Savina Rolando

 

Categoria  Scrittori

Indirizzo:   Via Maccagne, 13

Città:  17054 Boissano (Sv)

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Cell.:  334 7954549

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Data adesione:  Maggio 2009

Fotografia

 

 

Sono nata a Caprauna (CN) il 22/03/1946. 

 

Un piccolo paese di montagna di circa 700 abitanti, (oggi, purtroppo, solo 80). 

La mia era una famiglia di contadini ed io, l'ultima dei tre figli.
Ho frequentato la scuola elementare del paese, brava in matematica e geometria, scarsa in italiano. Nelle ore libere dalla scuola e durante le vacanze, così, come tutti i miei compagni, ci rendevamo utili andando al pascolo alle mucche, alle pecore, raccogliendo legna per il fuoco e tanti altri lavori,per dare il nostro piccolo contributo in famiglia.
Sempre allegra, cantavo e ridevo tutto il giorno, fino a meritarmi da parte di mio fratello, l'appellativo di "ridarella".
Non potevo mai stare ferma e per ingannare il tempo,imparai a fare tante cose. 

Lavorare a maglia, uncinetto , ricamare ecc...
A quattordici anni, lasciai il paese. Mentre d'estate c'era lavoro perchè si portavano le mucche a pascolare sulle montagne, libere di giorno e di notte alloggiate in piccoli ricoveri, composti delle stalle al piano seminterrato e "l'appartamento" per noi, al piano superiore. Senza acqua, luce, gas e senza servizi igienici. Si andava a prendere l'acqua alla fontana più vicina, (a volte, neanche tanto vicina) per la luce avevamo un piccolo lume a petrolio,
oppure a olio e al posto del gas, usavamo la stufa a legna o il focolare.
I primi giorni, essendo abituati in paese, alla luce elettrica (anche questa molto bassa, perchè si produceva con l'acqua di un piccolo torrente) ci si vedeva poco, ma dopo qualche giorno, quella luce fioca, bastava e ci permetteva, alla sera, di lavorare a maglia, facendo maglioni e calze per l'inverno. Dai primi di luglio alla metà di agosto, mentre si pascolavano le mucche, si cercava di ricavare qualche spicciolo, dalla vendita della lavanda.
Nelle notti di luna piena, quando si poteva vedere dove mettere i piedi, si cominciava il taglio della lavanda e si continuava durante il giorno, fino a sera.
Gli altri giorni si cominciava alle cinque del mattino e durante il pascolo del bestiame. 

Si facevano dei brevi intervalli per mangiare, dormire poche ore e mungere le mucche.
lo avevo otto o nove anni ed ero minuta, così,non riuscendo ad usare il falcetto come mio fratello e mia sorella, usavo la roncola per tagliare la lavanda. Ricordo che quando avevamo il carico da mettere sul mulo, ogni tre giorni circa, io seguivo mio fratello attraverso una mulattiera e andavamo a portare la lavanda nella cittadina vicino. C'era un posto dove avevano sistemata li alambicchi e la distillavano.
Alla sera, quando tornavamo a casa ero molto stanca ma felice perchè anch'io avevo riscosso il frutto del mio lavoro.
Percorrevamo tre ore di strada all'andata e tre al ritorno, attraverso prati e i boschi e sempre a piedi. Si rimaneva su queste montagne, da giugno a settembre, poi si tornava al paese con il bestiame. D'inverno c'era la neve, gli anziani si prendevano cura del bestiame chiuso nelle stalle calde del paese e noi giovani cercavamo lavoro nelle città o paesi vicino.
lo trovai lavoro come commessa, domestica, inserviente.
Mi sposai giovanissima, ebbi tre figli e la famiglia, allora come oggi, mi diede tantissime soddisfazioni. 

 

Il 1981, fu per me un anno molto diverso dagli altri.
Per la prima volta, subii un intervento con anestesia totale, feci il viaggio più lungo della mia vita, raggiunsi un luogo di culto e di fede (Lourdes) e cominciai a scrivere. 

Da allora non smisi più. 

 

Mi capita di scrivere sempre tra le sei e le undici, solo nei giorni feriali e non c'è mai un tempo preciso tra una volta e l'altra.
Alcune volte scrivo parole che non conosco, per sapere il loro significato uso il vocabolario. A volte scrivo al maschile. Alcuni brani si riferiscono alla mia vita, la maggior parte dei pezzi che scrivo, non conosco le situazioni.
Quando scrivo non penso, scrivo di getto, dalla prima parola fino alla fine, quando la mano mi fa uno scatto formandosi così uno scarabocchio sulla carta.
Distinguo le poesie dalle canzoni, perchè, mentre per le prime non sento niente, quando scrivo le canzoni sento una musica bellissima e una voce altissima, nitida.

 

 

 
 

 

 

 

Mare

 

Quante storie su di te

quante cose hai visto tu

ma non le puoi raccontare

Aerei e navi ti hanno attraversato

ma su di essi

quello che è successo non lo sai

Gabbiani e rondini sopra le tue acque

pesci e coralli dentro te

Sei lo specchio della luna

il calderone del sole

hai la cornice originale, variopinta

Spiagge, moli, scogli, porticcioli, insenature

Hai partecipato a storie romantiche

Ansie, tragedie

Sei odiato e amato da molti

Ma tu che ascolti, vivi, partecipi

contro la volontà

di tutti e di nessuno

cosa stai pensando di me?

Io, che ti ho avvicinato

Nelle molte deviazioni

delle strade della vita

Io, che oggi non ho più

certezze, inquietudini

domande e perchè

Mare, oggi vorrei assomigliare un poco a te

mentre sto aspettando

che il mio destino si compia

Vorrei fermare il vento un momento

e parlare anche a lui

Vorrei che queste mie tardive lacrime

Che sto versando qua vicino a te

non stessero bagnando

una fiamma ormai spenta.

 
 
 

RICORDI DI ALTRI TEMPI

 

Oggi, all'apparenza un giorno qualsiasi, oggi che tu corri nei Pascoli del Cielo, voglio provare a scrivere qualche ricordo.

Sono tanti, tantissimi, tutti nitidi nella mia mente.

Ricordi di tanto tempo fa, quando vedevo la tua linfa discendere e salire. Ti paragonavo ad un tappeto di muschio perchè attutivi sempre i nostri guai, eri una radice di edera con mille appigli, un vigore incalcolabile dentro una figura sotto il normale, tanta tenerezza tutta per noi. Ricordo un giorno che il cielo era diventato piombo, grosse nuvole minacciose venivano verso di noi, noi due soli. Pochi minuti dopo si scatenò il temporale. Eravamo vicini a quella piccola chiesetta sulla collina, la porta era aperta, entrammo per ripararci dalla pioggia. Tu guardasti la Madonnina, la salutasti, le parlasti della nostra vita terrena, con le sue vette e le sue miserie. Eravamo fradici ma tutti e due sentimmo un certo tepore. Ricordo gli ultimi tempi, quando trascinavi le tue gambe stanche di esistere e transumare, quando bastava uno sguardo per fare una domanda e un'altro per avere la risposta. Quando ci eravamo già detti tutto, quando in ascolto c'erano solo i nostri cuori. Ma adesso, che l'alba non ti sveglierà più, nel silenzio del mio cuore, ancora a te io penserò.

Mi manchi.

 
 

LACRIME SOLE


Le lacrime di gioia sono meteore sui nostri visi,
attimi fugaci, rari e quasi sempre dimenticati.
Invece quelle che più spesso ci fanno compagnia,
nostro malgrado, sono le lacrime che
il nostro cuore ci regala nei momenti peggiori.
Quelle amare lacrime, sofferte, che sgorgano senza rumore, 

attraversano il nostro viso e non hanno più voce. 

Lacrime silenziose, che dovrebbero
toccare il cuore di chi le vede,
sensibilizzare e fare riflettere,
ma troppo spesso
sono soltanto lacrime sole.

 
 
 

TRASFORMAZIONE


Ho ascoltato rumori e silenzi
camminato con scarpe e anche senza 

incontrato bambini e potenti
ma il mio mondo non è questo qua 

una stella laggiù nel deserto 

guarda il cielo e accarezza il vento 

il mio pensiero lei fa volare
e in una farfalla lo trasformerà 

volerà sui fiori di tanti colori
ma uno solo ne sceglierà
sarà un fiore di un solo colore
e sarà quello che mai morirà

 
 

SENZA SOLE 

 

Chiuso in un vortice
fra tempeste e schiarite 

i sogni mi parlano 

addolciscono la realtà 

lontano è quel giorno 

che non ero più solo 

agli amici vicino 

parlavo di lei
ma un'alba già scura
ha ferito il mio cuore 

poi è scesa la notte
e il sole ormai
per me non c'è più.

 

 
 

IL FIUME DELLA VITA 

 

Il fiume della vita
un po' dolce e un po' amaro 

scorre lento e scorre chiaro 

ma dove arriva non si sa
come l'acqua cerca il mare
tu hai cercato me
ti ho lasciato immaginare
che ero li per te
ma nel guado lungo il fiume
le persone si smarriscono 

qualche volta si feriscono 

solo il tempo poi le guarirà 

scalerò montagne alte
mi fermerò in valli verdi 

sconfiggerò i tuoi silenzi 

busserò alla porta del tuo cuor 

quando l'alba sarà chiara 

troverai un uomo nuovo
vedrai un cielo azzurro
ed un mare ancor più blù 

e da quel sorriso antico 

si risveglierà l'amore
vicino a me uomo solo 

ci sarai di nuovo tu.

 
 

IL MIO TESTAMENTO


Giunta alla fine della mia vita terrena, dispongo di queste mie volontà:
lascerò i miei capelli al vento, finchè lui possa disperderli sulle mie montagne, così gli uccelli che li troveranno, li raccoglieranno per intrecciare i loro nidi e si ricorderanno
di me.
La mia vivacità la lascerò ai folletti della notte, solo loro la potranno gradire.

La mia smemoratezza la lascerò a tutti coloro che vorranno dimenticare i torti subiti, così proveranno una gioia immensa ad amare il prossimo.
Il mio buonumore alle persone tristi, affinché possano riempirsi il cuore di letizia e trovare la felicità.
Il mio sorriso a tutto il mondo, nella luce di ogni occhio, nel cuore di ogni essere umano, perchè se sorriderà ogni cuore, il mondo intero non potrà fare altro che sorridere.
Lo spazio da me occupato, lo lascerò vuoto, per momenti di pausa e riflessione.
Ai miei figli, lascerò l'umiltà e la sincerità, affinché con esse possano trovare la saggezza. 

Ai miei adorati nipoti, lascerò un ricordo sfocato, ma se mi chiameranno, nei momenti bui della loro vita, io sarò li.
La mia casetta, piena di gioia e amore, non la lascerò vuota, il mio ricordo resterà con lei. Le piante, i fiori, la terra che tanto ho amato, non li lascerò. Mi nasconderò in ogni soffio di vento, ogni goccia di pioggia, ogni raggio di sole per venirli a trovare, così staremo ancora insieme.
E adesso prendimi, o Signore, non ho più niente da donare a te, ma Ti chiedo di permettere al mio spirito di vivere lassù, in ogni piccola gocciolina di rugiada che cadrà, felice, sui monti dove fischia il vento.

 
 
 

QUEL VENTO CALDO DELLA SERA


Quando il sole se ne va, i rumori perdono intensità e l'ombra del crepuscolo ci viene incontro, io mi dirigo verso il molo, osservo le onde che si infrangono contro esso, ricordo melodie altalenanti di pescatori, penso e nel silenzio interrotto dallo sciabordio del mare, quel venticello tiepido è l'unica carezza sul mio viso.

Seduto sopra un masso, mi vien voglia di dipingere, sarebbe bello poter immortalare quegli ultimi pallidi raggi di sole che disegnano strisce lunari sull'acqua. 

Cogliere quell'attimo cosi intenso, unico, tra mente, cuore e solitudine.
Non sono un pittore e non ho la macchina fotografica con me. 

Mentre penso l'attimo è sfuggito.
Adesso si sta facendo sera, rimane il vento caldo, le onde e si avvicina l'oscurità.
Resto seduto a pochi passi dal faro. Intorno a me qualche peschereccio si dondola sull'acqua che diventa sempre più scura. Sento un brivido ma non ho fretta, non ho ancora deciso dove passare la notte, c'è calma intorno a me e dentro di me.

E' da tanto tempo che non vivo più...... stancamente mi lascio vivere.

 

 
 

SORPRESA


Sono cresciuto tra le viuzze di quel gruppo di case, un villaggio di pescatori.
Aprendo gli occhi alla mattina, la prima cosa che vedevo era il cielo e il mare che si confondevano in un unico colore intenso, vivido, e quando il sole declinava, il cielo diventava pallido, quasi bianco.
lo e Kurny abbiamo sempre diviso ogni cosa; i giochi prima, la scuola, gli svaghi e più tardi quella grande cotta per lei.
Sembrava fossi ricambiato, in un primo momento e per qualche mese vissi a mezz'aria, tra la terra e il cielo.
Pensavamo le stesse cose, avevamo gli stessi gusti e insieme le giornate volavano via in
un attimo. Ma come tutte le cose belle non poteva durare, un mattino, nel villaggio si sparse la voce che Kurny fosse andata da certi parenti in America.
Non la vidi più, non un biglietto d'addio, non seppi più niente di lei per tanti, lunghissimi
anni. Trascinai la mia vita senza grandi cambiamenti, presi il posto di mio padre, ormai
anziano e l'unico amico era il mare.
Un mattino, avviandomi verso il mio peschereccio, mi sembrava che il frangersi delle onde si facesse sempre più sonoro, violento.
Improvvisamente, come per magia, davanti a me si materializzò Kurny.

Sorpresa, stupore, tra noi un imbarazzante silenzio, insopportabile, uno di fronte all'altra, 

aleggiava una spiritualità intensa. 

Non so se odio o amore, non mi importava, era sentimento, ardore, una vitalità indistruttibile.
E' stata lei a parlare per prima: mi spiace, c'è sempre un tempo per ogni cosa, c'è stato un tempo anche per noi.
Sentii la mia voce quasi irriconoscibile, sembrava che non mi appartenesse, sussurrava:
basterebbe poco per farmi sentire un aquilone, ma basta anche poco per tingermi di nero. 

 

 
 

VOGLIO ANCORA SOGNARE


Il mio cuore suggerisce 

l'amore sai finisce
ora non penso più a te 

quei sassi infuocati
che hai scagliato contro il cielo

oggi piovono su te 

parole amare
dentro al tuo cuore 

fanno soffrire
ancor di più
poi quando arriva la poesia 

e diventa melodia
se metti in pausa il cuore
trovi la libertà
e dentro al cuore mio
è ormai lontano quell'addio
una vita che mi avvolge
un silenzio che mi parla
e un grande sogno 

è qui con me