Maria Grazia Moro

 

Categoria  Scrittori

Indirizzo:   Strada Balossini, 10

Città:  28100 Novara

Telefono:  0321  032193

Cell.:  338  6453637

Sito web:  

Blog, Social Network, ecc.:

Link Video:   

E-mail:  mariagrazia_moro@fastwebnet.it 

Data adesione:  Maggio 2011

 

 

Maria Grazia Moro è nata a Novara il 26 agosto 1954. 


Biologa, Specialista in Patologia Generale e in Citologia Diagnostica, fin da piccola ha studiato disegno, grafica, pastelli, pittura ad olio, acquarelli, tempera e cesellatura del rame e dell’argento e si dilettava a leggere e a scrivere poesie.


Poi negli anni dell’Università e del lavoro all’Istituto Tumori di Genova dove nel 1981 ha vinto un concorso di assistente di laboratorio del Ministero della Sanità distaccato presso l’IST (Istituto Scientifico Tumori) di Genova per poi diventare responsabile del servizio di attivitàà culturali, promozionali e ufficio stampa dell’IST.


A seguito del suo trasferimento all'Ospedale di Novara ha sentito il bisogno di raccontare agli altri le favole che le raccontava la sua nonna quando era una bambina e poi ha continuato il libro scrivendo altre favole prese da spunti di realtà trasportati nella fantasia in un gioco che vuole essere magico e pieno d’insegnamenti per i bambini: così è nato Fiabe per i più piccini.


Ha pubblicato una fiaba su Accademia, Periodico di Arte, Cultura, Scienza 2006.


Nel 2010 ha pubblicato due libri di fiabe dal titolo “Fiabe per i più piccini” edito da Nicola Calabria Editore e “Ambra e i suoi amici animaletti” edito dal Centro Studi Tindari-Patti ed un romanzo dal titolo “Il Buio e la Luce” edito da Nicola Calabria Editore.


E’ stata selezionata dal Gruppo Albatros Il Filo per la pubblicazione del suo romanzo “La mia vita con il mio amico Arno”.


Attestato di partecipazione al Premio Nazionale Arti Letterarie-Arte Città Amica Torino 2010 per “Fiabe per i più piccini” edito da Nicola Calabria Editore.


1° Premio Sezione Romanzi e Racconti Editi “O” al Concorso Penna & Calamaio 2010-2011 per “Fiabe per i più piccini “ edito da Nicola Calabria Editore: premiazione 15 maggio 2011 Savona.


Partecipazione al Premio Letterario Mario Soldati 2010-Centro Pannunzio Torino con il romanzo “Il Buio e la Luce” edito Nicola Calabria Editore.


Ha partecipato con il romanzo “Il Buio e la Luce” ed il libro di fiabe “Ambra e i suoi amici animaletti” al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa il Golfo” 2010.


Partecipato alla III Edizione Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica 2010 con il romanzo “Il Buio e la Luce”.


Partecipato al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa il Golfo 2010 con il romanzo “Il Buio e la Luce” ed il libro di fiabe “Ambra e i suoi amici animaletti”.


Partecipato al Premio Letterario Internazionale Toscana in poesia con “Fiabe per i più piccini”, “Ambra e i suoi amici animaletti” ed “Il Buio e la Luce”.


Finalista al Concorso Letterario Jacques Prévert 2011 sezione narrativa con il libro di fiabe “Giro, girotondo” e la proposta di pubblicazione del libro da parte della Casa Editrice Montedit.

 


I suoi libri si trovano in permanenza:
Il romanzo “Il Buio e la Luce” nella Biblioteca Comunale di Cavalese (TN)
I libri di fiabe “Fiabe per i più piccini” ed “Ambra e i suoi amici animaletti” nella Biblioteca Comunale di Cavalese
Il libri di fiabe “Fiabe per i più piccini” ed “Ambra e i suoi amici animaletti” nella Sala Giochi della Clinica Pediatrica Ospedale S. Paolo di Milano
I libri di fiabe “Fiabe per i più piccini “ ed “Ambra ei suoi amici animaletti” nella LUDOTECA dell’Ospedale Pediatrico A.O. Mayer di Firenze
Il romanzo “Il Buio e la Luce” nella Biblioteca Civica Sormani di Milano con n° d’ordine 2011/655, inventario 703475
Il libro di fiabe “Fiabe per i più piccini “ nella Biblioteca Civica Sormani di Milano con n° d’ordine 2011/653, inventario 7003472
Il libro di fiabe “Ambra e i suoi amici animaletti” nella Biblioteca Civica Sormani di Milano con n° d’ordine 2011/656, inventario 703476
I libri di fiabe “Fiabe per i più piccini” ed “Ambra e i suoi amici animaletti” nella LUDOTECA dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma
I libri di fiabe “Fiabe per i più piccini” ed “Ambra e i suoi amici animaletti” nella Biblioteca del Reparto di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità di Novara
Il romanzo “Il Buio e la Luce” nella Biblioteca del Reparto II Medicina dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità di Novara.
I libri di fiabe “Fiabe per i più piccini” ed “Ambra e i suoi amici animaletti” nella Biblioteca dell’Istituto Gaslini di Genova
Il libro di fiabe “Ambra e i suoi amici animaletti” nella Biblioteca Negroni di Novara
Il libro di fiabe “Fiabe per i più piccini” nella Biblioteca Negroni di Novara
Il romanzo “Il Buio e la Luce” nella Biblioteca Negroni di Novara
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Ha recensioni su alcuni quotidiani e svariati articoli per il 1° Premio Penna&Calamaio di Fiabe per i più piccini su diverse testate di carta edita e in internet, tra cui La Stampa, Il Corriere di Novara, Tribuna novarese e l’Eco di Sicilia, Patti-on line, Cultura.

 

 

 
 

 


Una Storia di un Principe

C’era una volta un bambino Principe discendente da Sangue blu Reale.
Per salvarlo lo diedero in prestito alla famiglia della balia.
Quanti vai e vieni!
Un giorno loro, la famiglia a balia, hanno accettato delle minacce e poi dei soldi.
Per salvare il bambino giovane Principe di sangue blu Reale dai malandrini avevano escogitato la scusa dell’affidamento alla famiglia della balia.
Delle persone corrotte invece l’hanno fatto adottare ed il giovane Principe ha perso la Sua possibilità di tornare alla Casa d’origine.
Questo giovane Principe ha avuto tante traversie, ha patito la povertà ma non ha mai accettato dei compromessi con i malandrini.
Una Principessa ha cercato tanto questo giovane Principe per dargli i Suoi titoli e la Sua verità e le Sue e Loro proprietà. Tante volte vicina alla verità veniva fermata perché il giovane Principe veniva minacciato per la sua vita da persone pericolose.1
La Principessa non ha mai smesso di sperare e combattere con le sue armi ed il suo credo nella verità e nella giustizia, e l’ultima volta che è riuscita ad avere notizie senza mettere in pericolo la vita del giovane Principe di sangue blu reale sembrava che il giovane Principe si fosse rifugiato in Italia in Liguria-
La Principessa sapeva che al giovane Principe piaceva il teatro e che era portato per recitare, ma non nella vita, e sapeva anche che era imparentato come lei con Charlie Chaplin.
La Principessa voleva raccontare al Principe di sangue blu Reale che in un Regno di Francia erano stati fratello e sorella con i genitori Re di Francia e che nelle traversie delle rivoluzioni era stato nascosto per salvare il Delfinato e che la parte di lei come avo si era salvata rimanendo legata ai Sassonia Coburgo, ma non dimenticando la Lorena e Lille……….e non dimenticando chi non c’era più di quella Dinastia.
La Principessa voleva anche che il Principe sapesse che i suoi cugini della Corte Reale si erano salvati con tante peripezie ed erano Baroni delle Sicilie con tanti problemi e costretti a volte a nascondere e a celare il proprio titolo ed ai diritti che comporta.
Un giorno la Principessa per caso ha incontrato il Principe.
Quanta emozione nel riconoscere alcuni particoolari usati a Corte e dall’uso del nome della Francia.
E da una forte emozione che ha provato spera che tutto venga alla luce in una storia che da fiaba ritorni ad essere per tutti una storia vera e che il Principe di sangue blu Reale ritrovi i Suoi titoli e la sua realtà di vita.
Questo ha raccontato la Principessa per ricordarlo ai popoli, alla storia ed a sé stessi ed a tutta la Nobiltà vera di sangue delle loro discendenze e dei loro cuori.

 

 
 

 

La leggenda della salsina imperiale.

C’era una volta un Castello con degli Imperatori ed un Castello con dei reali ed Imperatori che amavano i loro popoli, tutto quello che li circondava di bello e che rallegrava le giornate.
Amavano i trastulli dei bimbi, il fruscio come d’ali di farfalle degli abiti che scivolavano per i lunghi corridoi e le stanze con stucchi ed affreschi ed immensi lampadari.
In questi Castelli c’erano delle stanze dove i domestici con i cuochi ed a volte le consorti dei Reali ed Imperatori si divertivano e giocavano ad inventare piatti diversi diventati tipici e tante salsine colorate che li accompagnavano.
Un giorno dicono per scherzo degli intriganti di Corte per fare litigare i due Imperatori non hanno preparato la salsina tipica ufficiale in un importante pranzo dove era invitato uno dei due Imperatori con la sua Corte.
Povera salsina dell’Imperatore invitato era sulla tavola! Che disastro!
Cosa avrà pensato l’Imperatore Re che sperava di assaggiare e gustare l’altra salsina?
E cosa avrebbe detto l’Imperatrice Regina consorte sul segreto scappato dalle sue cucine della sua Corte per una sua ricetta che tanto la allietava e la rasserenava?
Questa ed altre ricette erano tra i suoi passatempi preferiti!
Disastro a Corte! E un fuggi fuggi degli intriganti!
Ambasciatori da tutte e due le parti dovevano scoprire chi aveva rubato la ricetta della salsina.
E si scoprì che era stato un ignobile intrigo per fare litigare le due Corti e fare dichiarare una guerra imperiale.
Ci furono le scuse, tante quante erano state le salsine sulla lunga tavola.
E ognuna delle due Corti continuò a fare la propria ricetta sulla salsina che erano diverse al palato e soprattutto avevano ingredienti diversi.
Ed ad ogni invito preparavano le due ricette, omaggio alle due Corti sagge ed ai loro invitati.
Questa leggenda è vera e fa parte della storia e le salsine ai nostri giorni si trovano in vendita in tanti barattoli di vetro con etichette colorate e con gli ingredienti per le ricette tipiche delle due Corti anche se non specificate e 
continuano a parlare di pace pizzicando i palati dei commensali a contorno di tante altre ricette che sono delle prelibate leccornie.
Questo a insegnamento che la fantasia delle ricette e dei loro sapori aiuta la fantasia del regnare e del governare con il sapore della bontà come nelle prelibate salsine imperiali.

 

 

 
 

 

Il ranocchio

C’era una volta un giovane Principe innamorato di una giovane Principessa che vivevano in un Castello immerso tra le montagne.
Alla Corte Imperiale i genitori organizzavano il matrimonio tra una guerra e l’altra.
E intanto i giovani fidanzati si trastullavano nei prati e si divertivano a giocare a nascondino nei boschi con gli scoiattoli e il volare delle farfalle.
D’inverno si rincorrevano nella neve tirandosi delle palle bianche e cristalline immersi in un silenzio incantato.
Gli uccellini cinguettavano felici rincorrendo i due giovani Principi.
Finalmente il giorno delle nozze è arrivato: la Corte è in festa.
Ci sono tutti gli animali del bosco a festeggiare le nozze illuminati dai fuochi d’artificio.
Sono sposati, ma ahimè la guerra incalza.
Il giovane Principe combatte ed in un’imboscata si nasconde nel bosco.
La giovane Principessa consorte lo cercò all’infinito e nel prato vicino al bosco un giorno un ranocchio gracidò alla Principessa e la seguì nel suo camminare e correre.
Il ranocchio era il giovane Principe morto nell’imboscata e che aveva trovato il modo di stare vicino alla sua Principessa.
La giovane Principessa sentiva gracidare il ranocchio non solo quando correva leggiadra ma anche nelle sue stanze del Castello quando la luna era alta nel cielo stellato ed al primo raggio di sole.
Questo ci insegna che l’amore non ci lascia mai, soprattutto l’amore delle persone care trova il modo di restare sempre al nostro fianco ed illuminarci la vita, le nostre giornate.


 
 

 

Università e promessa di matrimonio

C’era una volta una giovane Principessa che studiava e faceva tirocinio in un laboratorio di un’Università.
Un giorno entrando in laboratorio si trovò davanti un giovane alto, biondo con gli occhi verdi. 
Rimase con lo sguardo fisso a guardare quel ragazzo.
Indossava un kilt ed una maglietta e si sentiva goffa, bimba, avrebbe voluto essere guardata con un’aria innamorata.
Il giovane la salutò con garbo e si presentò.
Aveva una bella voce e fecero subito amicizia. 
Ma era molto più di un’amicizia.
Qualche tempo dopo il giovane accompagnò la giovane Principessa a casa e conobbe i suoi genitori ed il suo cane, un pastore tedesco di nome Arno.
E iniziò un periodo felice sempre con l’amico Arno.
Di corsa a perdifiato nei prati a raccogliere mazzolini di primule e viole.
Correre dietro alle nuvole che cavalcavano il cielo lasciando spazio a sprazzi di sereno.
Spesso andavano sul lago a godere del colore dell’acqua e delle barche che scivolavano veloci e lente camminando romanticamente nei giardini pieni di fontane che gorgogliavano zampilli azzurri.
La giovane principessa nel frattempo si laurea e frequenta un laboratorio di ricerca.
Il giovane un giorno la invita a fare un viaggio a Parigi: lei accetta.
Parigi era incantata ed un lieve vento spazzava l’aria.
Una sera sulla torre Eiffel il giovane bacia la Principessa e le chiede di sposarlo: lei rispose di sì.
Fu un matrimonio da sogno e vissero felici e contenti con dei fanciulli che rallegrarono la loro vita e la loro vecchiaia.

 

 

 
 

 

Alba e Mustafà

C’era una volta una piccola Principessa che amava gli animali, i fiori, il cielo e le stelle.
Aveva le rose in giardino con delle ortensie blu ed il primo regalo è stato un lassie di nome Alba.
Correvano a perdifiato nei prati giocando a nascondino, rubando le viole e le primule per farne dei graziosi mazzolini.
Alba era la sua compagna di giochi e di passeggiate: erano inseparabili tanto è vero che un giorno la piccola Principessa andò in Collegio ed il suo cane si nascose sotto il letto lasciandosi morire di sete e di fame.
Ma provvidenziale fu un maggiordomo che sentì piangere Alba e la trovò dimagrita ed incattivita con il mondo, tanto che all’avvicinarsi del maggiordomo quando alzò il copriletto il cane abbaiò così forte che la sentirono in tutto il Castello.
Poi la Principessa crebbe ed ebbe il suo cavallo Mustafà. 
Volava nel vento nei prati e nei boschi ed il sole illuminava i suoi capelli e la pelle rosea si arrossava un poco.
Un giorno in una gara davanti a Mustafà comparve un topolino:
Ahimè Mustafà aveva paura dei topolini e si imbizzarrì.
La giovane Principessa cercò di rimanere in sella ma Mustafà riuscì a disarcionarla e cadde picchiando la testa. 
Sembrava morta e per lungo tempo non vide più i prati, i boschi, i ruscelli, i fiori, il cielo con il sole e le stelle.
Un giorno la giovane Principessa sognò due Angeli e sentì un profumo intenso di rose.
Si vide lontana in una cornice celeste e si svegliò.
Era circondata da fiori, da tanto amore e di preghiere.
Si riprese in fretta e cominciò ancora a correre per i prati con Alba e a cavalcare Mustafà in attesa del grande amore.

 
 

 

Smemorata

C’era una volta una storia tra due giovani principi.
Si innamorarono, si sposarono, ma ahimè non ebbero pargoli.
Si buttarono nel lavoro, nella giustizia e nella lotta per la libertà dei popoli ma a quale prezzo:sempre lontani e lei ogni tanto un po’ smemorata e sembra dimenticare il loro amore ed il loro matrimonio.
Quando all’improvviso si sveglia da questi vuoti di memoria il suo cuore batte come il primo giorno dopo più di venticinque anni.
Chi dice che l’amore non è eterno?
I gabbiani danzavano nel suo cuore ed avevano il colore del mare negli occhi del suo amore.
Il mare sembra fatto di stelline luccicanti ed i raggi di sole illuminano i loro volti, i loro capelli e i loro sguardi.
Era un destino crudele che voleva dividerli, ma l’amore rimase nonostante le traversie della vita allontanando la solitudine.

 

 

 
 

 

Chira

C’era una volta una giovane principessa che amava il suo cane Arno malato. Nella paura che fosse morto e che i suoi genitori non le dicevano la verità un sabato pomeriggio andò in un allevamento di cani .
Trovò un cucciolo di pastore tedesco che però era ancora piccolo e doveva lasciarlo ai proprietari dell’allevamento fino allo svezzamento.
Prima di andarsene volle vedere un cucciolo di York Shire: era bellissimo. Assomigliava ad un orsetto con gli occhi che sembravano due capocchie di spillo ed il naso un bottoncino nero.
Il cucciolo pianse quando la Principessa se ne andò con lamenti quasi umani.
La giovane Principessa sulla strada del ritorno non faceva che pensare a quel pianto e a quei lamenti fino a quando al primo casello dell’autostrada che incontrò uscì e ritornò all’allevamento. Aveva deciso prendeva il cucciolo di York Shire. Prima di prendere la strada del ritorno comperò una cesta di vimini e della carne macinata dal macellaio.
Il cucciolo era una femmina ed era discola e bellissima . La principessa non sapeva come prenderla perché era così piccola che le stava in una mano.
Decise di chiamarla Chira e di non viziarla: doveva andare d’accordo con i due pastori tedeschi che erano a casa dai suoi genitori.
Cominciarono ad uscire nella tiepida primavera di Nervi e ad andare ai giardini.
Un giorno Chira scappò in mezzo ai fiori ed ai cespugli di piante e la Principessa non riusciva a riprenderla: era così veloce a correre in mezzo alle siepi! Aveva il cuore in gola. 
Poi dei signori la aiutarono e riacciuffarono Chira. Da quel giorno la tenne sempre al guinzaglio nelle lunghe passeggiate anche in montagna tra i sentieri profumati di fragole e di mirtilli. E divenne la sua mascotte e visse fino all’età di diciassette anni accompagnando la vita e le scelte di vita della Principessa.

 

 

 
 

 

Un amore grande

C’era una volta una Principessa che ricevette l’invito della Nobiltà per un Convegno a Roma.
La sera dell’inaugurazione lei era elegante in una gonna di taffetà ed una camicia di seta nera. Scese le scale ed incontrò lo sguardo di un nobile che parlava con un Conte. Aveva uno sguardo fiero ed il tono della voce pacato.
La Principessa si ripropose che doveva conoscere quel Nobile quella sera al galà.
Chiese ad una sua amica di presentarglielo. Dopo un permesso alla presentazione si conobbero e scattò una scintilla.
Si incontrarono un mese dopo ad una cena di Natale a Firenze e la mattina successiva era a passeggio per le strade di Firenze fino a Ponte Vecchio con tutte le strade illuminate in una giornata azzurra e serena.
Si scambiarono i numeri di telefono e i biglietti da visita.
Il Nobile dopo diverse telefonate invitò la Principessa al Carnevale di Venezia. Lei accettò e ci fu la prima dichiarazione d’amore nella stupenda cornice della romantica Venezia in mezzo alle maschere sempre accompagnati da splendide giornate di sole.
Passarono dei mesi ed un giorno il Nobile chiese alla principessa di sposarla.
Lei accettò felice ed in un giorno di novembre si sposarono . 
Comperarono un pastore tedesco che si chiama Talea e trascorsero giornate felici in mezzo alle montagne con il loro cane che mangiava la neve e prendeva al volo le palle di neve.
Sono ancora insieme con il cucciolo di pastore tedesco Talea e ricordano gli anniversari andando a Venezia e sul Lago Maggiore e continuano ad essere spensierati e felici come la sera che si sono conosciuti.

 
 

 

Discese con gli sci

C’era una volta una piccola Principessa che stava crescendo in una famiglia circondata da tanto amore e da tante attenzioni con tanti animali che la circondavano e la facevano giocare.
Arrivò il tempo delle prime sciate.
Alla piccola Principessa era sempre piaciuta la montagna e la neve e così i suoi genitori decisero di iscriverla alla Scuola di Scì.
Che disastro!
Doveva imparare a fare lo spazzaneve dopo che aveva cominciato a stare in piedi sugli scì.
Al primo spazzaneve prese la steccionata degli impianti di risalita perché non era riuscita a fermarsi!
Poi adagio adagio imparò a fermarsi e con gli anni imparò a sciare.
Col Maestro faceva le piste più difficili fino a quando non si sentì sicura da sola.
Col Maestro ad aprile faceva i fuoripista godendosi uno spettacolo meraviglioso e vedendo da vicino gli scoiattoli ed i caprioli.
Sciò per tanti anni!
Approfittava dei fine settimana e delle vacanze invernali.
A volte faceva sci stivo sui ghiacciai ammirando la natura incontaminata ed il brillare delle nevi che sembravano tanti piccoli cristalli che luccicavano bagnati dal sole .
Ad un certo punto della sua vita lasciò lo scì da discesa per lo sci da fondo.
Che meraviglia!
Era come passeggiare tra i boschi immersa in distese immacolate.
Tutt’oggi fa sci da fondo e aspetta l’inverno per camminare con gli sci in mezzo alla neve tra distese bianche circondata da pini ed abeti imbiancati.

 

 

 
 

 

Il fungo porcino

C’era una volta una giovane Principessa che trascorreva le vacanze in montagna con le sue cugine.
Facevano camminate in mezzo ai boschi cercando i loro animali preferiti. 
Giocavano in mezzo ai cespugli di mirtilli e di rododendro.
Nei giorni stabiliti dalla legge andavano a funghi.
Quel giorno decisero di andare al Passo Lavazè prima a pescare le trote nel suggestivo laghetto alpino e poi per funghi.
La pesca fu lunga e poco prospera.
All’amo abboccarono solo due trote dopo ore di pazienza e tenacia.
Ma bastava per la cena.
Consegnarono gli ami al gestore del laghetto e si avviarono verso il bosco.
Era tardi per andare a funghi , ma la Principessa e le sue cugine la presero come una passeggiata.
Trovarono dei mirtilli e delle fragoline di bosco e le raccolsero per la sera a cena.
Trovarono dei formicai e vicino a questi dei finferli: funghi piccoli e buoni ma porcini e brise niente.
Erano ore che camminavano quando una cugina della Principessa inciampò in un cespuglio sotto ad un pino.
Sollevando le foglie del cespuglio la cugina della Principessa trovò una brisa gigante.
La Principessa rimase male a non avere trovato lei il fungo derivante dal porcino.
Ci furono i complimenti!
La cugina della Principessa decise di dividere il fungo con le sue cugine.
Pensando alla sua morte decisero di metterlo in padella con le trote e quello che avanzava di essicarlo in una cassetta al sole per l’inverno.
E così condivisero la gioia del ritrovamento del fungo tutte insieme.

 

 

 
 

 

Alba e i boschi

C’era una volta una giovane Principessa che aveva un cane pastore scozzese di nome Alba.
Il mese di luglio e agosto la Principessa con i suoi genitori ed Alba andava in montagna.
Faceva lunghe passeggiate in mezzo ai prati ed ai boschi raccogliendo fiori per farne dei bei mazzolini che metteva nella sua camera.
Dei giorni andava a raccogliere i mirtilli e le fragoline di bosco e i lamponi e le more in un prato verde vicino a delle dighe di sabbia.
La sera mangivano i frutti di bosco come frutta.
Alba la seguiva sempre ed aveva uno spiccato fiuto .
Sentiva tutti gli odori e soprattutto sentiva l’odore dei funghi.
Quando era giovane la Principessa non c’era ancora il regolamento per la raccolta dei funghi e le persone erano libere di prenderne quelli che volevano.
Un giorno per funghi la giovane Principessa aveva il cesto pieno di finferli e di rossini ma ahimè nemmeno un porcino.
Alba aveva trovato solo quelli.
Il sole baciava i rami degli alberi e i raggi si infiltravano tra i rami dei pini e degli abeti facendo luccicare le foglie del sottobosco baciate dalla rugiada.
Alba aveva il pelo tutto bagnato e si trastullava a giocare con i rami degli alberi.
Era ora del ritorno. 
Seguendo il sole cominciò la discesa nel bosco.
Ad un certo punto Alba si fermò vicino ad un sasso e cominciò a fare la punta al sasso.
Cosa aveva trovato?
La Principessa la raggiunse si chinò alzò il sasso e sotto comparve la testa marrone di un fungo.
Con delicatezza lo raccolse ed era uno splendido porcino.
Grazie Alba senza di te la giovane Principessa non troverebbe i funghi per succulenti pranzetti!

 

 

 
 

 

Stella alpina

C’era una volta una giovane Principessa che amava la montagna e trascorreva in Trentino il mese di luglio ed agosto di ogni anno.
Ogni giorno era una gita diversa quando non andava a funghi e a raccogliere fragoline di bosco, mirtilli, lamponi e more.
Un giorno decise con il suo papà di andare a cercare stelle alpine.
Partì di buon’ora per il Latemar.
Doveva raggiungere la roccia.
Cominciò la salita tra i prati verdi luccicanti al sole del mattino.
Era una salita ripida e faticosa e si faceva aiutare dal suo cane che teneva ogni tanto al guinzaglio.
C’era una leggera brezza che muoveva le foglie dei rododendri.
Finalmente dopo due ore di cammino per i verdi prati cominciò il ghiaione da dove partivano le rocce che alla luce del sole avevano un colore rosato.
Bisognava trovare le stelle alpine!
Il papà della giovane Principessa gliene additò qualcuna e la principessa con cautela andò a raccoglierle.
Poi salendo ancora vide una stella alpina molto grossa solitaria appoggiata su di un sasso.
Doveva essere sua!
Salì fino al punto dove c’era il fiore e nella sua mente pensò che non doveva appoggiare il piede su quel sasso!
Ma ahimè distrattamente contro la sua volontà appoggiò un piede proprio sul sasso che nascondeva la stella alpina.
Era un sasso in bilico e la giovane Principessa invece di afferrare la stella alpina cominciò a scivolare lungo il ghiaione.
Cercò di puntare i piedi ma niente .
Finalmente arrivò nella posizione dove era fermo il babbo che le afferrò la giacca a vento fermando la sua discesa.
Degli altri alpinisti raccolsero per lei la stella alpina e gliela porsero perché lei era piena di paura e non se la sentiva di risalire dove c’era il fiore.
Era bellissima aveva i petali che sembravano di velluto ma non valeva la pena di rischiare la propria vita!

 

 
 

 

Un cucciolo di pastore tedesco

C’era una volta una Principessa che amava molto i cani.
Aveva uno York Shire di nome Chira ed una femmina di pastore tedesco di nome Frida.
Era morto da poco il pastore tedesco maschio di nome Arno.
Un giorno alla Principessa venne proposto di andare a vedere una cucciolata di pastori tedeschi a Capolungo.
Lei accettò ben volentieri perché avrebbe sostituito Arno.
Si recò dai proprietari che avevano un Ristorante ed un parco bellissimo.
Suonò il campanello e comparvero papà e mamma dei cuccioli: erano due begli esemplari.
Vennero ad aprirle ed i cuccioli giocavano spensierati nell’immenso parco a nascondino tra i cespugli dei fiori.
La Principessa era andata con Chira e le presentò una cucciola femmina: si piacevano era fatta!
Mentre parlava con i proprietari dei cuccioli sbucò un altro cucciolo: era buffo con le sue orecchie abbassate ed il pelo tutto nero.
Si sedette al fianco della Principessa e le tirò il soprabito, non voleva andarsene, sembrava che dicesse : ci sono io prendi me!
Dall’insistenza del cucciolo furono tutti sopraffatti!
E la Principessa prese la decisione di scegliere quell’invasore di cucciolo.
Era un maschio e lo chiamò Arno II in onore al suo primo pastore tedesco.
Lo portò a casa e poi dal Veterinario che sentenziò che era sano come un pesce.
Giocava per casa con Chira e tutti i giorni la Principessa portava Chira ed Arno II ai parchi di Nervi.
Un giorno Chira fece un dispetto al cucciolo: le si avvinghio all’orecchio facendoglielo abbassare: si erano appena alzate e sembravano delle orecchie d’asino!
Ma la sistemazione del cucciolo non era a Nervi ma a casa dei genitori della Principessa con Frida la femmina di pastore tedesco.
Quando il cucciolo aveva sei mesi ed era un po’ più grandicello la Principessa fece il cuore duro doveva separarsi da quel buffone che rallegrava le sue giornate incominciando a fare la guardia ai malintenzionati: abbaiava a tutte le persone strane che la Principessa incontrava.
Prometteva bene per la guardia che il cucciolo doveva fare nel giardino dei suoi genitori.
Arrivò il giorno del distacco.
La Principessa si fece promettere dal cucciolo che avrebbe fatto il bravo e che sarebbe stato sempre vicino alla sua mamma.
Il cucciolo crebbe e rimase in quel giardino vicino alla mamma della Principessa non lasciandola sola nemmeno per un attimo per tutta la sua vita.