi e non mi ero neppure recato a lavorare. Mi avviai a casa, stanco e disperato; non riuscivo a farmene una ragione della sua sparizione e speravo che prima o poi ricomparisse, come l'ultima volta che era mancato per più di due giorni. Arrivato a casa, trovai ad attendermi davanti alla porta un agente che mi domandò: «E' lei il Signor Carlo Rossini?» «Sì, sono io», risposi sfinito. «Mi segua, per favore».In macchina, lungo la strada, non osavo chiedergli il motivo per cui ora mi trovavo li. Bagnato e in silenzio lasciai che mi conducessero al posto di Polizia. Certo, per molti era solo un Mendicante, sporco, testardo e pieno di boria. Ma Uomini come lui, ve lo dico io, ce ne sono pochi al mondo! Sicuramente un Uomo dal passato glorioso, amato da tutte le genti per la sua semplicità d'animo e benevolenza. Ecco perché oggi, scrivendo al mio vecchio tavolo, segnato dalle tante avventure, l'ho voluto ricordare: così, com'era. L'ho rivedo ancora... Là, disteso... Con la coperta che gli ho regalato ancora incelofanata, stretta sotto al braccio... Un mucchio di giornali vecchi appiccicati a mo' di riparo al suo esile corpo di vecchio... Stretta in una mano una sacchetta scolorita con dentro centottanta pezzi da cinquecento... Quelli che ogni mattina gli donavo io, in tasca, in un portafoglio, ben tenuta, la foto di un bambino... E ancora, in fondo alla stessa tasca, un biglietto... con il mio nome...

 

 
 

LA MAGIA DELL'OMINO

E' Natale, le strade e le case sono vestite a festa con allegri addobbi fluorescenti e multicolori lucine. L'aria che si respira è proprio quella: natalizia... Odorosa di canditi e ingombra di grandi, voluminosi pacchi regalo. Le persone sono più disponibili e magna-nime. Persino la signora Pautasso, inacidita e brontolona per la tarda età e gli acciacchi, sorride bonariamente e saluta i passanti. E qui ha inizio la storia. Seguitela... Marianna, la nostra piccola protagonista, camminava a testa china con i suoi mille pensieri. Neppure s'accorse del cambiamento dell'anziana donna e senza accorgersene le andò a sbattere contro! La donna le tirò su il bei visetto. Marianna non scappò come faceva di solito, si limitò a fissarla con i suoi belli occhioni tristi.

«Cosa ti succede? Non hai voglia di giocare con me oggi?», le chiese l'anziana stupita. «Oh, signora Pautasso, sono così triste!», sospirò la bambina. «Non puoi essere triste, stanotte nasce Gesù Bambino! Vieni...», le disse la donna prendendola per mano e conducendola accanto a due piccole sedie, vicino all'ingresso della sua casa. «Sediamoci comode e ascolta cosa ho da raccontarti...

... Molto ma molto tempo fa, vivevano ai margini di un piccolo Paese, tré poveri bambini: Giuditta di appena quattro anni, Cristina di sei e Alessandro di otto. Ho detto tré poveri bambini perché erano veramente molto poveri: pensa che tante volte mancava loro persino la colazione! Poveri piccini... Il padre lavorava come boscaiolo e talvolta non riusciva nemmeno a procurare loro la cena, tanto era poco quello che guadagnava. E la sera, a ora tarda, quando rincasava non poteva far altro che stringersi al petto i suoi figliuoli e rovesciare sul vecchio tavolo le tasche dei calzoni e dividere il poco che ne contenevano. Come tutte le mattine, il babbo, dopo aver caricato la legna nella stufa affinchè i suoi bimbi non patissero il freddo, li baciava sulla fronte e partiva che era ancora buio e come tutti i giorni, sarebbe rientrato solo a sera tarda. E adesso viene il bello...», continuò la donna illuminandosi gli occhi.

«.. .La sera di Natale... un giorno speciale... veramente speciale... Quando i bimbi come tutte le sere, erano radunati attorno al tavolo in attesa del babbo, sentirono provenire dall'esterno della casa una soave vocino che cantava un allegro motivo. Il più grande, incuriosito, si alzò ed andò ad aprire l'uscio di casa... Stupore e meraviglia! Mille stelline color oro entrarono veloci nella stanza, avevano suoni melodiosi e polvere d'angeli... Composero un cerchio sopra il vecchio tavolo e quando si dileguarono apparve ai loro occhi una minuscola figura... Era un piccolo omino, munito di bombetta, completino chiaro a quadrettoni con farfallino, scarpine in pelle lucide e un bastone da passeggio. "Buon Natale, ragazzi!", disse l'omino in tono solenne abbassando il copricapo a mo' d'inchino. "Ooooooh...!", esclamarono i bambini meravigliati. Si stropicciarono forte gli occhi e presero a darsi pizzicotti, convinti che quello fosse solo un sogno. "Sono vero!", replicò contrariato. "E voi siete tutti svegli!!". Alessandro e Cristina si avvicinarono al tavolo e cominciarono a tastargli le piccole braccio, le gambe, tutto: se lo rimiravano curiosi. "Insomma volete smetterla!", sbuffò l'omino, rimettendosi in ordine il completino. "Ho sentito il vostro richiamo d'aiuto e sono venuto ad esaudire i vostri desideri..." "Davvero, tu puoi esaudirli?", chiese Cristina incredula.

"Certo! Coraggio e non sbagliate perché avrete un solo desiderio ciascuno, quindi state attenti a ciò che chiederete... Cristina, cominciamo da tè... Cos'è che desideri più di ogni altra cosa?" "Voglio tanti giocattoli come non se ne sono mai visti!"

"E sia, sarai accontentata!". L'omino agitò per cria il bastone e in men che non si dica la casa fu completamente piena di giochi. Cristina e Alessandro si misero subito a giocare; ma l'omino li riprese: "Bambini, ordine! Giocherete dopo, quando me ne sarà andato! Avanti il prossimo!". Alessandro si fece avanti: "lo vorrei che non avessimo più a patire la fame per il resto dei nostri giorni."

"Desiderio sensato!", esclamò l'omino contento; mena per aria il suo bastone e... Voilà! La casa si riempì di ogni ben di Dio! "Calma", disse prima che i bimbi si buttassero a perdifiato sul prelibato cibo. "Ho ancora un desiderio da esaudire... Giuditta!", chiamò ad alta voce. "Dov'è Giuditta? Ah eccola!", esclamò l'omino volando via dal tavolo e andando a prendere posto sul bracciolo di una sedia. Giuditta, impaurita di tutto quel gran trambusto, si era andata a nascondere proprio sotto quella sedia! "E" un po' timida...", disse Cristina spingendola amorevolmente fuori. "Buon Natale, Giuditta!", disse benevolo l'omino. "Hai già scelto il tuo desiderio? Su, sono tutto orecchi, dimmi!"

"lo...", cominciò la bimba. "... vorrei il mio papa accanto a noi più tempo durante la giornata, felice e riposato!!!"

"Che desiderio nobile", disse commosso l'omino. "Ebbene, sarai accontentata!!". Piroettò in aria il bastone e... Voilà! Il babbo era lì con loro che li abbracciava e baciava. Naturalmente, l'omino era sparito d'incanto per non disturbare nessuno... ...Ti è piaciuto il racconto?», chiese la signora Pautasso a Marianna. «E' bellissimo, ma e solo una fiaba!», rispose in un sospiro ancora più triste. «Marianna, devi credere ancora nelle fiabe, perché la notte di Natale tutto può accadere...!», concluse in tono misterioso.

Ma la bimba si era già allontanata a testa china, facendo rientro a casa. «Sei tu, Marianna?», chiese la madre sentendo cigolare la porta. «Sì, sono io», rispose la bimba posando la sporta della spesa sopra il tavolo del tinello. «Tesoro...», disse la mamma carezzandole i capelli. «... Se solo potessi camminare...», sospirò toccandosi le gambe che non la reggevano più in piedi a seguito di un brutto incidente. «Oh, mamma, non preoccuparti, io camminerò per tutte e due.» «Tu sei il mio angelo», disse stringendosi la piccola al petto. Poi cenarono ricordando i bei tempi, quando il padre era ancora in vita e a tavola c'era sempre tanta allegria. Calata la notte, stanche decisero di andare a dormire. Marianna aiutò la mamma a coricarsi, quindi si congedò andando a ritirarsi nella sua piccola cameretta. Era la notte di Natale. Tutti dormivano, Marianna venne destata all'improvviso dall'insistente bussare al suo abbaino... Si alzò insonnolita, tirò un grande sbadiglio e andò ad aprire la piccola finestrella... Mille stelline color oro e polvere d'angeli riempirono a velocità lampo la piccola stanzetta, senti cantare un allegro motivetto e quando le stelline scomposero il cerchio appena fatto, ai suoi occhi si rivelò... l'omino! Con bombetta, farfallino, completino chiaro a quadrettoni, scarpette in pelle lucide e bastone da passeggio.

«Buon Natale, Marianna!», salutò in tono solenne levandosi il copri capo. «Non è possibile, è solo una fiaba!», esclamò stupita.

«E' tutto vero», intonò l'omino canticchiando. «Tu mi hai chiamato e io sono accorso. Orsù, dimmi, qual è il tuo desiderio? Coraggio, t'ascolto!»

«Non puoi esaudirmi...», disse la bimba triste. «A me serve più di un desiderio!» «Spiegati meglio!», la esortò l'omino.

«Vorrei che il mio babbo non fosse mai morto e che la mia mamma potesse camminare di nuovo!» «Uhm! E' vero, sono ben due desideri!», disse l'omino grattandosi il capo pensieroso. Intanto l'orologio del campanile segnava inesorabilmente il tempo che passava. Marianna, singhiozzava disperata e l'omino non aveva ancora trovato una soluzione. Una famiglia di topolini camminava veloce sul cornicione del palazzo e di tanto in tanto, a turno, il papa o la mamma aiutavano i loro piccoli a risalire il muro... Alla vista di ciò l'omino s'illuminò in viso... «EUREKA! Ho trovato, Marianna! Smettila di piangere!». La bimba sollevò il viso e si soffiò il nasino col fazzoletto. «Marianna, devi chiedermi che rivuoi la tua famiglia! Come vedi è un desiderio solo ma ne comprende tanti!!». La bimba si asciugò le lacrime, si mise in ginocchio e con le mani giunte pregò: «lo rivoglio la mia fami-

«E sia fatto..!!», disse felice l'omino, agitò per aria il bastone e... L'orologio segnava le sette del mattino, Marianna discese le scalette della sua cameretta e vide papa e mamma in piedi, sorridenti che le facevano gli auguri di Natale: «Sai», le disse il padre. «Prima di aprire i regali, io e mamma dobbiamo darti una notizia: presto avrai un fratellino!!!".