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Sono
nata a Caprauna (CN) il 22/03/1946.
Un
piccolo paese di montagna di circa 700 abitanti, (oggi, purtroppo,
solo 80).
La
mia era una famiglia di contadini ed io, l'ultima dei tre figli.
Ho frequentato la scuola elementare del paese, brava in matematica
e geometria, scarsa in italiano. Nelle ore libere dalla scuola e
durante le vacanze, così, come tutti i miei compagni, ci
rendevamo utili andando al pascolo alle mucche, alle pecore,
raccogliendo legna per il fuoco e tanti altri lavori,per dare il
nostro piccolo contributo in famiglia.
Sempre allegra, cantavo e ridevo tutto il giorno, fino a meritarmi
da parte di mio fratello, l'appellativo di "ridarella".
Non potevo mai stare ferma e per ingannare il tempo,imparai a fare
tante cose.
Lavorare
a maglia, uncinetto , ricamare ecc...
A quattordici anni, lasciai il paese. Mentre d'estate c'era lavoro
perchè si portavano le mucche a pascolare sulle montagne, libere
di giorno e di notte alloggiate in piccoli ricoveri, composti
delle stalle al piano seminterrato e "l'appartamento"
per noi, al piano superiore. Senza acqua, luce, gas e senza
servizi igienici. Si andava a prendere l'acqua alla fontana più
vicina, (a volte, neanche tanto vicina) per la luce avevamo un
piccolo lume a petrolio,
oppure a olio e al posto del gas, usavamo la stufa a legna o il
focolare.
I primi giorni, essendo abituati in paese, alla luce elettrica
(anche questa molto bassa, perchè si produceva con l'acqua di un
piccolo torrente) ci si vedeva poco, ma dopo qualche giorno,
quella luce fioca, bastava e ci permetteva, alla sera, di lavorare
a maglia, facendo maglioni e calze per l'inverno. Dai primi di
luglio alla metà di agosto, mentre si pascolavano le mucche, si
cercava di ricavare qualche spicciolo, dalla vendita della
lavanda.
Nelle notti di luna piena, quando si poteva vedere dove mettere i
piedi, si cominciava il taglio della lavanda e si continuava
durante il giorno, fino a sera.
Gli altri giorni si cominciava alle cinque del mattino e durante
il pascolo del bestiame.
Si
facevano dei brevi intervalli per mangiare, dormire poche ore e
mungere le mucche.
lo avevo otto o nove anni ed ero minuta, così,non riuscendo ad
usare il falcetto come mio fratello e mia sorella, usavo la
roncola per tagliare la lavanda. Ricordo che quando avevamo il
carico da mettere sul mulo, ogni tre giorni circa, io seguivo mio
fratello attraverso una mulattiera e andavamo a portare la lavanda
nella cittadina vicino. C'era un posto dove avevano sistemata li
alambicchi e la distillavano.
Alla sera, quando tornavamo a casa ero molto stanca ma felice
perchè anch'io avevo riscosso il frutto del mio lavoro.
Percorrevamo tre ore di strada all'andata e tre al ritorno,
attraverso prati e i boschi e sempre a piedi. Si rimaneva su
queste montagne, da giugno a settembre, poi si tornava al paese
con il bestiame. D'inverno c'era la neve, gli anziani si
prendevano cura del bestiame chiuso nelle stalle calde del paese e
noi giovani cercavamo lavoro nelle città o paesi vicino.
lo trovai lavoro come commessa, domestica, inserviente.
Mi sposai giovanissima, ebbi tre figli e la famiglia, allora come
oggi, mi diede tantissime soddisfazioni.
Il
1981, fu per me un anno molto diverso dagli altri.
Per la prima volta, subii un intervento con anestesia totale, feci
il viaggio più lungo della mia vita, raggiunsi un luogo di culto
e di fede (Lourdes) e cominciai a scrivere.
Da
allora non smisi più.
Mi
capita di scrivere sempre tra le sei e le undici, solo nei giorni
feriali e non c'è mai un tempo preciso tra una volta e l'altra.
Alcune volte scrivo parole che non conosco, per sapere il loro
significato uso il vocabolario. A volte scrivo al maschile. Alcuni
brani si riferiscono alla mia vita, la maggior parte dei pezzi che
scrivo, non conosco le situazioni.
Quando scrivo non penso, scrivo di getto, dalla prima parola
fino alla fine, quando la mano mi fa uno scatto formandosi così
uno scarabocchio sulla carta.
Distinguo le poesie dalle canzoni, perchè, mentre per le prime
non sento niente, quando scrivo le canzoni sento una musica
bellissima e una voce altissima, nitida.
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Mare
Quante
storie su di te
quante
cose hai visto tu
ma
non le puoi raccontare
Aerei
e navi ti hanno attraversato
ma
su di essi
quello
che è successo non lo sai
Gabbiani
e rondini sopra le tue acque
pesci
e coralli dentro te
Sei
lo specchio della luna
il
calderone del sole
hai
la cornice originale, variopinta
Spiagge,
moli, scogli, porticcioli, insenature
Hai
partecipato a storie romantiche
Ansie,
tragedie
Sei
odiato e amato da molti
Ma
tu che ascolti, vivi, partecipi
contro
la volontà
di
tutti e di nessuno
cosa
stai pensando di me?
Io,
che ti ho avvicinato
Nelle
molte deviazioni
delle
strade della vita
Io,
che oggi non ho più
certezze,
inquietudini
domande
e perchè
Mare,
oggi vorrei assomigliare un poco a te
mentre
sto aspettando
che
il mio destino si compia
Vorrei
fermare il vento un momento
e
parlare anche a lui
Vorrei
che queste mie tardive lacrime
Che
sto versando qua vicino a te
non
stessero bagnando
una
fiamma ormai spenta.
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RICORDI
DI ALTRI TEMPI
Oggi,
all'apparenza un giorno qualsiasi, oggi che tu corri nei Pascoli
del Cielo, voglio provare a scrivere qualche ricordo.
Sono
tanti, tantissimi, tutti nitidi nella mia mente.
Ricordi
di tanto tempo fa, quando vedevo la tua linfa discendere e salire.
Ti paragonavo ad un tappeto di muschio perchè attutivi sempre i
nostri guai, eri una radice di edera con mille appigli, un vigore
incalcolabile dentro una figura sotto il normale, tanta tenerezza
tutta per noi. Ricordo un giorno che il cielo era diventato
piombo, grosse nuvole minacciose venivano verso di noi, noi due
soli. Pochi minuti dopo si scatenò il temporale. Eravamo vicini a
quella piccola chiesetta sulla collina, la porta era aperta,
entrammo per ripararci dalla pioggia. Tu guardasti la Madonnina,
la salutasti, le parlasti della nostra vita terrena, con le sue
vette e le sue miserie. Eravamo fradici ma tutti e due sentimmo un
certo tepore. Ricordo gli ultimi tempi, quando trascinavi le tue
gambe stanche di esistere e transumare, quando bastava uno sguardo
per fare una domanda e un'altro per avere la risposta. Quando ci
eravamo già detti tutto, quando in ascolto c'erano solo i nostri
cuori. Ma adesso, che l'alba non ti sveglierà più, nel silenzio
del mio cuore, ancora a te io penserò.
Mi
manchi.
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LACRIME
SOLE
Le lacrime di gioia sono meteore sui nostri visi,
attimi fugaci, rari e quasi sempre dimenticati.
Invece quelle che più spesso ci fanno compagnia,
nostro malgrado, sono le lacrime che
il nostro cuore ci regala nei momenti peggiori.
Quelle amare lacrime, sofferte, che sgorgano senza rumore,
attraversano
il nostro viso e non hanno più voce.
Lacrime
silenziose, che dovrebbero
toccare il cuore di chi le vede,
sensibilizzare e fare riflettere,
ma troppo spesso
sono soltanto lacrime sole.
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TRASFORMAZIONE
Ho ascoltato rumori e silenzi
camminato con scarpe e anche senza
incontrato
bambini e potenti
ma il mio mondo non è questo qua
una
stella laggiù nel deserto
guarda
il cielo e accarezza il vento
il
mio pensiero lei fa volare
e in una farfalla lo trasformerà
volerà
sui fiori di tanti colori
ma uno solo ne sceglierà
sarà un fiore di un solo colore
e sarà quello che mai morirà
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SENZA
SOLE
Chiuso
in un vortice
fra tempeste e schiarite
i
sogni mi parlano
addolciscono
la realtà
lontano
è quel giorno
che
non ero più solo
agli
amici vicino
parlavo
di lei
ma un'alba già scura
ha ferito il mio cuore
poi
è scesa la notte
e il sole ormai
per me non c'è più.
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IL
FIUME DELLA VITA
Il
fiume della vita
un po' dolce e un po' amaro
scorre
lento e scorre chiaro
ma
dove arriva non si sa
come l'acqua cerca il mare
tu hai cercato me
ti ho lasciato immaginare
che ero li per te
ma nel guado lungo il fiume
le persone si smarriscono
qualche
volta si feriscono
solo
il tempo poi le guarirà
scalerò
montagne alte
mi fermerò in valli verdi
sconfiggerò
i tuoi silenzi
busserò
alla porta del tuo cuor
quando
l'alba sarà chiara
troverai
un uomo nuovo
vedrai un cielo azzurro
ed un mare ancor più blù
e
da quel sorriso antico
si
risveglierà l'amore
vicino a me uomo solo
ci
sarai di nuovo tu.
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IL
MIO TESTAMENTO
Giunta alla fine della mia vita terrena, dispongo di queste mie
volontà:
lascerò i miei capelli al vento, finchè lui possa disperderli
sulle mie montagne, così gli uccelli che li troveranno, li
raccoglieranno per intrecciare i loro nidi e si ricorderanno
di me.
La mia vivacità la lascerò ai folletti della notte, solo loro la
potranno gradire.
La
mia smemoratezza la lascerò a tutti coloro che vorranno
dimenticare i torti subiti, così proveranno una gioia immensa ad
amare il prossimo.
Il mio buonumore alle persone tristi, affinché possano riempirsi
il cuore di letizia e trovare la felicità.
Il mio sorriso a tutto il mondo, nella luce di ogni occhio, nel
cuore di ogni essere umano, perchè se sorriderà ogni cuore, il
mondo intero non potrà fare altro che sorridere.
Lo spazio da me occupato, lo lascerò vuoto, per momenti di pausa
e riflessione.
Ai miei figli, lascerò l'umiltà e la sincerità, affinché con
esse possano trovare la saggezza.
Ai
miei adorati nipoti, lascerò un ricordo sfocato, ma se mi
chiameranno, nei momenti bui della loro vita, io sarò li.
La mia casetta, piena di gioia e amore, non la lascerò vuota, il
mio ricordo resterà con lei. Le piante, i fiori, la terra che
tanto ho amato, non li lascerò. Mi nasconderò in ogni soffio di
vento, ogni goccia di pioggia, ogni raggio di sole per venirli a
trovare, così staremo ancora insieme.
E adesso prendimi, o Signore, non ho più niente da donare a te,
ma Ti chiedo di permettere al mio spirito di vivere lassù, in
ogni piccola gocciolina di rugiada che cadrà, felice, sui monti
dove fischia il vento.
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QUEL
VENTO CALDO DELLA SERA
Quando il sole se ne va, i rumori perdono intensità e l'ombra del
crepuscolo ci viene incontro, io mi dirigo verso il molo, osservo
le onde che si infrangono contro esso, ricordo melodie altalenanti
di pescatori, penso e nel silenzio interrotto dallo sciabordio del
mare, quel venticello tiepido è l'unica carezza sul mio viso.
Seduto
sopra un masso, mi vien voglia di dipingere, sarebbe bello poter
immortalare quegli ultimi pallidi raggi di sole che disegnano
strisce lunari sull'acqua.
Cogliere
quell'attimo cosi intenso, unico, tra mente, cuore e solitudine.
Non sono un pittore e non ho la macchina fotografica con me.
Mentre
penso l'attimo è sfuggito.
Adesso si sta facendo sera, rimane il vento caldo, le onde e si
avvicina l'oscurità.
Resto seduto a pochi passi dal faro. Intorno a me qualche
peschereccio si dondola sull'acqua che diventa sempre più scura.
Sento un brivido ma non ho fretta, non ho ancora deciso dove
passare la notte, c'è calma intorno a me e dentro di me.
E'
da tanto tempo che non vivo più...... stancamente mi lascio
vivere.
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SORPRESA
Sono cresciuto tra le viuzze di quel gruppo di case, un villaggio
di pescatori.
Aprendo gli occhi alla mattina, la prima cosa che vedevo era il
cielo e il mare che si confondevano in un unico colore intenso,
vivido, e quando il sole declinava, il cielo diventava pallido,
quasi bianco.
lo e Kurny abbiamo sempre diviso ogni cosa; i giochi prima, la
scuola, gli svaghi e più tardi quella grande cotta per lei.
Sembrava fossi ricambiato, in un primo momento e per qualche mese
vissi a mezz'aria, tra la terra e il cielo.
Pensavamo le stesse cose, avevamo gli stessi gusti e insieme le
giornate volavano via in
un attimo. Ma come tutte le cose belle non poteva durare, un
mattino, nel villaggio si sparse la voce che Kurny fosse andata da
certi parenti in America.
Non la vidi più, non un biglietto d'addio, non seppi più niente
di lei per tanti, lunghissimi
anni. Trascinai la mia vita senza grandi cambiamenti, presi il
posto di mio padre, ormai
anziano e l'unico amico era il mare.
Un mattino, avviandomi verso il mio peschereccio, mi sembrava che
il frangersi delle onde si facesse sempre più sonoro, violento.
Improvvisamente, come per magia, davanti a me si materializzò
Kurny.
Sorpresa,
stupore, tra noi un imbarazzante silenzio, insopportabile, uno di
fronte all'altra,
aleggiava
una spiritualità intensa.
Non
so se odio o amore, non mi importava, era sentimento, ardore, una
vitalità indistruttibile.
E' stata lei a parlare per prima: mi spiace, c'è sempre un tempo
per ogni cosa, c'è stato un tempo anche per noi.
Sentii la mia voce quasi irriconoscibile, sembrava che non mi
appartenesse, sussurrava:
basterebbe poco per farmi sentire un aquilone, ma basta anche poco
per tingermi di nero.
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VOGLIO
ANCORA SOGNARE
Il mio cuore suggerisce
l'amore
sai finisce
ora non penso più a te
quei
sassi infuocati
che hai scagliato contro il cielo
oggi
piovono su te
parole
amare
dentro al tuo cuore
fanno
soffrire
ancor di più
poi quando arriva la poesia
e
diventa melodia
se metti in pausa il cuore
trovi la libertà
e dentro al cuore mio
è ormai lontano quell'addio
una vita che mi avvolge
un silenzio che mi parla
e un grande sogno
è
qui con me
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